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La carriera a gradini, sempre verso l’alto di Eva Jiřičná

Rileggere a distanza di oltre trent’anni le parole di Eva Jiřičná nella lunga intervista rilasciata a Alvin Boyarsky permette di cogliere retrospettivamente la presenza dei capisaldi di una carriera ormai avviata al successo. Un successo di portata mondiale. Da New York a Praga non si contano i progetti e le realizzazioni dell’architetto che, lasciando un’impronta indelebile nell’interior design, ha rivoluzionato l’idea di boutique.

Animate da un entusiasmo lieve e tenace, quelle pagine restituiscono l’indecisa risolutezza degli esordi. In una chiacchierata in cui la si immagina sorridente, Eva Jiřičná racconta quegli anni a Boyarsky – chairman della prestigiosa Architectural Association di Londra che nel giugno 1987 le dedica una personale.
La soffocante esperienza del Realismo Socialista – unico stile ufficialmente riconosciuto – segna i suoi studi universitari a Praga e apre inevitabilmente quella conversazione. La vasta collezione di libri del padre architetto e le rare riviste rientrate nella valigia di coloro che avevano potuto viaggiare all’estero – passate di mano in mano tra gli studenti con avida gelosia – sembrano solo un lontano ma indelebile ricordo. Effimeri spiragli su un mondo che si avviava a mettere in crisi i dogmi funzionalisti del Movimento Moderno per sperimentare le prime esperienze radicali e high-tech, quelle riviste palesano una limitazione di orizzonte che stava tuttavia per disgregarsi. Le lezioni del critico e teorico Dalibor Veselý di ritorno da Londra suonano per la giovane Eva e per una intera generazione di progettisti addirittura come “disvelamento della verità”.

Proprio nella turbinante Swinging London approda definitivamente Eva nell’agosto 1968, lasciando Praga esattamente venti giorni prima dell’invasione sovietica della Cecoslovacchia e non rientrando in patria per oltre un ventennio. L’eccitante scena londinese degli anni Sessanta in cui imperversano le provocazioni degli Archigram e una insistente rincorsa per sbarazzarsi di consuetudini ormai indebolite, monotone e opache è straordinariamente variegata – specie agli occhi di coloro che giungono da oltre cortina. Beatles e Rolling Stones, Twiggy e Diana Vreeland, Smithson e Reyner Banham popolano quel palcoscenico prodigo di spunti ispiratori e possibilità.

Nel travolgente panorama londinese un talento come quello di Eva non può che emergere rapidamente. Allo scadere del suo tirocinio presso il Greater London Council armata di non comune tenacia risponde ad oltre venti annunci trovati su The Architects’ Journal. Lo studio di Louis de Soissons – allievo di Edwin Lutyens – le offre di lavorare al grande progetto della Brighton Marina con David Hodges. In svariate interviste Eva ha ricordato con entusiasmo quella collaborazione durata quasi un decennio durante la quale ha scalato l’intera gerarchia del team, definendola una straordinaria esperienza di apprendimento.

Lasciato lo studio di de Soissons, un incontro del tutto fortuito offre ad Eva il contatto che cambierà radicalmente la sua carriera. Ad un party conosce Coco, moglie del guru della moda londinese Joseph Ettedgui, il quale aveva appena commissionato un negozio a Norman Foster. Dopo un primo piccolo lavoro d’interni al proprio appartamento, Joseph le chiede di progettare un appartamento a Sloane Street e in contemporanea un punto vendita in South Molton Street. La collaborazione è un vero successo. Entrambi meticolosi in ogni dettaglio, danno forma rapidamente a decine di show room. Memorabile è quello in Brompton Cross nel quale Eva ha occasione di progettare la sua prima scala in vetro, elemento che diventerà iconico e distintivo della sua produzione quanto una vera e propria firma. Tra le sue più famose scale si ricordando a Londra quelle elicoidali dello store di Joan & David in New Bond Street (1994) e quelle presso la Bollinger Jewellery Gallery del Victoria & Albert Museum (2008) alle quali si aggiunge recentemente quella tecnologicamente ancor più audace per la Tiffany Gallery del New-York Historical Society Museum & Library (2017). Proprio una delle sue prime scale – quella della boutique Kenzo realizzata per Joseph – è notata da Richard Rogers che nel 1984 le affida la progettazione degli interni di uno dei suoi più noti progetti nella City londinese: il quartier generale Lloyds. Quell’incarico sancisce inequivocabilmente il decollo della carriera di Eva, ormai destinata ad un successo su scala mondiale.

L’anno successivo vede Eva impegnata nella sua più nota collaborazione con il connazionale Jan Kaplický – come lei esule nel Regno Unito – per il rinnovo del negozio Way-In all’interno dei grandi magazzini Harrods. Un paio d’anni più tardi anche le manifatture Vitra le affideranno alcuni lavori presso il proprio quartier generale a Weil am Rhein – tempio del design mondiale.

Tuttavia, la notorietà di Eva non si esaurisce affatto con progetti di interni di abbagliante candore, come si intuisce immediatamente scorrendo le immagini delle sue tante opere. Il suo inconfondibile stile che guarda all’high-tech con ineguagliabile e raffinata eleganza, fondendosi talora con il minimal, trova infatti applicazione in una grande varietà di realizzazioni e non solo nel Regno Unito. Tra quelle più conosciute spiccano in Repubblica Ceca il tunnel in vetro e acciaio che ospita l’orangerie del Castello di Praga (1998), l’Hotel Josef (2002) di Praga con la sua facciata ‘rational-chich’ e l’inconfondibile scala elicoidale e adamantina nella hall, la Tomáš Baťa University Library (2008) a Zlín – sua città natale – fronteggiata dal più recente Congress Center (2011) il cui coronamento ‘irto di spine’ cela alcune esigenze tecnologiche che avrebbero compromesso la visione dall’alto della copertura dell’edificio sito a fondovalle. In questa inarrestabile marcia verso il futuro ha un posto di rilievo la pensilina per i bus che Eva realizza a Brno nel 2011 – inconfondibile omaggio alle sperimentazioni formali e materiche di Kaplický, mentre è del tutto sorprendente l’armonioso e sobrio restauro della Chiesa di Sant’Anna a Praga, Staré Město – oggi sede del Centrum Pražská křižovatka – in cui la memoria della volta trecentesca è affidata a sottili steli metallici che si intrecciano al di sopra dei muri segnati dalla fascinosa patina del tempo.

Oggi, all’età di ottant’anni e con una cinquantennale carriera alle spalle, Eva Jiřičná vanta una moltitudine di prestigiosi riconoscimenti accademici e professionali tra i quali brillano le elezioni a Royal Academician presso la britannica Royal Academy of Arts e a fellow presso l’American Institute of Architects, il titolo di Royal Designer for Industry, nonché quello di Commander of the British Empire, oltre – naturalmente – al premio alla carriera dal Ministero della Cultura Ceco.

In occasione del suo ottantesimo compleanno Eva è stata insignita del Premio Città di Zlín per il suo instancabile lavoro capace di promuovere la sua città natale nel mondo e il Dox – Centrum současného umění (Centro per l’arte contemporanea) di Praga le ha dedicato una vasta retrospettiva, visitabile fino al 12 agosto. Oltre a modelli, documenti originali e contenuti multimediali, tra gli oggetti in mostra non poteva mancare la scala elicoidale in vetro disegnata da Eva nel 1994 per la boutique Joan & David.

di Alessandro Canevari