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I paragoni tra la moneta ceca e il franco svizzero, però, non reggono. C’è molta strada da fare

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La crisi dei mercati non accenna a placarsi e sullo scenario internazionale i broker più audaci e gli esperti di macroeconomia cercano nuove stelle nascenti e porti sicuri dove rifugiarsi in tempo di downgrade, di tassi d’interesse, crisi del debito e default. In particolare gli analisti del settore guardano con particolare attenzione a quei paesi che hanno mantenuto una forte crescita economica e che si trovano in stretto contatto con l’Eurozona, ma che non abbiano ancora adottato l’euro. La risposta a questa serie di indicazioni, però, non è la Svizzera, patria della finanza internazionale e ancora star indiscussa dei “paradisi fiscali”, ma si tratta della Repubblica ceca.
Nonostante il comprensibile scetticismo nell’apprendere la notizia, alcuni fattori che hanno scatenato l’interesse della finanza internazionale esistono e sono concreti, tanto da far ribattezzare ai più ottimisti la corona ceca come il nuovo franco svizzero. E contemporaneamente far riemergere quel sentimento euroscettico così caro anche al presidente Vaclav Klaus. Anche i più disillusi non potranno negare, infatti, che Praga ha dalla sua un debito molto contenuto e un deficit fiscale in calo, tassi d’interesse tra i più bassi d’Europa e un Pil stabile e che ha recuperato quasi completamente l’impatto della crisi del 2008. Tanto che la stessa agenzia di rating Standard and Poor’s, incubo ricorrente di molte economie avanzate, ha promosso il Paese con una “AA” ponendolo tra gli stati a basso rischio, come il Giappone e gli Stati Uniti.
Un riconoscimento che tiene conto della risposta della corona alle turbolenze dei mercati, rispetto a quello che è accaduto allo zloty della vicina Polonia o al fiorino ungherese (hanno perso rispettivamente il 4,9% e il 3,3%% rispetto all’euro da luglio). La moneta ceca è rimasta stabile negli ultimi mesi e anzi su base annua ha anche guadagnato oltre il 2% sulla moneta unica europea. “La crisi del debito dell’Europa e il rallentamento dell’economia globale potrebbero spostare l’attenzione degli investitori verso i bond cechi, perché i bassi tassi d’interesse e la stabilità della moneta locale fanno del Paese un paradiso sicuro nei Paesi emergenti d’Europa”, ha reso noto Unicredit a inizio agosto. Bisogna ammettere d’altro canto, che la Repubblica ceca detiene meno asset esposti al contagio rispetto agli altri Paesi emergenti dell’Europa centrorientale e anche per i più ottimisti la corona non può essere considerata ad oggi il nuovo franco svizzero.
La strada è lunga e l’economia ceca è ben al di sotto dei quozienti svizzeri. La differenza tra la corona e monete con più liquidità è enorme. Inoltre la capitalizzazione della Borsa di Praga è di 71 miliardi di dollari, rispetto agli 891 miliardi dell’indice blue-chip svizzero Smi, solo per fare un esempio. “L’incremento del rating non significa che la Cina venderà tutti i bond americani per comprarne di cechi”, ha aggiunto il direttore esecutivo dell’Associazione Capital market ceca, Jana Michalikova. Sulla colonna dei pro, bisogna indicare, però, che lo spread tra Bund tedeschi e obbligazioni ceche è fermo a 100 punti, un dato interessante se confrontato alle oscillazioni tra Bund e Btp italiani che ha superato anche quota 400. “Ci aspettiamo che la tendenza a vedere la corona come una moneta regionale sicura si rafforzi, soprattutto quando i mercati supereranno le turbolenze e lo spread con i Bund si ridurrà sotto i 70 punti”, ha sottolineato l’analista Martin Lobotka commentando il trend.
Scettici o no, sta di fatto che la corona sembra, soprattutto ai cechi, sempre più attraente dell’euro. Sintomo comune, in questo periodo, dell’euroscetticismo di molti Paesi che fanno parte dell’Eurozona o di coloro che stanno frenando la corsa per l’ingresso. A confermare che la Repubblica ceca non fa a gara per essere ammessa nel club della moneta unica europea, avendo rinviato più volte la data di adozione, sono le parole del premier Petr Necas secondo cui mantenere la moneta nazionale potrebbe diventare il punto di svolta per mantenere la stabilità dell’economia del Paese. Il capo del governo ha aggiunto che l’eventuale intenzione di entrare nella zona euro è collegata all’idea di agganciarsi a “un’unione monetaria” non a “un’unione del debito”. Tra le perplessità ceche sull’adozione dell’euro anche la possibilità che la moneta unica possa danneggiare la vocazione all’export del Paese, rendendo meno alto il valore aggiunto delle produzioni industriali e non sul territorio ceco. Proprio questo risvolto, però, si annida anche nel successo della corona: una moneta forte, infatti, ha degli svantaggi sia per gli esportatori (il 70% del Pil ceco deriva dall’export) che per i consumatori che vedranno ridursi i benefit dell’acquisto di prodotti di brand stranieri. Gli economisti, quindi, stanno alla finestra ad osservare se il trend di interesse per la corona possa diventare da momentaneo a stabile. Un “bollettino” delle preferenze che potrebbe cambiare e non poco le prospettive di sviluppo dell’economia e della finanza del Paese.

Di Daniela Mogavero