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Dalle tradizionali koledy, tramandate da secoli, ad alcuni canzoni di autori moderni diventate dei classici: le più belle melodie delle feste di fine anno

Allegre o malinconiche, ritmate o commoventi, intonate da artisti famosi o da cori di voci bianche, le canzoni di Natale con la loro melodia inconfondibile contribuiscono a creare la magia delle feste.

Il paese ne vanta una ricca e antica produzione. Insegnate di padre in figlio, tutti le conoscono e le canticchiano, chi facendo i biscotti e chi addobbando l’albero di Natale. Per tutto il periodo dell’avvento le radio le trasmettono da mattina a sera, risuonano nei concerti che si svolgono nelle cattedrali come nelle chiesette di campagna e nei teatri, nei centri commerciali, tra le casette dei mercatini, sulle piste di ghiaccio e persino negli ascensori. In ceco sono chiamate koledy. Hanno un contenuto spesso religioso, testi in rima che alternano a una strofa un ritornello cantato dal coro e una struttura ripresa dai modelli corali medievali a testimoniarne la lunga storia.

All’origine ci sono i canti precristiani che celebravano il dio Saturno nella festa per il solstizio d’inverno che precedeva le Calende del nuovo anno. Lo stesso termine ‘koleda’ fu ripreso dagli slavi dalla parola latina Calendae, che in età romana indicava il primo giorno di ogni mese. Il corrispettivo ceco kalendy diventò poi kolenda e koleda e fu riferito ai canti natalizi.

Gli autori delle koledy più antiche non sono noti. Si dice che la prima sia stata inventata da San Francesco d‘Assisi. Nel medioevo erano i cantori girovaghi a diffonderle nell’intera Europa ma tutti cantavano, dai direttori delle scuole a stallieri e mastri birrai e le melodie natalizie si potevano sentire in mercati o chiostri, taverne o palazzi nobiliari, talvolta in versioni maccheroniche che mescolavano latino e lingue locali. In un’epoca definita buia come il Medioevo, nacquero arie tuttora molto amate come Půjdem spolu do Betléma o Nesem vám noviny.

Le prime koledy storicamente documentate in Boemia si datano all’inizio del XIV secolo. Il monaco Jan z Holešova scrisse nel 1414 il manoscritto Štědrý večer (Largum sero), in cui annotò le usanze e tradizioni natalizie dei predecessori. Ad allora risale Narodil se Kristus Pán, nata dalla canzone religiosa latina Ave hierarchie coelestis. I temi principali erano la nascita di Gesù bambino, il risveglio dei pastori, il viaggio dei Re magi verso Betlemme. Durante il regno di Carlo IV, i canti erano in latino e avevano un buon livello, grazie all’introduzione dell’ars musica tra le materie obbligatorie dell’istruzione superiore praghese e all’istituzione dei cori di ragazzi voluta dall’Imperatore.

Si diffuse un’altra usanza, quella di andare di casa in casa e offrire una canzone in cambio di cibo o qualcosa da bere. Una tradizione che è detta “koledovat”, dal sostantivo koleda, e che oggi si mantiene solo in alcuni paesi rurali. Nel ‘400 i primi figuranti riccamente vestiti apparivano già il giorno di S. Nicola, quando portavano con sé la figura del vescovo e cantavano per due Groschen, la moneta dell’epoca. Altre occasioni in cui fare il giro delle case intonando questi canti erano la Vigilia, Santo Stefano, Capodanno o l’Epifania. Nella Praga prehussita partecipavano tutti, anche i sacerdoti ed era un’usanza per adulti. Solo più tardi iniziarono a esserne protagonisti i bambini, soprattutto quelli delle famiglie più povere.

In epoca hussita si sosteneva l’uso della lingua locale e le canzoni natalizie furono tra i primi testi composti in ceco. Videro la luce Stala se jest věc divná, Narodil se Emanuel, Ježíš náš spasitel e molte altre. Gradualmente la parola koleda iniziò a riferirsi non solo alle canzoni liturgiche ma anche a quelle con tematiche mondane, preferite ai corali latini nell’ambiente popolare. Queste ultime coglievano l’atmosfera dell’inverno e delle sue lunghe notti, la vita delle persone semplici, l’augurio di salute, fortuna e abbondanza.

Nei secoli XVI e XVII fu l’Unione dei Fratelli Boemi a cercare di diffonderle facendo stampare gli innari cechi e proponendone nuove, tra cui Narodil se Kristus Pán, tra le più amate ancora oggi. Molto apprezzata è anche Chtíc aby spal scritta dal compositore e organista Adam Václav Michna z Otradovic, tipico rappresentante del barocco musicale ceco e autore di molte canzoni natalizie a quattro voci e della Missa super – Již Slunce z hvězdy vyšlo del 1654.

Le messe natalizie si svilupparono nel periodo tardo barocco, assieme ai pastorali, composizioni per un assolo con coro e accompagnamento musicale di archi e strumenti a fiato influenzati dallo stile dei canzionali di koledy. Gli autori erano cantori, maestri del coro e organisti. Il rappresentante per eccellenza del genere è Jakub Jan Ryba, dalla cui penna uscì nel 1796 la famosa Česká mše vánoční – Hej mistře (Messa pastorale boema).

Mezzo secolo più tardi nel Natale inglese s’impose il canto Good King Wenceslas, tutt’oggi intonato nel giorno di S. Stefano, quando si dice che San Venceslao, principe boemo, santo e patrono delle terre ceche visitasse le dimore dei bisognosi. La leggenda fu messa in versi nel 1853 dal religioso John Mason Neale che tradusse una poesia di Václav Alois Svoboda e si diffuse ovunque, dai sobborghi operai di Manchester ai quartieri nobiliari di Londra.

In Cechia le koledy vengono oggi riproposte per tutto il mese dell’avvento. Ma quali sono le preferite? Nel 2006 il sito Novinky.cz ha proposto il più grande sondaggio sul tema. Tra le koledy ceche più amate troviamo molte di quelle antiche come Jak jsi krásné, neviňátko, Dej Bůh štěstí, Pásli ovce Valaši, Veselé vánoční hody, oltre a quelle già citate. In cima alla lista ci sono comunque i grandi successi commerciali. Il 22% degli oltre 17mila votanti considera la più bella canzone di Natale la hit britannica Last Christmas degli Wham. Al secondo posto Happy Xmas di John Lennon, al terzo la classica Stille Nacht.

Oltre alle koledy vere e proprie, molti autori contemporanei cechi, a partire da Lucie Bílá o Karel Gott, hanno reinterpretato le melodie più celebri come l’intramontabile Jingle Bells, in ceco Rolničky, o ci hanno regalato nuovi singoli natalizi. Gott viene associato al Natale per Kdepak ty ptáčku hnízdo máš, parte della colonna sonora della fiaba Tre nocciole per Cenerentola, riproposta in tv ogni dicembre. “Quando sento questa canzone so che è Natale”, dice Milan Cais, cantante e batterista dei Tata Bojs. Dallo stesso film è tratta anche Tři oříšky di Iveta Bartošová.

Negli anni ‘60 un contributo alla musica natalizia è arrivato anche dagli autori Jiří Šlitr e Jiří Suchý del teatro Semafor che composero Purpura, brano commovente con cui Suchý propone un caloroso ricordo dei Natali che visse nella sua infanzia, sensazioni con cui molti si possono identificare. “Un sentimento dipinto magistralmente” commenta il paroliere Michal Horáček. Pavlína Filipovská, che la interpretò in duetto con lo stesso Suchý, ricorda che Václav Havel, da poco eletto presidente, chiese espressamente di farsela suonare alla radio.

Ci sono poi varie melodie che non sono propriamente natalizie ma si sono imposte nel periodo delle feste perché parlano di paesaggi innevati, come Půlnoční di Václav Neckář, canzone scritta per il film Alois Nebel che ha ottenuto un gran successo. Nel febbraio 2006 Jaromír Nohavica scrisse Ladovská zima per cogliere l’atmosfera di un inverno particolarmente freddo, con metri di neve che piegarono gli alberi. Anche Helena Vondráčková descrive il manto di neve e il tintinnio dei sonagli che sembrano uscire da un disegno di Lada in Doufej že přijde k nám, pezzo del suo ricco repertorio natalizio. Hana Zagorová duetta con Peter Rezek in Vánoční tajemství mentre in Jen jedenkrát v roce ricorda come “Solo una volta all’anno il mondo ha negli occhi amore e pace” e anche “chi è solo trova un posto al nostro tavolo”. Un posto che resta invece vuoto in Vánoční di Karel Kryl. Non tutte le canzoni moderne sono infatti allegre e ottimiste, alcune parlano di ricordi tristi, nostalgia e delusioni. È il caso di Kryl che “ricorda qualcuno che non può più sedere con noi alla tavolata di Natale” spiega il pubblicista musicale Vladimír Vlasák. “Mi commuove ogni volta per la sua semplice efficacia e con le parole “e avanza una sedia, avanza una sedia””. Su stesso titolo, Vánoční, e stessi sentimenti ricade la scelta del gruppo rock Argema che con una melodia malinconica racconta il primo Natale da solo di un uomo che ha perso la compagna.

Che cantino la natività o i sentimenti e la magia di dicembre, le koledy sono parte dell’eredità culturale ceca e, in un mondo che va sempre più di fretta, ognuna offre uno spunto di riflessione e invita a fermarsi un attimo per vivere assieme la gioia del Natale.

di Sabrina Salomoni