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Una rivoluzione universale – e personale – nella Praga di inizio Novecento

Andava intabarrato e a passo spedito, come agitato da una frenesia, sotto le guglie di zinco, le prime finestre illuminate, e la Moldava che scorre lenta, immerso nella luce bluastra del mattino presto.

Dietro la finestra di un confortevole appartamento di Smíchov una donna, scura e immobile, lo segue con lo sguardo allontanarsi sul selciato ancora umido della notte. Un rancore amaro la stringe, per quel marito tanto brillante quanto ormai distante ed estraneo. Dolorosa esclusione, con un figlio ancora in fasce, e le ambizioni di una vita sacrificate per stargli a fianco. Lei è Mileva Marić, e quell’uomo che corre svelto verso l’Istituto di fisica teorica di cui ha appena preso le redini, è il più grande scienziato del Novecento, Albert Einstein. Ecco una scena verosimile datata aprile 1911: è allora che in una Praga ancora imperiale, Einstein vive e lavora come professore ordinario di fisica presso l’Università Karl-Ferdinand, il nome dell’Università Carolina a quei tempi. Ci resterà sedici mesi. Una parentesi poco nota, in una vita scandagliata e raccontata in ogni sua piega. Un tempo corto, ma decisivo. C’è chi parla di una stagione di svolta. Allora, in qualità di professore ordinario, tiene lezioni regolari sulla meccanica, sulla fisica molecolare e sulla termodinamica. Ma è proprio nella città d’oro che Einstein matura aspetti decisivi del suo pensiero e della sua ricerca: pubblica undici studi, sei dei quali riferiti alla teoria della relatività generale che sarà portata a compimento pochi anni più tardi, nel 1916. Oltre ai corsi per studenti e ricercatori, questo genio in divenire tiene anche lezioni aperte al pubblico in aule sempre strapiene. A quell’epoca il mondo della scienza già lo adulava, e il pubblico conosceva il suo nome da tempo: già dal 1905 aveva cominciato a viaggiare e tenere conferenze in tutta Europa. L’arrivo a Praga dall’università di Zurigo – la Svizzera è stata la culla del suo percorso accademico – segue un tribolato percorso di selezione, diversi blocchi amministrativi, l’avversione della moglie, infine l’offerta definitiva ed il trasferimento.

Una nuova città e un nuovo Paese che lo costringono a nuove questioni d’identità. In Svizzera lo scienziato si era sempre dichiarato senza religione, aconfessionale, ma le leggi e il galateo dell’Impero austro-ungarico non permettono una scelta di questo tipo, in quanto un uomo non religioso non poteva prestare un vero giuramento di fedeltà all’imperatore.

Einstein è allora costretto, restio e perplesso, a dichiararsi di religione “mosaica”. Così era chiamato nell’impero il credo ebraico. Senza volerlo, è proprio a Praga che lo scienziato è per la prima volta messo di fronte al fatto inequivocabile di una radice che ne segnerà il destino personale per il resto della vita. Fatto curioso e non casuale che l’ebraismo di Einstein sia “scoperto” in una città che ha legato con questa cultura e questa comunità un rapporto intimo, atavico. Questi aspetti ancora poco conosciuti della vita dello scienziato sono illuminati da un nuovo volume, uscito di recente: un libro firmato Michael Gordin, Einstein in Bohemia, edito da Princeton University Press. Ricerca approfondita, ricostruzione precisa di questi mesi che segnarono il destino dell’uomo della relatività. Sappiamo ormai che, malgrado il poco tempo passato a Praga, Albert Einstein si trova immerso in una città intellettualmente vivace, effervescente. È la Praga di inizio secolo, quella dove una stragrande minoranza di popolazione tedesca impone il proprio dominio culturale ed economico ad una maggioranza di cechi. Quella in cui l’intellighenzia cittadina riempie di discussioni, di fumo e di musica i caffè, i saloni, i teatri. E per lui, che oltre ad essere un lavoratore instancabile apprezza la vita di società e gli incontri, questo ambiente è una sorpresa e un’occasione: fuori dall’istituto di fisica, di cui loderà l’ottima biblioteca, Einstein frequenta il circolo di dibattiti filosofico-letterari nel salone dell’intellettuale e scrittrice Berta Fanta. Lì si riunivano gli intellettuali di lingua tedesca, un luogo che contava Franz Kafka, Max Brod ed il filosofo e attivista sionista Hugo Bergmann tra gli habitué. Tra note di piano, e dibattiti intensi, Einstein ritaglia presto un suo spazio. Fa conoscenze, stringe amicizie: niente ci impedisce di pensare che abbia avuto discussioni appassionate con l’autore della Metamorfosi. Prove non ne abbiamo, ma tutto ciò è verosimile, probabile. È in questi circoli che Einstein scopre le idee del sionismo e le opere di Freud. Così come nelle sale splendenti del Café Louvre, elegante ed arioso nel suo stile liberty, luogo di riunione privilegiato per gli intellettuali ebrei dell’epoca. Sappiamo poi che proprio durante la sua permanenza a Praga, Einstein fu invitato a Bruxelles al primo leggendario Congresso Solvay del 1911, dove incontrò per la prima volta scienziati del calibro di Madame Curie e Poincaré.

Tuttavia, il brillare del genio scientifico di Einstein, della sua intensa vita praghese tra lezioni, peregrinazioni, e salotti, è inversamente proporzionale all’armonia della sua unione con la moglie Mileva. Lei non partecipa a questa vita di società: è ormai ai margini della vita del marito. Durante questo periodo i due coniugi sono sempre più lontani ed è in questa situazione di tensione che Einstein, nel 1912, in visita a Berlino, incontra sua cugina Elsa Einstein. Una donna più semplice e rassicurante di Mileva, la cui ambizione sfiorita e il carattere forte saranno una delle cause della rottura. Tra Elsa e Albert qualcosa s’infiamma. Una volta rientrato a Praga il professore prende carta e penna per farle parte dei suoi sentimenti: “Devo avere qualcuno da amare, altrimenti la vita è penosa. E quel qualcuno sei tu”. La nuova vita sentimentale dello scienziato affonda le sue radici sotto il Castello di Praga. E quando nel 1912 Einstein lascia la sua professione di insegnante all’Università tedesca di Praga per una cattedra al Politecnico di Zurigo, la situazione familiare è ormai sull’orlo della rottura. Ritornato in Svizzera Einstein, oltre alla scienza, pensa ad Elsa: comincia allora un periodo tribolato che si salda con un divorzio inevitabile. Una nuova vita familiare e professionale comincia: la Praga delle aule dell’istituto di fisica, dei salotti, degli amori immaginari, è ormai alle spalle, ma resta il segno di una parentesi fugace ed intensa, un affetto forte che lo scienziato porterà alla città e al Paese. Ci ritornerà dopo l’indipendenza della Cecoslovacchia e avrà sempre un’ammirazione particolare per il primo presidente Tomáš G. Masaryk. Anche più tardi, scienziato affermato a livello mondiale, seguirà sempre con attenzione il destino tribolato della Cecoslovacchia degli anni Trenta. Einstein a Praga è la storia una di relazione intensa e fugace, una stagione di crisi nel significato originario della parola: una piega decisiva che chiude una pagina ed inaugura un nuovo cammino.

di Edoardo Malvenuti