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Voce profonda, guance rosse e aspetto di Babbo Natale. Più di trent’anni dopo la morte, il popolarissimo attore continua ad influenzare la cultura ceca

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Dagli anni Trenta, l’attore, drammaturgo e sceneggiatore Jan Werich ha incantato il popolo cecoslovacco con le sue produzioni cinematografiche e teatrali, spesso scritte con il suo amico Jiří Voskovec, affrontando temi politici molto coraggiosi o rischiosi per l’epoca. Per capire quanto sia importante nella sua patria, basta menzionare che nel programma Největší Čech (il più grande ceco), in onda nel 2005, in cui gli spettatori hanno votato le personalità più importanti della loro nazione, Werich è finito in sesta posizione, davanti ai nomi illustri di Jan Hus, Antonín Dvořák e Karel Čapek. Difficilmente si troverà un altro paese in cui un attore o drammaturgo abbia avuto una tale importanza. All’estero verrà ricordato come l’attore che doveva interpretare il cattivo più popolare ed il principale nemico dell’agente 007, Ernst Blofeld. Ma cosa lo ha reso così popolare?

Nato a Praga nel 1905, il giovane Werich cresce nel quartiere di Dejvice. L’incontro che segna il suo destino risale alla scuola media (sulla strada Křemencova), dove fa amicizia con Jiří Voskovec. È l’inizio di un sodalizio artistico straordinario: dopo un periodo in cui lavorano per la redazione della rivista Přerod, la collaborazione decolla con la partecipazione al Osvobozené divadlo, (“Il teatro liberato”) di Praga, legato al gruppo d’avanguardia Devětsil.

Vest pocket revue dell’anno 1927, è la loro prima opera importante, ispirata dall’avant-garde francese, in cui ricreano un mondo fantastico ed assurdo; nella recitazione, sono influenzati da Charlie Chaplin, Stan Laurel, Oliver Hardy e Maurice Chevalier, con molti elementi dal mondo circense (come l’uso di maschere). Tuttavia, nel 1932 cominciano a mescolare la loro tipica comicità, clownesca e raffinata, con temi più politici. Le produzioni, inclinate chiaramente a sinistra, sono tipicamente satire, commenti su disoccupazione e problemi sociali, critiche a politici e dittatori.

L’opera chiave in questa fase della loro carriera è Cesare, in cui interpretano Benito Mussolini come un Cesare bramoso di guerra. La commedia è un avvertimento sul pericolo del fascismo che cova in Europa (ma il presidente Cecoslovacco Edvard Beneš invece, considera la commedia antidemocratica). L’anno successivo comunque i due riescono a creare una sensazione più forte con Osel a stín (L’asino e l’ombra), i cui sentimenti antinazisti fanno infuriare l’ambasciata tedesca a Praga. Kat a blázen (Il Boia e il matto), un’altra opera antifascista, rappresenta la goccia che fa traboccare il vaso: l’ambasciata tedesca non accetta le critiche ad Adolf Hitler. Werich e Voskovec, di conseguenza, vengono espulsi dal Teatro U Nováků.

È nello stesso periodo che il duo scrive e recita in una serie di film filosocialisti diretti da un regista cecoslovacco molto importante dell’epoca, Martin Frič. Il Patto di Monaco nel settembre 1938 segna però la fine de “Il teatro liberato”, e i due attori sono costretti ad emigrare negli Stati Uniti. Ma l’esilio non frena la loro attività. Passano la seconda guerra mondiale in America dove inscenano opere teatrali in inglese per il pubblico americano ed in ceco per la comunità cecoslovacca. Inoltre, trasmettono programmi antinazisti sulla radio Voice of America, il servizio ufficiale del governo americano. Dopo la guerra, per la prima volta, i percorsi dei due maestri del teatro e cinema ceco si dividono. Werich torna nel suo Paese liberato nel 1945 e Voskovec un anno dopo, ma i tentativi di rifare “Il teatro liberato” risultano vani. Nel nuovo clima politico, la satira non è più ammessa. Voskovec decide di lasciare la sua patria definitivamente, e resta negli Stati Uniti fino alla sua morte nel 1981. L’attore boemo, noto in America come George Voskovec, diventa un attore comprimario molto rispettato nel cinema dagli anni ’50 in poi, con ruoli anche in classici come La Parola ai Giurati e La Spia che venne dal freddo, tuttavia non riesce a raggiungere il livello di fama che aveva in patria. Il destino di Werich, invece, è ben diverso.

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Il grande attore barbuto, considerato molto somigliante a Ernest Hemingway, riesce a trovare un nuovo collaboratore teatrale, Miroslav Horníček, ma è nel cinema che riesce a lasciare la sua impronta. Císařův pekař – Pekařův císař (L’imperatore della città d’oro: 1951), in cui interpreta il doppio ruolo dell’Imperatore Rodolfo II e di un fornaio, rappresenta uno dei suoi più noti successi. Il film, diretto ancora da Martin Frič, è un raro esempio di pellicola apprezzata tanto dal pubblico quanto dal potere comunista, che approva la canzone “Vogliamo lavorare (e non vivere!) in pace”, e dialoghi come “Lui può fare questo e lei quello, quando condividiamo, tutti avranno tutto”. Sfumature comuniste che in un primo momento scoraggiano l’attore dall’accettare il ruolo; ma, infine, il film raccoglie un buon successo all’estero (soprattutto negli Stati Uniti), dove fu distribuito in una versione tagliata, senza i messaggi comunisti. Sempre nello stesso decennio, Byl jednou jeden král (C’era una volta il Re: 1955), favola con il Re della commedia cecoslovacca Vlasta Burian, e soprattutto Až přijde kocour, (Un Giorno, un gatto: 1963), un’altra favola per adulti, vincitrice del Premio speciale della giuria al 16º Festival di Cannes.

Nonostante il suo attivismo politico, ormai Werich capisce che per lavorare, deve accettare la censura e la propaganda del cinema comunista. Essendo già l’attore più amato della Cecoslovacchia, nel 1967 arriva l’offerta di partecipare a un film che può renderlo celebre in tutto il mondo, Agente 007 – Si vive solo due volte, in cui dovrebbe interpretare Ernst Stavro Blofeld, il cattivo che diverrà il più popolare della serie. Dopo circa una settimana l’attore praghese viene però sostituito con l’attore Donald Pleasance, con la scusa ufficiale che Werich è molto malato. Ad oggi, il vero motivo è ancora un mistero. Certe fonti indicano il produttore Albert Broccoli come non convinto della scelta iniziale, trovando troppa somiglianza tra il boemo e Babbo Natale, inadatta al ruolo del cattivo con l’intenzione di dominare il mondo. C’è comunque una seconda teoria, più probabile: il regime avrebbe minacciato di non permettergli di lavorare più in patria se avesse finito il film.

L’opportunità di diventare una stella internazionale sfuma, ma infine l’attore è ormai disposto ad annacquare le sue critiche politiche pur di continuare a lavorare nel suo paese. Nel ’68 firma il manifesto Dva tisíce slov (le due mila parole), con le riforme proposte da Ludvík Vaculík dopo l’elezione di Alexander Dubček. Dopo l’invasione russa, Werich fugge a Vienna (dove ritrova il suo amico Voskovec), ma capisce velocemente che non può vivere senza recitare, e senza la sua terra, dove torna dopo un anno. Le sue azioni successive comunque deludono i dissidenti del suo paese. Non firma Charta 77, il famoso documento (redatto anche da Václav Havel) in difesa dei diritti umani e civili. Firma anzi l’anti-Charta 77, anche se accusa, poi, di esser stato ingannato. Ciò nonostante, gli eventi non hanno un effetto negativo sulla sua popolarità, un personaggio che i cechi ricordano sia per i suoi ruoli espressivi durante l’era comunista, che per le sue nuove definizioni del teatro dell’assurdo cecoslovacco. Dalla sua morte nel 1980, migliaia di ammiratori continuano a visitare la sua villa barocca sull’isola di Kampa, e la sua tomba al cimitero di Olšany, dove riposa accanto al suo amico Voskovec.

di Lawrence Formisano