FacebookTwitterLinkedInGoogle+

Zona residenziale o epicentro della cultura hipster, patria di giovani artisti e di investimenti immobiliari. Ecco un altro quartiere praghese di fama internazionale

C’è chi dice che la medaglia per il quartiere hipster per eccellenza di Praga vada a Letná. C’è chi dice che sia solo un esempio efficace di “riqualificazione urbana”. E poi c’è chi scrolla le spalle e punta il dito: è la solita gentrificazione, ed è un problema.

Veganesimo e design

Nel 2012 il café Alchymista, a due passi dallo stadio di calcio di Letná, appendeva vicino alla cassa il poster della campagna “Piccolo neexistuje” (il “piccolo” non esiste). Al tempo era ancora comune da queste parti sorseggiare un “piccolo”; così veniva definito l’espresso nei café locali, o la bevanda che a questo s’ispirava liberamente. L’Alchymista era l’unico rifugio per i caffeinomani più esigenti della zona. Sette anni più tardi, il caffè è una cartina al tornasole della trasformazione di Letná: ordinate un “piccolo” e vi guarderanno con un ghigno beffardo. Novella patria degli amanti della bevanda, oggi vi si trovano chicchi da mezzo mondo serviti in tecniche diverse, con varietà suggerite in abbinamento a dolci specifici da camerieri con apposita formazione (va da sé, il caffè ora costa il doppio).
Ci troviamo nel distretto a nord del centro di Praga, sviluppatosi a inizio Novecento su una collina splendidamente incastonata tra il parco di Stromovka e i giardini Letenské sady, che comprende la cosiddetta horní Holešovice (la Holešovice alta). È qui che un grande movimento generazionale ha trasportato negli ultimi anni studenti e giovani professionisti. Tra di loro lavoratori nel campo delle arti e giovani expat paiono spiccare per presenza.

Sono loro a popolare i tanti locali – co-working space, bistrò, atelier d’arte, tattoo shop – spuntati come funghi nell’ultimo lustro, patria perfetta dell’avanguardia hipster. Cosa poi sia questo trend non è semplice da mettere in parole. La Crusca risulta inevitabilmente demodé nella definizione dell’hipster: “giovane tendenzialmente disinteressato alla politica e con velleità fortemente anticonformiste, che si riconosce per atteggiamenti stravaganti e abbigliamento eccentrico”. Wikipedia sentenzia “moda di giovani adulti benestanti che risiedono in quartieri gentrificati” legata a indumenti stile vintage, visioni ecologiste e passione per cibi vegani/bio/alternativi. Già calza meglio. I Letnáci possono spesso fornire esempi pertinenti. Biciclette pieghevoli in acciaio: costano cinque volte una bici normale, sono molto più lente. Interni dei locali sgraffiati e con mattoni a vista: sembrano vecchi ma sono là da pochi mesi. Pantaloni strettissimi con immancabili risvoltini prima di raggiungere le caviglie scoperte. Estetica da social network, anticonformismo che di anti ha molto poco. Cool ma che sia chiaro: un hipster non ammetterà mai di essere hipster.

Riqualificazione

Da dove sono arrivati questi brunch e questi monopattini, i budini ai semi di chia e, soprattutto, la fama e l’attenzione internazionale su Letná? La via Veverkova, nei pressi del trafficato svincolo di tram di piazza Strossmayerovo, era stata promossa oltreoceano da un articolo del New York Times: “Five Places to Go in Prague”, a marzo 2017, cinque destinazioni a Praga. La libreria di design Page Five, il café e galleria Bistro8, Recycle with Love per vestiti ricreati da vecchie stoffe, l’atelier Jakoby e lo studio di design di Helena Dařbujánová. Tutto in pochi metri, tutto nella stessa via. Il primo grande endorsement di quanto attraente fosse diventato il quartiere.

La politica locale, c’è da sottolineare, ha regalato storie positive. Nel 2013 il comune di Praga si accingeva a comprare una nuova sede per il municipio di Praga 7, creando un piccolo scandalo per l’evidente prezzo gonfiato dell’immobile; un movimento popolare di protesta guidato da un insegnante, Jan Čižinský, si trasformò in una storia vincente di politica dal basso. Il movimento Praha Sobě (Praga insieme) riuscì ad organizzare un referendum e fermare il progetto, per poi candidarsi alle amministrative e sconfiggere i partiti tradizionali; Čižinský diventava sindaco di Praga 7, ruolo che detiene tutt’ora, con un programma di amministrazione trasparente, buone pratiche di partecipazione e una particolare attenzione verso le arti e l’educazione che l’hanno reso un piccolo eroe locale (c’è anche chi vorrebbe ribattezzare la fermata di Vltavská “Jana Čižinského”); dal 2018 Praha Sobě è anche nella coalizione che guida la Capitale. Ovviamente pure su Facebook: il gruppo Letenská Parta, aperto dalla seconda personalità di spicco del movimento, Hana Třeštíková, conta oggi più di 25 mila membri che discutono liberamente del quartiere, con l’ironia, le lamentele e gli sfottò tipici dei social. Più della metà dei 43 mila abitanti del municipio.

Insomma, la qualità della vita sotto i neon blu del cinema Bio Oko, sul parapetto dello Stalin con una birra in mano, al ping pong nascosto del caffè U Hrdinů, sembra avere un certo fascino e una certa comodità. La presenza della Galleria nazionale al Veletržní palác, a est, insieme all’accademia AVU delle belle arti a nord, e infine i musei della tecnica e dell’agricoltura a ovest delimitano il quartiere e simbolicamente lo definiscono: arte e modernità. Nel mezzo, caffetterie e gioventù. A proposito di modernità: c’è anche la sede dell’Agenzia del Gnss europeo, dove si sviluppa il nuovo sistema satellitare Ue.

Gentrificazione

Tutti contenti? Non è detto. Da una parte ci sono i nostalgici, che vedono il quartiere cambiare faccia dall’oggi al domani, e se ne sentono estraniati.

Nel 2013, ancora area prettamente residenziale, quando a mezzanotte chiudeva la maggior parte dei locali, ci si poteva affidare al bar Kuře, il bar pollo (sic!), gestito da un vecchio baffo bianco, d’età inestimabile, che dispensava birre ma mai sorrisi fino alle due o alle tre del mattino. Oggi al suo posto c’è un locale american-style che serve hot dog. La nostalgia è presente anche nei protagonisti del re-styling. Il bar Cobra, ad esempio, simbolo della nuova Letná, porta il nome della vecchia bettola che lo precedeva; amatissimo dai residenti, il vecchio Cobra aperto fino all’alba, con i suoi videopoker e un insospettabile juke-box nei fumi al di là di ubriaconi semicoscienti. Chiuso con la stretta del 2014 sui locali di gioco d’azzardo, dei ragazzi della zona l’hanno recuperato e reso alla moda. Ma non hanno avuto il cuore di ribattezzarlo: il nome è una dedica alle notti di un tempo.

Le hospoda, le birrerie tradizionali, trovano meno spazio, spariscono, vittime del mercato; così come rischiano di sparire i suoi abitanti di lunga data. Ed il mercato porta alla seconda critica, fattuale e sonante: la gentrificazione.

La scalata vertiginosa dell’immobiliare ceco è cosa nota: l’ufficio statistico europeo diffonde ogni trimestre l’House Price Index sull’andamento del settore. La Repubblica Ceca cresce da anni su quest’aspetto a tassi doppi rispetto all’Unione; nell’ultimo trimestre 2018 i prezzi erano del 9,9% più alti rispetto ad un anno prima, contro una media Ue del 4,2%. Praga, ovviamente, tira il mercato e Letná è uno dei quartieri con la crescita più rapida. Negli ultimi anni l’apprezzamento ha contribuito a plasmare la zona ed i suoi abitanti, sostituendo con giovani benestanti chi ormai i nuovi affitti non se li può più permettere. Secondo un rapporto di questo gennaio di Deloitte, i prezzi medi sono prossimi ormai ai livelli della più blasonata Vinohrady. “Skyrocketing”, direbbero gli americani, sulla collina trendy i prezzi volano come razzi verso il cielo.

L’equilibro tra stile, arte e vivibilità a Letná ha un nemico preciso: il portafogli. Una generazione gioca a mostrarsi più povera, meno conformista e meno consumista di quello che è; senza badare al rischio che il gioco venga a rompersi, e che i falsi modesti si trovino le scarpe bucate per davvero, costretti a migrare verso zone più grigie. Al momento, comunque, va alla grande.

di Giuseppe Picheca