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Negli anni, oltre le misure statali, sono stati decisivi gli sforzi delle associazioni cattoliche e laiche nel tentare di lenire le sofferenze degli homeless di Praga

Un martedì sera di inizio gennaio a Vltavská, stazione della metropolitana di Praga 7 e crocevia di una serie di tram cittadini. Tutt’intorno un affollato vai e vieni, quasi tutte persone che tornano a casa alla fine della giornata lavorativa. La temperatura è ferma a due gradi, il che non è il massimo per chi una casa non ce l’ha. Poco più in là un piccolo assembramento di persone in attesa, alcune voci dal tono sommesso. Sono senzatetto praghesi, in tutto una cinquantina. Alle sette e mezza in punto arrivano quattro ragazzi, con grosse buste blu dell’Ikea, al loro interno sandwich, bibite, thermos di caffé e the caldo che distribuiscono. I quattro appartengono alla comunità di Sant’Egidio e l’appuntamento è qui, ogni settimana alla stessa ora. “Ci danno da mangiare e dei vestiti” racconta Jan, un senzatetto, con un inglese tutt’altro che elementare. “Ho frequentato anche qualche anno di università, ma poi la mia vita è cambiata…” dice senza aggiungere altro. Ha trent’anni, ma a prima vista è possibile dargliene molti di più. Espressione seria, occhi chiari, berretto e giaccone logori per proteggersi dalle notti praghesi, nella mano destra una busta di plastica dei supermercati Albert, con dei capi di abbigliamento e qualche panino. Intanto è iniziata la consegna del cibo. Si avvicina una macchina della Policie, decelera, ma solo per dare uno sguardo, per poi riprendere la marcia lungo la strada adiacente.

Altra scena, alle sette e un quarto di un sabato mattina davanti alla Hlavní nádraží di Praga. Una leggera nevicata rallenta i movimenti di coloro che entrano ed escono dalle porte scorrevoli della Stazione centrale. Arriva una suora italiana di nome Emanuela, ed è subito circondata da alcune decine di poveri. Una preghiera di gruppo, poi inizia una specie di danza, con la monaca che distribuisce panini, cioccolata calda e dolcetti preparati poco prima, all’alba, insieme alle consorelle della piccola Comunità francescana di Praga Radotín. Il tutto raccolto grazie alla generosità di una serie di imprenditori italiani. “Siamo gli unici a fare questa cosa qui” ci riferisce suor Emanuela “da diversi anni, dal lunedì al venerdì offriamo il primo pasto della giornata a queste persone, molti di loro passano la notte nei dormitori pubblici che spesso chiedono ai propri ospiti di lasciare gli spazi alle sei del mattino e alle sette io sono qui a donare loro cibo e parole di conforto insieme a una preghiera”. Le stesse suore due volte all’anno distribuiscono borse contenenti sapone, dentifricio, spazzolino e fazzoletti di carta insieme a qualcosa da mangiare.

Soprattutto nei pressi della Hlavní nádraží di Praga è un via vai continuo di homeless, zaino in spalla, mani logore e visi tumefatti. In mano bottiglioni di plastica verde di birra low cost, emblema di una dipendenza che spesso è la causa della vita di strada. A proposito di dipendenze, fra queste persone l’alcol è diffusissimo in un paese come questo dove la birra costa spesso meno dell’acqua. Poi c’è un numero imprecisato di tossicodipendenti da sostanze, come la famigerata pervitina o piko in gergo, la più usata in Repubblica Ceca. La sostanza capace di scacciare il sonno per giorni e rilasciare dopamina nel corpo, una droga che distrugge letteralmente il fisico di chi ne abusa. La piko è facile da trovare e il suo costo molto accessibile la rende una piaga che ha condotto molte persone sulla strada.

Secondo una ricerca condotta nel 2019 dal Výzkumný ústav práce a sociálních věcí, ossia l’Istituto di ricerca sul lavoro e gli affari sociali, ente che si occupa di analizzare la fattibilità delle politiche governative in campo sociale e di studiare i cambiamenti della società, in Repubblica Ceca vi sarebbero 24.000 senzatetto, di cui 2.600 minori e il 70 per cento uomini. L’indagine condotta analizzando fra l’altro circa 250 centri di accoglienza, 188 ospedali e 35 carceri, ha mostrato che circa un decimo vive a Praga.

Dati che ci sono stati confermati da Kristina, una delle responsabili della comunità di Sant’Egidio a Praga e volontaria da 19 anni. Durante un incontro presso la sede della comunità in via Žitná, in una saletta adibita per l’occasione a stanza delle proiezioni tramite un televisore e diverse sedie, Kristina ci ha raccontato in un ottimo italiano che oggi la comunità può contare nella Capitale su circa quaranta volontari, molti dei quali giovanissimi. “Noi riusciamo ad aiutare circa trecento senzatetto, la nostra filosofia come comunità è basata sul principio dell’amicizia e della fratellanza verso i poveri, verso gli ultimi. Siamo tradizionalisti non nel senso di conservatori ma inteso come un richiamo alle origini della Chiesa, a quando questa costituiva un rifugio per i poveri del mondo”. Ad assistere alla proiezione da Sant’Egidio anche Michele, australiano di origini italiane, residente a Praga, che ogni sabato prepara il pranzo per i senzatetto alla Stazione centrale. “Cuciniamo la pasta al sugo. Purtroppo non abbiamo il parmigiano e se qualche donatore italiano potesse mettercene a disposizione un po’, saremmo felici di poter offrire un piatto italiano al 100%” propone.

Tra le varie attività della comunità di Sant’Egidio ricordiamo le visite personali ai senzatetto del lunedì, la raccolta degli abiti presso la sede, così come il picnic dei poveri organizzato ogni estate nel parco vicino alla stazione di Hlavní nádraží. Principale evento annuale è il pranzo di Natale per i poveri che si svolge presso il palazzo Arcivescovile di Praga. Non dimentichiamo poi la visita agli anziani presso la casa di riposo di Kobylisy del giovedì, attività di volontariato quest’ultima che viene svolta dal 1993, quindi sin dall’arrivo di Sant’Egidio in Repubblica Ceca. “Qui il fondatore della comunità è stato Paul Habart, nel 1993. Eravamo in dieci all’inizio e ci occupavamo soprattutto degli anziani in un ospizio a Dejvice. Andavamo là ad accudirli e aiutarli a vincere la solitudine, un elemento che spesso accomuna gli anziani e i senzatetto” racconta Kristina.

Altra organizzazione a occuparsi dei poveri è Naděje (la Speranza), una Ong con un programma dedicato all’integrazione degli esclusi, attiva dal 1990, come riportato sulla pagina internet dell’associazione. A Praga l’Ong gestisce rifugi aperti 24 ore su 24, sette giorni su sette, con una capacità totale di 145 posti letto, come ci ha riferito Gabriela, responsabile delle pubbliche relazioni. “Gestiamo quattro case di accoglienza, tra cui una dove ci prendiamo cura di anziani e malati, inoltre gestiamo due dormitori da 40 posti letto ciascuno, insieme a due centri diurni in cui è possibile fare una doccia, rifocillarsi ed essere seguiti dai nostri assistenti sociali e psicologi”. Parlando con Gabriela è emerso che più del 10% dei senzatetto sono persone che hanno superato i 65 anni di età e che l’invecchiamento medio è in costante aumento, soprattutto negli ultimi anni.

Le organizzazioni che si occupano di questo tipo di assistenza sono anche altre. Ricordiamo per esempio l’Esercito della salvezza, il movimento internazionale evangelico che in questo Paese è sbarcato nel 1919. Fortemente limitato durante l’occupazione nazista e del tutto bandito durante il regime comunista, l’Esercito della salvezza è rinato a Praga nel 1990 e opera attualmente in tutta la Repubblica Ceca.

Da sottolineare anche l’organizzazione “Medici na ulici”, formata da un gruppo di universitari laureandi nella facoltà di medicina di Praga, che ormai da quattro anni operano direttamente sulle strade della Capitale, visitando e offrendo cure mediche di base agli homeless, i quali ben difficilmente potrebbero permettersi questo tipo di assistenza nei normali ambulatori.

Quanto alle misure statali, risale al 2013 un documento chiamato “Strategia nazionale per combattere il fenomeno dei senzatetto e l’esclusione abitativa” per lottare contro le cause e prevenire l’aggravarsi della situazione. Fra i vari obiettivi fissati “la riduzione del numero di persone e famiglie a rischio di perdere l’abitazione, il reintegro dei soggetti che versano in condizioni di indigenza”. I risultati si sarebbero dovuti vedere quest’anno, ma sembrano essere stati ben pochi. Fino a oggi continuano a essere decisivi soprattutto gli sforzi delle associazioni cattoliche e laiche per lenire le sofferenze degli ultimi.

di Maurizio Giuffredi