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La serie di Hbo, evento televisivo degli ultimi tempi in questo Paese, offre un’ottima analisi sui fatidici giorni che precedettero la Rivoluzione di velluto

Siamo a Londra nell’autunno del 1989 dove due esuli cecoslovacchi – la giovane violinista Marie (Táňa Pauhofová) e suo marito, il noto dissidente Viktor (Martin Myšička), entrambi consapevoli che il clima sta cambiando in tutti i paesi dell’Est e dell’imminente transizione storica – decidono di tornare a Praga perché Marie possa rivedere la sorella e la sua nuova famiglia.

Poco dopo il loro ritorno sono coinvolti in un grave incidente che lascia Marie in coma. Quando la donna si risveglia in ospedale si rende conto che suo marito è scomparso senza lasciare traccia e a nulla valgono i suoi tentativi di ritrovarlo. A nessuno importa della scomparsa del famoso dissidente e questo clima la induce alla convinzione che il regime comunista detenga ancora saldamente il potere nelle proprie mani.

Nel cercare di rintracciare il suo uomo si scontra contro un muro di ritrosia e reticenza, compreso quello dell’Ambasciata britannica. Tutto questo mentre i servizi di intelligence sia dell’Est che di Londra, pronti ai cambiamenti che iniziano a rivelarsi, non la perdono d’occhio e ostacolano la ricerca disperata della donna.

Alla fine Marie inizia ad avere dei dubbi anche sulla vera identità del marito e su cosa si nasconda dietro la sua sparizione. Il passato di Viktor era tutto vero o era una messa in scena per guadagnare la fiducia dei britannici? Chi può dire che Viktor non fosse in realtà una talpa infiltrata da Mosca?

È questa la premessa della miniserie Bez vědomí (Senza coscienza), o Sleepers per usare il titolo internazionale, presentata da Hbo, impegnata già in passato in produzioni di alta qualità come Burning Bush – Il fuoco di Praga (Hořící keř: 2013), e Pustina (2016).

A differenza della maggior parte delle produzioni ceche cinematografiche o televisive, concepite per il mercato internazionale e dirette a raccontare la vita sotto il Comunismo, questa nuova serie, diretta dal regista Ivan Zachariáš, si concentra sul periodo immediatamente precedente alla fine del regime e della guerra fredda. Giorni certamente di ottimismo e di speranza, ma segnati anche dall’incertezza e dall’estenuante tiro alla fune tra l’Occidente e Mosca che voleva mantenere il controllo dei paesi satellite.

Uno scenario che parla del passato quanto del presente, se consideriamo che la Repubblica Ceca odierna da una parte è membro dell’Unione Europea e della Nato, ma dall’altra ha una classe politica che in buona parte continua a strizzare l’occhio alla Russia (basti pensare a Miloš Zeman e ai suoi legami con il Cremlino).

La data strategica del 17 novembre 2019 – giorno scelto per il lancio della serie Bez vědomí sul servizio streaming Hbo Go – non poteva essere più azzeccata, visto il concomitante anniversario della Rivoluzione di velluto. Eppure, quello che rende la produzione particolarmente interessante è il modo in cui il regista e lo sceneggiatore speculano e riflettono su cosa accadde veramente durante quei fatidici giorni e su quali furono gli accordi fra le grandi potenze per determinare il futuro dell’Europa centro orientale.

Così come Hořící keř e Pustina, anche Bez vědomí è rivolta al mercato internazionale, con attori cechi, russi ed inglesi fra i protagonisti e riprese che si spostano da Praga a Londra. Gli spettatori riconosceranno l’interprete principale Tatiana Pauhofová, già protagonista in Hořící keř, mentre gli altri ruoli principali sono affidati agli attori cechi Jan Vlasák, Martin Hofmann, Lenka Vlasáková, oltre all’inglese Hattie Morahan e al canadese di origini ceche David Nykl che recitano principalmente in inglese. I dialoghi pronunciati in tre lingue contribuiscono all’aria internazionale dell’opera di Zachariáš il quale ha sottolineato il suo desiderio di realizzare una serie capace di interessare gli spettatori di tutto il mondo, quando la scorsa estate ha presentato i primi due episodi (dei sei complessivi) in anteprima al Festival cinematografico di Karlovy Vary.

Secondo il regista, è stata proprio la necessità di soddisfare sia il pubblico ceco che quello straniero a rendere difficile la produzione. “È complicato perché ti trovi davanti alla consapevolezza che il pubblico locale conosce la situazione molto più di quello straniero. Da qui la necessità di non essere troppo esplicativo per i cechi, ma allo stesso tempo di esserlo abbastanza per gli stranieri”.

Quando la trama si sposta a Praga, dopo le prime scene londinesi, a catturare l’attenzione dello spettatore sono soprattutto la splendida rappresentazione del periodo, la scenografia e l’atmosfera. Il regista praghese e lo sceneggiatore Ondřej Gabriel hanno effettuato attente ricerche, studiando numerose foto degli interni degli appartamenti tipici della Praga dell’epoca per ricreare la corretta atmosfera. Un contributo è stato richiesto anche allo storico e specialista di tecnologia spionistica H. Keith Melton, membro del consiglio d’amministrazione dell’International Spy Museum di Washington D.C., il più grande museo del mondo dedicato allo spionaggio.

Le origini del progetto risalgono a tre o quattro anni fa; dopo il successo di Hořící keř e Pustina, Hbo, pensando a eventuali temi per future produzioni in Europa centro orientale, giunse alla conclusione che sarebbe stato opportuno qualcosa per ricordare i fatti del 1989.

È stato solo dopo l’incontro fra l’esordiente sceneggiatore Ondřej Gabriel e il produttore esecutivo Steve Matthews che prese corpo l’idea di una storia di spionaggio narrata da una prospettiva ceca in grado di commemorare gli eventi di quel fatidico anno.

L’intesa fra Matthews e Gabriel, entrambi appassionati dei romanzi degli autori britannici John le Carré e Eric Ambler, è stata ottima fin dall’inizio. “Grandi storie, che tutti conoscono così bene e che trattano l’Europa centrale durante la guerra fredda come una sorta di scacchiera nella quale giocano Mosca e Londra”, ha detto. “Ma quello che ci ha spinto a farne una serie tv era raccontare un lato della storia che nessuno aveva trattato, narrare gli eventi dal punto di vista di una semplice pedina di quella scacchiera”.

Il riferimento è indubbiamente al personaggio di Marie, interpretato dalla Pauhofová, la persona che sa meno della situazione, essendo stata tenuta all’oscuro di tutto a seguito dell’intervento dei servizi segreti. Eppure, pezzi grossi dell’Ambasciata britannica e della StB, la polizia segreta del regime cecoslovacco, in possesso delle parti importanti del puzzle, fanno fatica a sistemare i vari pezzi in modo da risolvere il mistero.

Il punto di forza della nuova serie di Zachariáš, diciottenne all’epoca in cui si svolsero gli eventi descritti sullo schermo, è il coraggio di interpretare il tutto in modo da farlo risultare meno idealizzato.

Secondo alcuni critici, le teorie complottistiche sono esagerate e sono state inserite nello sceneggiato soprattutto per vendere il prodotto sul mercato internazionale. Che sia un’analisi precisa o no, Bez vědomí vale la pena di essere visto, in primo luogo per i riferimenti alle vicende dei nostri giorni, nonostante tratti di avvenimenti accaduti trent’anni fa.

Alla luce di vari eventi degli ultimi anni – si pensi in modo particolare all’inquietante avvelenamento con il gas nervino (Novičok) di Sergej e Julija Skripal in Gran Bretagna, e ai continui tentativi delle grandi potenze antagoniste, Stati Uniti e Federazione Russa in particolare, di condizionare l’altrui politica interna, per esempio attraverso il sistema delle fake news – possiamo veramente affermare che la guerra fredda sia finita?

Nel complesso Bez vědomí è un’opera affascinante, una riflessione sul presente che sprona gli spettatori, in primo luogo quelli cechi, a riconsiderare quello che forse avevano sempre dato per scontato e a riflettere sugli attori che agirono in quel tempo per influenzare la storia. Tutto questo pur sapendo che – come lo stesso Zachariáš ha sottolineato in una intervista – non sono tante le possibilità che si possa un giorno saperne di più dei presunti accordi sottobanco intervenuti in quei giorni di vigilia della caduta del Muro di Berlino e della Rivoluzione di velluto a Praga.

“Non sapremo nulla, perché molti documenti sono già stati distrutti” ha detto il regista. Una visione troppo cinica del passato? Forse, ma si tratta di un tentativo di far riflettere sui sacrifici necessari per fare grandi cambiamenti e anche sulle bugie e le manipolazioni dell’opinione pubblica che li rendono possibili.

di Lawrence Formisano