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Quasi certa la conquista della maggioranza relativa dei Socialdemocratici. Fra i molteplici scenari possibili anche un ritorno dei Comunisti al potere, poco più di venti anni dopo la rivoluzione di Velluto

A poco più di un mese dalle elezioni di rinnovo della Camera di deputati, in programma il 28 e il 29 maggio, tutti i sondaggi sono concordi nel prevedere la vittoria del partito Socialdemocratico (Cssd). Grande incertezza regna invece sulla formula di formula di governo che potrà affermarsi dopo il voto. Al momento sembra possibile tutto e il contrario di tutto. Persino un clamoroso ritorno dei Comunisti al governo, vent’anni dopo la Rivoluzione di Velluto.
Gli scenari descritti sono svariati. Gli analisti non escludono anche probabile che dalle urne scaturisca, come nel 2006, un risultato di pareggio fra destra e sinistra. E, se una situazione del genere dovesse verificarsi, non sarebbe insensato aspettarsi la permanenza in carica dell’attuale governo tecnico guidato dallo statistico Jan Fischer, la cui popolarità è molto elevata fra la gente.
All’orizzonte, come si è detto, anche un possibile accordo a sinistra fra i Socialdemocratici e i Comunisti del Kscm, forti questi ultimi di uno “zoccolo duro” di elettori, sempre oscillante negli ultimi sei mesi fra il 13% e il 15%. E avrebbe dell’incredibile un ritorno a responsabilità di governo – o comunque ad una posizione dalla quale poter influire sulle scelte di maggior rilevanza del paese – di questo partito rimasto fedele alla tradizione pre ’89. Il leader e candidato premier dei Socialdemocratici, Jiri Paroubek, sinora ha escluso uno sviluppo di questo genere, definendo “impossibile” un’alleanza coi “veterocomunisti”. Difficile però immaginare che Paroubek si tirerà indietro, se questa dovesse essere l’unica strada percorribile per tornare a essere premier. L’ipotesi potrebbe essere quella del governo monocolore Cssd, con l’appoggio esterno del Kscm. Tra l’altro, già nel 2006 Paroubek, per evitare in extremis la nascita del governo a guida Democratico civica (Ods), tentò la mossa a sorpresa di una alleanza con Comunisti e coi Democratici cristiani (Kdu-Csl). Il piano saltò all’ultimo momento, perché una parte dei Kdu-Csl si ribellò.
Al momento, secondo un ultimo rilevamento della agenzia Cvvm, gli arancioni Socialdemocratici si avviano ad aggiudicarsi a maggio una maggioranza relativa pari a circa il 30% dei voti. Nettamente indietro, 7,5% in meno, gli azzurri Democratici civici (Ods), i conservatori vincitori delle elezioni 2006.

L’Ods sta affidano le esili speranze di ridurre, o straordinariamente annullare questo svantaggio al “fattore Petr Necas”, il nuovo candidato premier – un politico dal curriculum immacolato, ma dal carisma piuttosto debole – chiamato all’inizio di aprile a sostituire il discusso ex premier Mirek Topolanek. Quest’ultimo, dopo gli innumerevoli passi falsi compiuti anche lo scorso anno durante il semestre ceco di presidenza Ue, è inciampato definitivamente, con apprezzamenti di carattere equivoco su omosessuali, ebrei e chiesa. Con l’uscita di scena di Topolanek, i Socialdemocratici hanno comunque perso uno dei principali bersagli contro il quale avevano orientato la loro campagna elettorale e non è escluso che questo possa frenare il loro slancio.
A contendersi la terza posizione, oltre al Kscm, sembrano destinati due nuovi partiti: il Top 09 e il Veci Verejne (Cose pubbliche).
Il primo è uno schieramento conservatore, nato meno di un anno fa e guidato da Karel Schwarzenberg. Grazie alla popolarità dell’anziano aristocratico, ex ministro degli Esteri, il Top09 è riuscito in questi mesi a bruciare le tappe. La gente sembra credere in Schwarzenberg, che in passato è stato anche cancelliere di Vaclav Havel e influente ministro degli Esteri durante il semestre di Presidenza Ceca della Ue. Il capo di Top09 è anche un uomo ricchissimo e questo fra la gente accresce la fiducia nei suoi confronti: “E’ già ricco di suo, non ha bisogno di fare politica per incrementare il suo patrimonio” è una delle frasi più ricorrenti su Schwarzenberg.
Il partito Veci verejne (Res publica) in realtà esiste dal 2001, ma solo ora ha la chance di provare il balzo nella grande politica nazionale. I suoi rappresentanti chiedono maggiore affermazione dei principi di democrazia diretta e maggior ricorso allo strumento referendario. Alla guida di questo schieramento, orientato chiaramente a destra, il battagliero e giovanilistico Radek John (giornalista e sceneggiatore televisivo), la cui popolarità fra il pubblico si sta rivelando la carta vincente di Veci verejne .
Altre forze politiche che possono sperare di superare lo sbarramento del 5% sono i Cristiano popolari (Kdu-Csl) e il partito dei Diritti dei cittadini (Spo). Quest’ultimo, altra novità sulla scena politica ceca, segna il ritorno sulla breccia dell’ex premier Socialdemocratico Milos Zeman, il quale punta in primo luogo alle prossime elezioni presidenziali. Dopo il successo del 2006, rischiano invece di rimanere fuori i Verdi.
In una situazione di questo genere, i Socialdemocratici, per raggiungere una maggioranza, potrebbero decidere di bussare alla porta dei cosiddetti “piccoli partiti”. Così come, a cercare alleanze allargate potrebbe essere anche il tandem conservatore Ods – Top09.
Infine, nonostante i toni accesissimi e le feroci polemiche che stanno scuotendo, com’è naturale, la campagna elettorale, non è da escludere neanche un accordo forte fra Cssd e Ods, allo scopo di garantire un governo stabile al Paese. D’altronde, anche il governo tecnico, ora in carica, è il risultato di un compromesso fra i due partiti maggiori. Nel cercare di prevedere i futuri scenari, non manca chi sostiene che Ods e Cssd abbiano già mosso i primi passi per individuare possibili ambiti di intesa post voto. Con la benedizione del presidente Vaclav Klaus, che verso questa direzione sembra spingere da tempo.

Di Giovanni Usai