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Messaggi incoraggianti nel corso di un seminario a Praga degli analisti di UniCredit

Nell`Europa centro-orientale le economie di Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia sono quelle che al momento appaiono meglio attrezzate per una nuova fase di sviluppo economico. Un passo indietro i paesi dell`Europa del sud est (i Balcani occidentali e orientali, fra cui Bulgaria e Romania), ma anche Ungheria e i Paesi Baltici, col il rischio per alcuni di essi di rimanere anche quest`anno in recessione, sotto il peso del contagio della crisi greca. Questo lo scenario di previsione emerso a Praga, nel corso di un seminario organizzato dalla Camera di Commercio e dell’Industria Italo-Ceca e da UniCredit, il colosso bancario italiano presente in forze nei paesi della cosiddetta Nuova Europa. In veste di relatori Pavel Sobisek, Chief Economist di UniCredit Bank Czech Republic, e
Matteo Ferrazzi, senior economist di UniCredit Research.
Un convegno opportuno, in quanto per il sistema produttivo italiano è fondamentale comprendere lo stato di salute di questo mosaico di paesi che risponde al nome di “Europa dell’Est”. In quest’area ci sono attualmente 15-20 mila imprese a controllo italiano di cui 4 mila con fatturato superiore ai 2,5 milioni di euro. Una presenza quattro volte superiore a quella italiana in Cina.
“Oggi – ha detto Ferrazzi – l’Est Europa rappresenta, includendo anche Russia e Turchia (due tra i cinque più grandi mercati emergenti del mondo), un mercato di sbocco ampio quanto quello cinese e quello tedesco (mentre era la metà di quello tedesco solo un decennio addietro)”.
Anche l’Europa sembra avere insomma i suoi Bric (1) ed è qui che probabilmente si trova il suo futuro, come è emerso dai dati illustrati.
Superato il 2009, un anno difficile – durante il quale però l’Est Europa ha dimostrato di essere in grado di reggere l’urto della crisi – le prospettive per il futuro appaiono decisamente migliori.
“I segnali di ripresa si vedono. L’Europa centro-orientale (Cee) sta lentamente conquistando quote di mercato rispetto all’Europa occidentale, anche se i ritmi di crescita pre-crisi appaiono ormai irripetibili” ha detto Ferrazzi, ricordando come nei paesi Cee sia infatti ormai finito il canale del boom creditizio degli anni scorsi e che in futuro sarà inferiore anche il flusso degli investimenti diretti.
La Repubblica ceca, in questo ambito, si trova in una posizione privilegiata. Le stime di Unicredit parlano per questo paese di un +1,6% nel 2010 e di un +2,4% nel 2011. Alcuni settori – in primo luogo produzione energetica, produzione di computer e prodotti tecnologici e autovetture – sembrano pronti a decollare di nuovo.
In definitiva, il mercato mondiale sta cambiando e i protagonisti non sono più quelli di 15 anni fa. In questo quadro, le locomotive dell’Europa saranno ad est e la Repubblica ceca ha tutti i requisiti per esserlo.