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Le elezioni di ottobre sembrano scontate: Ano e il suo fondatore Andrej Babiš sono i grandi favoriti. Ma quale sarà la coalizione alla guida del paese rimane un rebus

Quando mancano meno di tre settimane alle elezioni di rinnovo della Camera dei deputati, tutti i sondaggi sono concordi nel prevedere la vittoria di Ano, Akce nespokojených občanů, ovvero Iniziativa dei cittadini scontenti. I rilevamenti gli attribuiscono percentuali di consenso superiori al 25 percento.

Per quanto già in passato i sondaggi abbiano dimostrato di essere ingannevoli, sono in pochi a mettere in dubbio che Andrej Babiš, il miliardario padre e padrone di questo movimento, nonostante gli aspetti controversi che lo riguardano, possa avere grosse possibilità di assumere la carica di premier, o comunque di far salire alla guida del governo un suo uomo di fiducia, o “un suo burattino” come dicono i più critici.

Tutto questo con la benedizione di Miloš Zeman. Il capo dello stato in più di una occasione ha infatti manifestato sostegno a Babiš, contando probabilmente di ottenerne in cambio l’appoggio necessario, nel gennaio del 2018, per la rielezione al Castello.

Nessuno dei partiti tradizionali sembra obiettivamente in grado di contrastare la vittoria di Ano. Dai socialdemocratici della Čssd ai cristiano democratici del Kdu-Čsl, per non parlare delle due forze nelle quali si divide il centrodestra, vale a dire l’Ods e il Top 09.

Tutti questi partiti si dichiarano oggi aspramente contro Babiš e rifiutano ogni ipotesi di accordo post voto con il tycoon. Questo però non esclude che – a urne chiuse – saranno proprio questi stessi partiti a proporsi ad Ano, se per la formazione del futuro governo saranno necessari uno, o più partner di coalizione. Salva l’ipotesi che dopo le elezioni i partiti tradizionali diano luogo a una grande coalizione anti-Babiš.

Sondaggi sinora insensibili agli affaire di Babiš

Va detto che gli aspetti controversi della figura di Babiš sono davanti agli occhi di tutti. La normativa sul conflitto di interesse, o Lex Babiš, approvata nei mesi scorsi dal Parlamento ceco, è apparsa sin da subito un rimedio blando. Il miliardario si è adeguato intestando le sue proprietà a due fondi fiduciari, il che solo in teoria limita la possibilità che i suoi interessi personali vadano a confliggere con l’imparzialità richiesta a un uomo di stato.

L’ultima grana è quella sul Čapí Hnízdo, ovvero Nido della cicogna, un agriturismo di alto bordo, a un’oretta di auto da Praga, per la cui costruzione Babiš si sarebbe parzialmente servito, in maniera illegittima, di 50 milioni di corone, poco meno di due milioni di euro, di contributi della Unione europea. Una vicenda – della quale si sta occupando anche l’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta anti frode – che ad agosto è costata al candidato premier dei cittadini scontenti una richiesta di autorizzazione a procedere da parte degli organi inquirenti.

Ci sarebbe anche dell’altro, come i sospetti di frode fiscale per delle spregiudicate operazioni finanziarie compiute attraverso obbligazioni della sua Agrofert. Uno scandalo che ha indotto il primo ministro Bohuslav Sobotka, lo scorso maggio, ad escludere Babiš dal governo, togliendogli la carica di vicepremier e di ministro delle Finanze.

Come se non bastasse, ci sono gli indizi che attribuiscono al tycoon un passato di agente della polizia segreta comunista, la famigerata Stb. Il 63enne miliardario ha smentito questa tappa del suo curriculum, affermando in forma enigmatica di “non aver mai collaborato in forma consapevole con la Stb”. Si tratta comunque di una questione vecchia, che non ha impedito ad Ano e al suo leader – novità assolute in occasione delle precedenti elezioni del 2013 – di realizzare un exploit clamoroso e di classificarsi al secondo posto.

Per quanto riguarda tutte le altre magagne, il businessman nativo della Slovacchia si è sempre difeso parlando di un complotto per distruggerlo politicamente e sostenendo che ad orchestrare tutto sono i suoi nemici del partito socialdemocratico, primi fra tutti il premier Bohuslav Sobotka e il ministro dell’Interno Milan Chovanec, coi quali ha peraltro governato negli ultimi quattro anni.

Ad onor del vero, i segnali dei classici giochi sporchi per danneggiarlo politicamente non mancano. Se da un lato risulta inquietante il contenuto delle intercettazioni, pubblicate in forma anonima, nelle quali Babiš dà disposizione a un giornalista di un suo giornale, su come utilizzare materiale scottante per danneggiare gli avversari politici, altrettanto allarmanti risultano le modalità con le quali queste intercettazioni sono state carpite e pubblicate. La stessa richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, a due mesi dal voto, ha il sapore velenoso della giustizia ad orologeria.

In ogni modo i sondaggi, anche ultimamente – nonostante l’incedere dell’inchiesta sul Nido della cicogna – non hanno segnalato alcun crollo del gradimento per Ano, o scossoni in negativo di particolare entità. Una gran parte dell’elettorato, pari a una quota superiore al 30%, sembra disposta a dar fiducia a Babiš. La gente crede alle sue argomentazioni, che peraltro esprime con quel modo tutto suo di miscelare la sua lingua materna, lo slovacco, con la lingua ceca, dando luogo spesso a soluzioni oratorie al limite dell’esilarante. Il suo è un modo di parlare semplice, calibrato perfettamente con quanto la massa dei cittadini vuole sentirsi dire, e questo evidentemente piace, tanto più in un periodo come questo di populismo dilagante.

Alla fine sono in tanti a dire di lui: “mi fido perché è già ricchissimo e non ha certo bisogno di rubare”; oppure, più prosaicamente: “forse avrà anche degli interessi personali da realizzare, ma non potrà certo essere peggio della maggioranza dei politici di lungo corso”.

Il rischio della frammentazione parlamentare

Esclusi sin da ora grandi exploit dei partiti tradizionali, è invece prevedibile che nuovi schieramenti politici riescano a superare lo sbarramento del cinque percento alla Camera, con tutto ciò che potrà conseguirne sul piano della frammentazione parlamentare. Fra questi in primo luogo l’Spd, partito della Libertà e della democrazia diretta, guidato da Tomio Okamura, un leader che negli ultimi anni è riuscito a guadagnare consenso puntando sui sentimenti anti Ue, anti migranti e anti Islam, molto diffusi in questi ultimi anni nella Repubblica Ceca. Gli altri possibili outsider sono il partito ceco dei Pirati, che anche in questo paese ha al centro del programma la liberalizzazione di internet, accompagnata da motivi ecologisti e istanze liberali in campo economico e civile.

Per il dopo voto, l’ipotesi che al momento appare più probabile è quella della vittoria di Ano, ma non di tale entità da rendere possibile la formazione di un monocolore guidato da Babiš.

Il negoziato post elezioni sarà inevitabilmente condizionato dalle mosse del presidente Zeman, il quale ha apertamente dichiarato di considerare ottimale per il futuro una coalizione formata da Ano e Čssd. Con ogni probabilità Zeman, nel periodo che gli rimane prima della fine del mandato, si servirà di tutto lo spazio a sua disposizione per giungere a questo risultato. Il capo dello stato ha persino dichiarato di essere pronto ad affidare il prossimo mandato a Babiš, anche se dovesse essere incriminato per il caso Nido della cicogna. In questo caso, sarà poi curioso sapere cosa penserà Bruxelles di un premier, a Praga, imputato di frode alla Ue.

Con l’affluenza elettorale in declino negli ultimi anni, il clima che si prospetta non promette di risollevare l’immagine della politica ceca agli occhi dei suoi cittadini, soprattutto tra i più giovani. Qualsiasi risultato, tanto quello quasi scontato sul vincitore, che quello incerto sul governo, sembra destinato a incontrare tra i più la solita reazione: una scrollata di spalle. Vedremo se saremo smentiti.

di Giovanni Usai