FacebookTwitterLinkedInGoogle+

Meta privilegiata per l’arrivo di capitali stranieri e osservata speciale dei paesi asiatici che vogliono sbarcare in Europa

La Repubblica Ceca torna di moda, o forse non era mai andata veramente nel dimenticatoio degli investitori. La crisi economica internazionale, insieme all’annuncio di nuove politiche di incentivi meno generose, avevano fatto titubare tanti. Ma il nuovo vento favorevole, la conclusione del ciclo negativo dell’economia e i risultati della politica della Banca centrale sulla moneta nazionale remano, adesso, tutti nello stesso verso. Lo dimostra la 25esima posizione conquistata da Praga nella classifica BDO International Business Compass, che prende in considerazione l’attrattività per il business di 174 Paesi a livello mondiale. La Repubblica Ceca è addirittura al primo posto fra i Paesi della cosiddetta Nuova Europa, staccando di ben nove posizioni la Polonia, di 14 l’Ungheria e di 15 la Slovacchia nel ranking internazionale. Questo dato, coniugato con i buoni giudizi di Moody’s, consentono a Praga di guardare con occhi languidi alle nuove sirene degli investitori stranieri, soprattutto quelle che suonano dall’Estremo Oriente: Cina e Corea del Sud tra tutte.

Praga, che come detto è prima nell’indice BDO tra i Paesi ex comunisti, ha guadagnato molte posizioni grazie ai buoni indicatori economici (Pil, inflazione, debito pubblico), politici (stabilità di governo) e sociali (istruzione e sanità). A fare da contraltare a questo buon piazzamento – per dirla tutta – c’è l’assenza della Repubblica Ceca nell’ultima classifica, pubblicata quest’anno, dei primi 25 paesi del mondo più attrattivi per gli investimenti stilata da A.T. Kearney (nel 2005 e nel 2010 era rispettivamente 12esima e 17esima nel Fdi Confidence Index). Quest’ultimo mancato ingresso non ha però scoraggiato Praga, tant’è che Karel Kučera, direttore generale di CzechInvest, ha addirittura rilanciato: “Il nostro obiettivo, nei prossimi anni, è di essere nella top ten mondiale dei Paesi più attrattivi per i capitali stranieri”.

L’Agenzia governativa CzechInvest, statistiche alla mano, nel primo semestre 2015 ha mediato 49 progetti di investimento (sia da parte di aziende ceche che straniere), per una cifra totale di 21 miliardi di corone. A prima vista un dato deludente, se paragonato allo stesso periodo del 2014 (78 miliardi). Quest’ultima cifra risultava però “gonfiata” dal vecchio sistema di incentivazione più favorevole, il che aveva spinto molti investitori ad affrettarsi prima che entrasse in vigore l’attuale regime. Alla fine del 2014 il totale dei progetti mediati da CzechInvest è stato di 147 (87 miliardi di corone).

In questi ultimi 18 mesi, tra i settori preferiti dagli investitori stranieri, fa sempre la voce grossa il settore auto, che oltre al maggior numero di progetti ha anche il primato degli esborsi più cospicui. In testa il produttore di pneumatici sudcoreano Nexen Tire Corporation, che realizzerà nella zona industriale Triangle (Žatec, Regione di Ústí nad Labem), uno stabilimento da 23 miliardi di corone (quasi 800 milioni di euro). A seguire altri tre produttori del settore auto: i tedeschi della Brose e della Continental Automotive, nonché i sudcoreani della Hyundai Mobis.

Nonostante il calo avvertito nella prima metà del 2015, il trend è comunque ritenuto soddisfacente dal ministro dell’Industria e del Commercio Jan Mládek: “La Repubblica Ceca è attualmente un Paese stabile e aperto, che stimola gli investitori cechi ed esteri verso uno sviluppo continuo dei loro affari. In questo ultimo periodo si stanno rafforzando gli investimenti nel settore dei centri di elaborazione dati, dei servizi condivisi o nell’industria aeronautica. Si tratta di aree tecnologicamente molto avanzate con un valore aggiunto molto alto, che richiedono esperienza e una forza lavoro qualificata. Qui abbiamo ancora un vantaggio competitivo”. Un ulteriore passo avanti per attrarre ancora di più le industrie e i capitali stranieri è la semplificazione della legge sull’edilizia e un accesso più facile agli appalti pubblici e ai fondi europei.

Investimenti asiatici a macchia d’olio

A far sentire il profumo dei loro soldi sono anche i cinesi che da più parti stanno sondando il terreno degli investimenti diretti e di capitale in Repubblica Ceca e in alcuni casi hanno già messo un piede dentro al Paese centroeuropeo. Entro i prossimi due anni potrebbero sbarcare a Praga quattro banche del Dragone: Bank of China, al momento l’unica che ha confermato ufficialmente tale intenzione, poi la China Construction Bank (specializzata nel finanziare progetti del settore trasporti, interessata evidentemente allo sviluppo della rete autostradale ceca), la China Development Bank (specializzata nel finanziare progetti nel settore stradale, ferroviario e energetico), e la Icbc China (Industrial and Commercial Bank of China, uno dei principali istituti del mondo). E poi, solo per citare alcuni esempi, a metà luglio si è conclusa l’operazione con la quale i cinesi della Shaangu Power hanno comprato il 75% della Ekol, azienda di Brno produttrice di turbine a vapore, con un esborso di 1,34 miliardi di corone. Inoltre i rappresentanti della provincia cinese di Hebei hanno annunciato l’intenzione di realizzare nei prossimi tre anni a Pasohlávky (30 chilometri a sud di Brno) un mega insediamento termale, con case di cura, wellness, hotel e centinaia di nuovi posti di lavoro, grazie a un progetto da due miliardi di corone.

Pechino – secondo quanto rivelato di recente dal presidente Miloš Zeman – ha pronto anche un affondo che avrebbe del clamoroso: è interessato infatti a comprare lo storico produttore di camion Tatra, con cui è in trattative. E sempre cinesi sono gli uomini d’affari che sono pronti ad allungare i loro potenti tentacoli sul mercato immobiliare ceco, con particolare attenzione per gli edifici di destinazione commerciale e gli uffici.

A dare un esempio concreto di particolare dinamismo sul mercato ceco è stato in particolare, di recente, il gruppo cinese Cefc. Oltre ad aver comprato due storici e prestigiosi immobili praghesi (Martinický palác a Hradčany e l’ex sede di Živnostenská banka su Na příkopě), si sta comprando anche una quota del 79,4% nel Pivovary Lobkowicz (quinto produttore ceco di birra), il Cefc sta diventando anche proprietario del 60% della società calcistica Slavia Praga.

Sempre a proposito dell’avanzata delle imprese del Dragone, è anche circolata la voce che Fosun Group – il colosso privato cinese che ha comprato di recente il Club Med e lo storico Palazzo Broggi di Milano, in piazza Cordusio (ex sede UniCredit) – abbia in programma di spendere in Repubblica Ceca da uno sino a tre miliardi di euro nel settore immobiliare e per assicurarsi aziende industriali, con interesse molto elevato anche per aziende tecnologiche start-up.

Infine, se questo non bastasse, il miliardario del settore farmaceutico Xiu Laigui, uno degli uomini più ricchi del suo Paese, alla guida di un gruppo che lo scorso anno ha avuto un fatturato di otto miliardi di dollari, sta valutando opportunità di business e possibilità di shopping a Praga e dintorni. La Repubblica Ceca potrebbe quindi diventare la base europea per esportare il suo business nel Vecchio Continente.

Non solo Cina, però. Anche altri occhi a mandorla guardano alla Repubblica Ceca. Tra queste la famosa taiwanese Foxconn, che produce anche gli iPhone per Apple, ha siglato un nuovo accordo con il governo ceco per costruire un centro design, di sviluppo prodotti per il mercato europeo e un data center. Foxconn – già presente in Repubblica Ceca con due stabilimenti che producono hardware per il settore IT, secondo esportatore più importante del Paese – spenderà altri 2,5 miliardi di corone tra il 2015 e il 2018.

Una strategia quindi di particolare costanza che rivela il probabile ulteriore obiettivo del business asiatico, soprattutto da parte di Pechino, di avere un posizionamento geopolitico, in uno stato come la Repubblica Ceca, fondamentale crocevia di interessi in Europa centrale.

L’Italia non vuole stare a guardare

E in futuro, in questo clima di ripresa della economia ceca e di rosee prospettive, anche l’Italia potrebbe fare la sua parte. In occasione, lo scorso inverno, della visita del sottosegretario agli Esteri e alla Cooperazione Internazionale, Benedetto Della Vedova, è stato discusso proprio il rilancio dei rapporti commerciali fra i due paesi e della presenza degli investimenti italiani in Repubblica Ceca. A farsi promotore dell’iniziativa è stato l’ambasciatore Aldo Amati, che lo considera fra i suoi obiettivi di maggior rilevanza. Colossi come Finmeccanica, che segue con attenzione il programma del governo di Praga di aumentare il budget del settore Difesa, e Ansaldo Nucleare, che guarda con interesse ai programmi cechi di sviluppo delle energia atomica, hanno partecipato agli incontri insieme a circa trenta società italiane e altrettante ceche con particolare attenzione al settore della meccanica, della produzione della plastica, delle nanotecnologie, dell’automotive, dell’abbigliamento e dell’alimentare.

È il caso di dire: se sono rose, fioriranno.

di Daniela Mogavero