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Praga, agosto 2007

Intervista con Antonin Panenka, indimenticato campione ceco che decise con un rigore entrato nella storia la finale degli Europei del 1976. L’uomo che in quella occasione, con la maglia della Cecoslovacchia, lasciò di stucco i campioni del Mondo della Germania. Siamo andati a trovarlo nella sede del Bohemians, società storica di Praga, appena tornata nella massima divisione ceca dopo diverse peripezie. Panenka attualmente è il presidente del Bohemians, dopo avervi trascorso una vita da giocatore e dirigente. Gentilissimo, ci accoglie offrendoci da bere nella bella veranda del club, per una chiacchierata all’aria aperta.    

In Italia –tutti dicono “rigore alla Totti”, ma in campo internazionale è lei l’ideatore riconosciuto di questo gesto tecnico. Come le venne l’idea di calciare così?

Dopo l’allenamento restavo sempre col portiere a tirare rigori e punizioni. Per rendere la cosa più interessante ci giocavamo qualcosa, una cioccolata, una birra o anche qualche soldo, ma lui era forte e io non vincevo mai. Così nacque l‘idea: il portiere non sta mai fermo, aspetta fino all‘ultimo e poi si butta da un lato. Facendola volare piano nel mezzo era fatta! Quel tiro l‘ho provato due anni, poi in amichevole, dopo in campionato, fino al rigore più importante, nella finale degli Europei.

Lei a Belgrado nel 1976, lasciò di stucco la gente, per l‘ultimo rigore si trovò davanti una leggenda come Sepp Maier… Nervosismo in quegli attimi?

Neanche per idea. Nessuno ci considerava, eravamo gli outsider del torneo, già felicissimi di essere in finale! Alla fine la partita finì 2-2. Siamo andati sul dischetto con un grandissimo vantaggio psicologico. 

Una vittoria storica. Come vi premiò la vostra Federazione?

Ricevemmo un premio, ma diciamo che erano altri tempi, davvero altri tempi.

Eravate comunque ben pagati.

Beh in generale si guadagnavano più della gente normale, ma non tanto. La differenza non era così enorme neanche fra i giocatori. Io firmai un contratto per 2.200 corone nette, in squadra la media era duemila corone. Oggi ci sono giocatori che prendono 100, 1.000 anche 2.000 volte di più dei colleghi.  

Torniamo a Totti. Diciamo che agli Europei del 2000 l’ha un po’ imitata. Però in una semifinale, davanti a un portiere „umano“come Van der Sar…?

Totti è un grande. E‘ creativo, ha tecnica e idee: è un giocatore che si inventa qualcosa che nessuno si aspetta, geniale…uno di quei giocatori che vedrò sempre giocare volentieri. Lo sa che una volta ci ho anche giocato contro? In una partita di esibizione in Austria, avevo 45 o 50 anni. Era per la partita di addio del portiere Michal Konsel, ex romanista. C’erano anche Cafu e Delvecchio.

Avrà sentito del suo recente addio alla Nazionale?

Questa cosa non la capirò mai. Ok, un’altra generazione, altri valori, ma per noi la maglia della nazionale era davvero un sogno. Non so come l’abbia presa il CT Donadoni, ma io non lo capirò mai. Comunque Totti non è il solo, fanno così anche da noi. Poi magari tornano per le partite importanti. 

Quindi segue il calcio italiano?

Sì, ma su questo sono diviso:siete legati dalla tattica e dal sistema difensivo, i vostri club sono quelli che più allenano questo aspetto, si segna poco e difendete da maestri. Per contro però avete dei grandissimi giocatori: giocare contro di voi sarà sempre difficilissimo, però agli occhi le vostre partite non sono esaltanti.

Ha mai avuto l’opportunità di giocare in “Serie A”?

Purtroppo no. Nei miei anni migliori era vietato giocare all’estero e quando finì il divieto avevo già 32 anni, ma comunque sono riuscito a farmi quattro stagioni in Austria.

Quale squadra italiana l’attirava di più?

Naturalmente ci sono quei club che sono più amati: Milan, Juventus, Inter, Roma. Io avrei scelto il Milan, anche perchè ci giocava uno come Rivera, simile a Totti, creativo, intelligente in campo.

E oltre a Totti, altri giocatori che più ammira?

Mi piacciono i giocatori creativi, i due che più ammiro hanno quasi lo stesso nome, Ronaldinho e Cristiano Ronaldo! Qui da noi abbiamo grandissimi giocatori, ma non di questo tipo, manca ancora qualcosa.

La vostra scuola anche agli ultimi Mondiali under 20 si è comunque confermata una delle migliori in assoluto. Qualche giovane su cui puntare. T

re su tutti: il portiere Petr, l‘attaccante Fenin e il difensore Simunek. Hanno una carriera davanti.  

Usciamo un attimo dal pianeta calcio.  Che rapporto ha con il nostro Paese, l’Italia?

Ne sono innamorato. E’ stata la mia prima uscita all’estero in tempi nei quali da noi era difficile viaggiare. Ero un ragazzetto di 17 anni e andammo da qualche parte vicino a Pisa, per un torneo. Ricordi meravigliosi.  Poi ovviamente ci sono tornato tante volte, col mio club e con la Nazionale. Chiaramente anche in vacanza, a Rimini, Bibbione, le mete più accessibili per noi, ma anche a Bari, nel sud.  L’Italia, la sua bellissima natura, il mare, il vino (sorride)! Mi piace la cucina italiana, i cannelloni, gli spaghetti.

E il Bohemians cosa rappresenta per lei?

La mia casa. Ci sono arrivato che avevo nove anni e ci ho giocato per 23 anni. Vi sono tornato anche dopo la parentesi in Austria. Qui sono stato allenatore, dirigente e ora sono presidente. Il mio nome è legato indissolubilmente al nome del Bohemians. Questa è casa mia!

 

Dura la vita del presidente eh?

No, assolutamente! A me piace lo sport, gioco anche a golf e a tennis nel tempo libero. Amo la vita all’aria aperta, magari anche semplicemente lavorare in giardino.

(sorride, godendosi la veranda del suo club, la sua casa)

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di Patrizio Barbirotto da Progetto Repubblica Ceca