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Il leader Democratico civico (Ods) Mirek Topolanek, lo scorso anno, da premier, è giunto a definire “bolscevica” la proposta – avanzata dai Socialdemocratici (Cssd) e sostenuta anche da Comunisti (Kscm) e Cristiano democratici (Kdu-Csl) – di vietare per legge la privatizzazione dell’aereoporto di Praga Ruzyne.
“Penso invece che vendere l’aeroporto di Praga sia un modo azzardato di mettere in pericolo gli interessi strategici della Repubblica ceca” ha continuato invece a sostenere il vicepresidente della Cssd, Bohuslav Sobotka negli ultimi mesi. Egli, così come i principali dirigenti del suo partito, ha sottolineato a più riprese i rischi derivanti dal cedere a un privato il controllo dello scalo aereo più importante del paese. Un aeroporto che, per giunta, in questi ultimi anni non ha mai nascosto l’aspirazione di diventare un importante hub di rilevanza europea.
40 Aeroporto di Praga
A ben vedere, i socialdemocratici, durante gli anni in cui sono stati al governo, ininterrottamente dal 1998 sino al 2006, hanno venduto aziende di stato di settori non di minore importanza strategica dell’aeroporto. A questo proposito è sufficiente pensare alle passate privatizzazioni nel settore acquedottistico, della energia e delle telecomunicazioni. Questo fa sospettare che il loro riferimento agli interessi strategici e alla sicurezza nazionale sia, a dir poco, eccessivo. Non è invece improbabile che il partito socialdemocratico – principale forza di opposizione al tempo in cui avanzò la proposta di divieto – abbia voluto piuttosto evitare la possibilità di rimanere fuori da questa colossale privatizzazione.
Va anche detto che l’idea di proporre il divieto di vendere l’aeroporto risale alla prima metà del 2009, un periodo nel quale il processo di privatizzazione aveva già subito un forte rallentamento. La crisi finanziaria, manifestatasi nella prima metà del 2009 in tutta la sua portata, già allora rendeva di fatto illusorio il proposito di poter ricavare dalla vendita dell’aeroporto i 100 miliardi di corone (quasi quattro miliardi di euro) ipotizzati dal governo Topolanek. La crisi del settore aereo nel 2009 è costato a Ruzyne l’8% in meno dei passeggeri (dopo i continui e rilevanti incrementi degli anni precedenti).
Il premier ceco attualmente in carica – lo statistico Jan Fischer, alla guida dalla scorsa primavera di un governo tecnico – ha sin da subito detto che il suo esecutivo non avrebbe realizzato questa privatizzazione e che la vendita dell’aeroporto sarebbe stata di competenza del prossimo governo.
Vedremo, nei prossimi tre mesi, quelli che mancano allo svolgimento delle elezioni di rinnovo della Camera, se i partiti del centrosinistra riusciranno e vorranno votare definitivamente la proposta di divieto della vendita di Ruzyne. Se ciò non dovesse avvenire, non è improbabile, dopo il voto, coi nuovi equilibri che ne scaturiranno, che possa essere raggiunto un accordo politico sufficiente per procedere a questa vendita di stato, quella che qualcuno già ha definito “la regina di tutte le privatizzazioni”.