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Grandi proteste a Praga contro il nuovo sindaco Bohuslav Svoboda e contro l’alleanza fra ODS e CSSD

Praga è per eccellenza la città delle defenestrazioni, ma è stato ugualmente molto insolito vedere come il nuovo sindaco – Bohuslav Svoboda, ginecologo di professione e politico debuttante, del partito conservatore Democratico civico (Ods) – abbia rischiato di fare questa fine proprio nel giorno della nomina.
La folla che si è riunita per contestarlo, nonostante il freddo di metà novembre, era talmente arrabbiata da aver fatto temere una defenestrazione non solo metaforica. I manifestanti sulle prime si sono radunati davanti al palazzo municipale, poi hanno invaso la sala consiliare indirizzando epiteti di ogni genere ai nuovi rappresentanti comunali ed al sindaco appena nominato. In un’aula stracolma di manifestanti furibondi, gliene hanno gridato davvero di tutti i colori.
A scatenare la protesta è stata l’alleanza, “l’insano connubio”, fra i conservatori dell’Ods e i socialdemocratici della Cssd per il governo cittadino. “E’ un’intesa banditesca, fra due partiti che le elezioni le hanno chiaramente perse – dicevano alcuni contestatori – finalizzata solo a mettere le mani sulla ricca torta degli appalti e delle imponenti opere pubbliche che il comune dovrà gestire nei prossimi anni”.
La Capitale è infatti attesa dalla realizzazione di una serie di progetti – dallo sviluppo di nuovi quartieri residenziali, alla ultimazione della circonvallazione cittadina sino alla costruzione di una quarta linea di metropolitana – per quali si prevede un budget di decine, forse centinaia di miliardi di corone. A prescindere da questi mega progetti, Praga è una città con un bilancio annuale che ordinariamente supera persino quello gestito dal ministero della Difesa. In gioco quindi interessi troppo grandi, forse anche inconfessabili, perché qualcuno potesse rischiare di rimanere fuori dall’amministrazione cittadina.
Il prescelto per la carica di sindaco, oltre a essere un luminare della medicina (66 anni, primario, presidente dell’Ordine dei medici), ha la fama della persona pulita, senza scheletri nell’armadio. Una illibatezza che non è comunque bastata per dissuadere i manifestanti. Nei confronti di Svoboda incombe infatti il sospetto di essere il classico “utile idiota”, una sorta di fantoccio che alcuni volponi della politica comunale praghese hanno voluto sfruttare, sembra inutilmente, per tranquillizzare l’opinione pubblica.
22 Inciucio di Praga
Il nuovo sindaco prende il posto di Pavel Bem (Ods), un personaggio che negli ultimi anni è stato sospettato spesso di aver sostenuto appalti di carattere controverso e di aver favorito influenti gruppi di interesse e personaggi discussi del business.
Svoboda inoltre diventa sindaco grazie all’alleanza coi Socialdemocratici di Praga, i quali nella amministrazione precedente si sono distinti per l’opposizione “molto morbida” garantita alla giunta Ods. Un trattamento di favore – sostengono i contestatori – grazie al quale alcuni dirigenti della Cssd praghese hanno avuto la possibilità negli ultimi anni di piazzarsi strategicamente negli ambitissimi e ben remunerati consigli direttivi delle aziende comunali di Praga.
L’accordo fra Ods e Cssd, oltre che politicamente poco concepibile, ha escluso dai giochi Zdenek Tuma – il candidato sindaco più votato (con oltre il 30% delle preferenze), vincitore morale delle scorse elezioni, rappresentante del partito conservatore del Top 09 – il quale, guarda caso, aveva basato buona parte della campagna elettorale sull’impegno di combattere la corruzione e di ridare trasparenza all’amministrazione comunale. Un candidato al quale non è servito a niente neanche mettere in campo tutta la credibilità conquistata durante i dieci anni in cui è stato a capo, da governatore, della Banca nazionale ceca.
Favoritissimo sin dall’annuncio della sua candidatura, dopo la valanga di voti a suo favore niente sembrava potesse negargli la carica di sindaco.
I primi dubbi subito all’inizio del negoziato per la formazione della giunta coi cugini liberali dell’Ods. Una trattativa andata avanti per qualche settimana, con Tuma fermo alla condizione di partenza: “Accetterò questa alleanza e sarò sindaco solo se si faranno da parte alcuni notabili dell’Ods con le mani in pasta con la giunta precedente”.
Una richiesta evidentemente inaccettabile per alcuni papaveri dell’Ods cittadina, i quali hanno spinto, riuscendoci, per l’alleanza alternativa con i Socialdemocratici.
Una soluzione che, secondo i sondaggi, non gode assolutamente di consenso popolare. I cittadini di Praga in assoluta maggioranza (72%, secondo una rilevazione della Sanep) non sono soddisfatti della scelta di Bohuslav Svoboda. Il 78% manifesta assoluta sfiducia nei confronti della coalizione fra Ods e Cssd.
Contro questa coalizione è stata anche avviata anche una petizione (“Petice proti koalici ODS a ČSSD v Praze”) che in pochi giorni ha raccolto l’adesione di ventimila cittadini. Fra i firmatari anche una serie di intellettuali e personalità della vita culturale ceca, come il filosofo e sacerdote Tomas Halik, il regista Jiri Menzel, l’attore Zdenek Sverak e persino Vaclav Havel. L’ex presidente, eroe della rivoluzione di velluto, aveva già fatto conoscere la propria opinione sulla politica comunale praghese appena qualche settimana prima delle elezioni, quando aveva fatto appendere, all’ultimo piano di un palazzo di Praga Holesovice, in posizione ben visibile, un gigantesco manifesto dove compariva la scritta: “Io non voto per i truffatori, per i mafiosi, per i furfanti, per le bische e per i bordelli!”.
Anche il presidente Václav Klaus non ha mancato di dire la sua a proposito della politica comunale praghese e della battaglia per la poltrona di primo cittadino. Lo ha fatto da un lato elogiando, senza risparmio di aggettivi, la gestione del precedente sindaco Pavel Bém e dall’altro benedicendo l’accordo per il governo della città fra Ods e Čssd. La Capitale d’altronde è considerata un feudo politico del capo dello Stato. Da tempo di dice che Klaus a Praga è così potente e influente, che le elezioni sarebbe in grado di vincerle da sola anche la racchetta da tennis presidenziale.

Di Giovanni Usai