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Intervista con il direttore per i rapporti istituzionali ed economista capo di Generali Cee Holding, ex governatore della Banca Nazionale Ceca, uno dei protagonisti del miracolo economico ceco degli ultimi anni

Nonostante una età relativamente giovane – 50 anni compiuti quest’anno a maggio – Miroslav Singer è da tempo una delle personalità di maggior spicco della Repubblica Ceca. Dopo esserne stato per cinque anni vicegovernatore, ha ricoperto dal 2010 al 2016 la carica di governatore della Česká národní banka, al timone quindi di una istituzione generalmente considerata una colonna portante del sistema economico-finanziario nazionale.

Se durante questi anni la Repubblica Ceca è riuscita a fronteggiare in maniera del tutto disinvolta i marosi della crisi finanziaria internazionale, per poi rendersi protagonista di una fase di ripresa economica da Tigre della Nuova Europa, una parte non indifferente del merito spetta probabilmente proprio a lui. È stato Singer – il quale non ha mai nascosto una notevole freddezza nei confronti della moneta unica europea – a rendersi promotore nel 2013 della coraggiosa decisione di svalutare la corona ceca nei confronti dell’euro, un passo al quale – col senno di poi – viene generalmente riconosciuto il merito di aver fatto decollare le esportazioni, consentendo al Paese di lasciarsi alle spalle la recessione iniziata nel 2009, con effetti positivi sia sull’industria che sul mercato del lavoro e sulla domanda interna.

Entrando un po’ nel suo privato, chi lo conosce bene descrive Singer come una persona con uno stile di vita improntato alla massima sobrietà, che le cariche di grande responsabilità non hanno per niente cambiato. Le auto blu con autista non sono mai state una sua prerogativa, e in realtà capita non di rado di incontrarlo sui mezzi pubblici, camminare per strada o fare acquisti al supermercato, come un normale cittadino. Esattamente come al tempo in cui era governatore.

È sposato e ha due figli. Nel tempo libero ama avere fra le mani un buon libro oppure godersi un film d’autore. I bene informati dicono che le sue pellicole preferite sono “Fargo” dei fratelli Coen, “Mephisto” e “Il colonnello Redl” di István Szabó. Nei fine settimana e quando gli impegni di lavoro glielo consentono, anche lui – come tanti cechi – è solito trasferirsi nel suo chalet di campagna, la chata. La sua si trova nei pressi di Litoměřice, verso la Boemia del nord, ed è qui che si dedica alla sua amatissima vigna, dove produce – per sé e per gli amici – un vino pare di buona qualità. Quest’ultima è una passione che egli accompagna giustamente a quella per la buona tavola. Da qui anche qualche problema di linea che affronta con lunghe passeggiate.

Talento innato della matematica, vincitore da bambino nell’allora Cecoslovacchia della Matematická Olympiáda, si è laureato presso la Scuola superiore di economia di Praga, per poi conseguire nei primi anni ‘90 un dottorato di ricerca negli Stati Uniti, nella prestigiosa University of Pittsburgh. Chiaramente è un uomo più di numeri e di modelli economici, che di parole – che usa con una sobrietà paragonabile al suo stile di vita – ma questo non gli ha impedito, nei mesi successivi alla fine del suo incarico, di pubblicare un libro di carattere autobiografico, scritto a quattro mani col famoso giornalista Petr Kolář. Il titolo è “Jak shodit kila a oslabit korunu” (Come perdere peso e svalutare la corona). Si tratta di un volume nel quale si racconta fra l’altro – in maniera leggera e con un certo humor – delle stanze dei bottoni della Repubblica Ceca, che Singer per tutti questi anni ha visto per davvero dal di dentro.

Lasciata nel 2016 la Česká národní banka e trascorsi i canonici sei mesi di pausa, ha accettato la proposta giuntagli da Generali Cee Holding, che con lui si è assicurata non solo un economista di primissimo ordine, ma anche un uomo che in Repubblica Ceca può aprire qualsiasi porta e parlare con chiunque, sia nel mondo del business che della politica. Singer fa parte di Generali Cee ormai da un anno e mezzo.

Il Leone di Trieste è una compagnia dal cuore italiano, ma con un carattere ormai internazionale, come dimostra anche la posizione di leader di mercato che ricopre nella Nuova Europa. A questo proposito l’opinione di Singer è chiara: “Spero di non deludere coloro che si concentrano eccessivamente sulla nazionalità delle aziende quando dico l’ovvio: Generali a Praga in realtà è una compagnia internazionale. E io sono orgoglioso di lavorare nell’unico gruppo internazionale che gestisce il proprio business nell’Europa centrale ed orientale da una città della “Nuova” Europa, vale a dire Praga. Quanto al cuore italiano, posso dire che condivido la conoscenza della storia, l’amore per Praga, la capacità di non sopravvalutare ciò che non è fondamentale e il senso di quanto siano importanti i rapporti personali”.

Il ruolo che Singer ricopre in Generali Cee Holding è quello di direttore per i rapporti istituzionali. Questo spiega abbondantemente la sua indisponibilità a esprimere opinioni sull’attuale scena politica ceca, caratterizzata ultimamente dal fatto che i Comunisti, 30 anni dopo la fine del regime, sono tornati ad essere decisivi per la formazione del governo di Praga. “Non sono in una posizione da poter commentare la situazione politica”. Il tentativo di strappargli qualche parola sulle sue posizioni politiche risulta vano anche al secondo tentativo.

- Eppure, quando nel 2005 l’allora presidente Václav Klaus la nominò nel consiglio della Banca nazionale, lei era considerato da alcuni osservatori come un economista di area Ods.

“Non so chi fosse a considerarmi un economista dell’Ods. Lavoravo nel privato, facevo il consulente, precisamente per la PricewaterhouseCoopers, e naturalmente propendevo, come fa la maggior parte degli economisti preparati, verso le soluzioni di mercato”.

- È stato mai attirato da un futuro in politica?

“Non sono mai stato membro di nessun partito politico e ho fornito consigli nel mio tempo libero a chiunque li desiderasse. Non avevo interesse a entrare in politica oltre dieci anni fa ed è così ancora oggi”.

- Nelle ultime settimane sono state pubblicate nei giornali cechi una serie di sue interviste dalle quali è emerso un suo notevole ottimismo sull’andamento della economia ceca nei prossimi anni. Vuole riassumere per i nostri lettori i motivi di tale fiducia?

“L’attuale curva di crescita della nostra economia non è legata ad alcuno squilibrio che necessiti di un’azione immediata tale da impattare significativamente la crescita stessa. Questa è la ragione più importante per essere ottimisti. La nostra curva di crescita è perciò sostenibile e anche se fossero necessari eventuali interventi, non sarebbero tali da dover inficiare le prospettive in maniera qualitativa”.

- Il tema del giorno è oggi in Repubblica Ceca la carenza di manodopera. Che opinione si è fatto di questa situazione e quali possono essere i rimedi possibili?

“Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il capitalismo era accompagnato, senza problema alcuno, da una mancanza di forza lavoro per lunghi e protratti periodi. Di fatto, la scarsità di forza lavoro è una precondizione necessaria sia per la crescita dei salari che per la crescita della produttività, che vanno piuttosto considerati entrambi come fenomeni positivi”.

- All’orizzonte l’Industria 4.0. A suo parere, come si sta preparando la Repubblica Ceca a questo nuovo scenario?

“Sono dell’opinione che il termine Industria 4.0 sia abbastanza ristretto. Stiamo entrando nel Mondo 4.0 dell’industria 4.0, della proprietà 4.0, delle infrastrutture 4.0, dello Stato 4.0 e così di seguito. E credo inoltre che i più gravi ritardi nel nostro Paese riguardino le infrastrutture, nonostante lo stato stia riducendone alcuni”.

- A fine giugno un incremento dei tassi di interesse da parte della Česká národní banka, a inizio agosto un altro, il quinto in poco più di un anno. Come valuta l’attuale gestione di Čnb, anche in relazione al prossimo giro di vite nel mercato dei mutui ipotecari?

“Rispetto al mercato dei mutui ed alle misure richieste dalla nostra banca centrale, sono dell’opinione che la Čnb abbia ragione e trovo difficile da comprendere la miope opposizione di molte banche e in particolare da parte dell’Associazione Bancaria Ceca. Speravo che il settore bancario, nel suo insieme, capisse quanto la stabilità bancaria sia nel suo stesso interesse. Chiaramente, mi sbagliavo. Quanto alla stretta nella politica monetaria, penso sia una mossa necessaria, dato che il mondo sta tornando alla normalità, cioè inflazione e tassi di interesse entrambi positivi”.

- Lei non è stato mai considerato un sostenitore dell’adozione dell’euro. Nell’arco dei prossimi dieci anni considera più probabile l’ingresso della Repubblica Ceca nella eurozona, oppure la fine della eurozona?

“Sono ancora piuttosto scettico, dato che c’è davvero poco da guadagnare dall’adozione dell’euro. Allo stesso tempo ci sono rischi piuttosto significativi che l’eurozona deve eliminare dal suo sviluppo istituzionale, ma siamo lontani dalla certezza che questo avvenga”.

- Anni fa, esattamente nel 2005, lei si disse preoccupato della dipendenza della economia ceca dal settore automobilistico. Oggi tale incidenza è persino aumentata. Vorrei chiederle qual è oggi la sua opinione?

“Apprezzerei ancora oggi una maggiore diversificazione. Allo stesso tempo però oggi stiamo producendo per un universo così eterogeneo di produttori automobilistici che alcuni rischi sono stati eliminati dalla varietà dei nostri clienti nel settore dell’automotive”.

di Giovanni Usai