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La due giorni italiana del premier ceco, fra Lisbona e Concordato. Soddisfazione per la firma Ue di Klaus, mentre sembra lontana la ratifica del trattato con la Chiesa

E’ arrivato puntuale  tenendo sotto il braccio lo strumento di ratifica del Trattato di Lisbona il premier ceco Jan Fischer, che è stato accolto dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini. Il venerdì 13 ci ha messo però lo zampino e parte della delegazione giunta da Praga è rimasta imbottigliata nel traffico romano. Conseguenza: Fischer e Frattini si sono dovuti intrattenere più a lungo in attesa che fosse tutto pronto per la cerimonia ufficiale. Un inconveniente che non ha comunque turbato il clima molto rilassato dell’incontro.

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“Dopo mesi di attesa la ratifica ceca è arrivata”. Questo sembrano dire le espressioni sollevate  di Fischer e Frattini. “Un momento storico” lo ha definito il capo della diplomazia italiana ringraziando il premier ceco per essere venuto di persona a depositare lo strumento. Al Palazzo della Farnesina (la sede del ministero degli Esteri italiano) si trovano dal 1957, data dei Trattati di Roma, tutte le ratifiche e i testi dei trattati europei. Un vero e proprio caveau della legislazione europea custodito al ministero degli Esteri nella Sala del Contenzioso diplomatico.

“Siamo testimoni di questo straordinario evento. E’ la fine di un processo ma è anche l’inizio, perché adesso dobbiamo costruire un’Ue più forte”, ha aggiunto Fischer dopo la consegna dello strumento di ratifica su cui scherzando il premier ceco ha indicato la firma del capo di stato Vaclav Klaus  ribadendo con un sorriso a Frattini che come “vedi la firma c’è, te lo assicuro”. Un clima disteso che si è concluso con un brindisi e una calorosa stretta di mano.

In serata il capo del Governo ceco si è recato al Pontificio Collegio Nepomuceno – un seminario romano destinato agli alunni di nazionalità ceca – per un incontro con il cardinale Tomáš Špidlík. In questa sede si è svolta una celebrazione per ricordare il ventesimo anniversario della caduta del regime così come la ventesima ricorrenza della santificazione di Sant’Agnese di Boemia. Cordialissimo  l’incontro fra Fischer e il cardinale Špidlík, il novantenne gesuita ceco, che risiede a Roma da quasi sessant’anni. Considerato uno dei massimi intellettuali della Chiesa, Špidlík va celebre anche per il suo finissimo senso dell’umorismo.

Fischer ha dedicato il suo secondo giorno romano alla Città del Vaticano, dove è stato ricevuto in udienza privata da Benedetto XVI. Fra il pontefice e il premier ceco venti minuti di colloquio, durante i quali sono stati toccati anche alcuni temi di stretta attualità, fra cui i problemi sociali legati alla crisi economica e il pericolo sempre in agguato del diffondersi di ideologie estremistiche. Durante la visita alla Santa Sede, Fischer ha voluto deporre una corona di fiori sulle tombe di Giovanni Paolo II e del cardinale Josef Beran, metropolita e primate ceco, già Arcivescovo di Praga, il quale riposa nelle Grotte vaticane.

Il premier ceco, al termine della sua visita, si è incontrato con il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. Parlando poco dopo coi giornalisti, Fischer ha precisato che non rientra nel mandato del suo governo – un esecutivo tecnico che dovrebbe rimanere in carica sino alla prossima primavera – il compito di portare a termine il processo di ratifica del Concordato con il Vaticano “Il mio interlocutore – ha detto riferendosi a Bertone – ha mostrato di capire questa situazione”.