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Storia di un ”amore” contrastato che potrebbe far vedere i suoi frutti con la joint venture Generali-Ppf Group
L’affare Kellner è stata la miccia che ha scatenato l’ultima lotta dentro la compagnia italiana prima delle dimissioni di Geronzi

Assicurazioni generali(Milano,piazza Cordusio)

Quanto abbia pesato lo scontro sull’affare Kellner tra Cesare Geronzi, ex presidente di Generali, e Giovanni Perissinotto, amministratore delegato dello stesso gruppo assicurativo, nelle dimissioni dell’ex numero uno del Leone nessuno lo sa. E quanto quell’affare in Nuova Europa con la creazione della joint venture tra Generali e Ppf (Gph) sia stata solo l’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso forse non si saprà mai. Di certo nel risiko di poteri forti all’interno del gigante assicurativo, il miliardario di Praga non è passato inosservato, sebbene Petr Kellner sia chiamato “lo yeti dell’imprenditoria ceca”, per il suo gusto di non apparire mai in pubblico e per la sua passione per i boschi e la montagna.
Eppure Kellner, a proposito del mercato italiano, ha sempre dichiarato di non essere interessato. Per il numero uno di Ppf Group la partecipazione del 2,02% in Generali è “strategica” ma non indispensabile, il core business resta il mercato della Nuova Europa.
A dimostrazione della sua posizione Kellner, 46enne che si è fatto da solo, ha dichiarato: “L’Europa dell’Est dal punto di vista economico non è ancora una parte del mondo stabilizzata, quindi probabilmente Generali è stata attirata proprio dalla nostra “rapacità” imprenditoriale”. Il 97esimo uomo più ricco del mondo, secondo Forbes, non vuole essere definito “un oligarca”, come scritto da alcuni giornali italiani nei giorni della tempesta interna al gruppo Generali, perché dice che la sua ricchezza non si basa su appoggi politici e privatizzazioni alla russa, ma sulla sua intelligenza e lungimiranza. Nel 1991, quando a ogni cittadino della Repubblica ceca vennero consegnati i voucher contenenti le quote di società privatizzate, Kellner raccolse i “buoni” di 200mila cechi che si fidarono di lui e creò Ppf Group che ha asset per 11,8 miliardi di euro.
Non c’è dubbio, però, che l’accordo con Generali, in cui Ppf detiene il 49% della jv ha destato curiosità e ha provocato aspre liti nella compagnia triestina. Soprattutto per la clausola, additata come la pietra dello scandalo da Vincent Bollorè e dallo stesso Geronzi, cioè l’impegno del gruppo italiano ad acquistare la quota del 49% nel 2014 se Kellner deciderà di venderla. E Kellner, intrepido snowbordista e con una volontà di ferro (fumava 60 sigarette al giorno e ha smesso da un giorno all‘altro), non ha intenzione di cedere se non al prezzo migliore, come ha fatto nei precedenti affari che hanno creato la fortuna della famiglia.
L’alleanza voluta da Perissinotto ha creato così tanto “chiasso” anche a causa della lettera inviata dall’Isvap, l’istituto di vigilanza del mercato assicurativo, a Generali nel dicembre scorso: l’oggetto del contendere è capire se la mossa promossa fortemente dall’ad per conquistare il mercato assicurativo della Nuova Europa abbia creato un buco nelle casse di Generali, diventando un affare solo per Kellner, o se, come ripetono i sostenitori di Perissinotto si rivelerà un vero affare. Sulla questione e sulle altalenanti disquisizioni italiche il patron di Ppf e i portavoce della compagnia stessa hanno voluto mettere le cose in chiaro: “La partnership strategica tra Ppf e Generali nel settore delle assicurazioni del centro-est Europa ha già dimostrato la sua ragion d’essere sotto il profilo del business. In linea di principio Ppf non ha nessuna intenzione di essere coinvolta nella vita politica di società o Paesi e non verrà quindi distratta dal suo impegno di creare valore”, ha fatto sapere uno dei portavoce parlando ad alcuni media italiani, aggiungendo che la società non può che “biasimare l’inappropriata divulgazione in pubblico di informazioni che sarebbe opportuno definire private”. Un distacco voluto da Kellner e perpetuato dal primo all’ultimo ufficio della sede del gruppo, sopra gli showroom di Maserati e Ferrari a Praga.
Stando a quanto dichiarato e ribadito anche dal capo della comunicazione di Ppf, Milan Tomanek, infatti, Kellner sulla sua posizione di consigliere di Generali o sulla possibile vendita della quota in Gph, non rilascia interviste: “Queste discussioni devono restare nel Consiglio d’amministrazione: noi siamo trasparenti e rispondiamo a tutto, ma non sui giornali”.
Sullo sfondo di questo grande affare nel settore assicurativo, che ha messo le basi di un asse Trieste-Praga, si staglia la figura di Kellner che, connotata dalla riservatezza, ha contorni difficili da definire ma pur sempre accattivanti. Se dal punto di vista lavorativo, secondo gli ultimi rumors il miliardario ceco si sta circondando dei migliori cervelli del business del Paese forse proprio per assecondare una possibile fase di espansione della compagnia, la vita privata è nascosta da una coltre. Stando ai racconti dei compagni di classe, uno dei quali ha dichiarato di aver promesso di non dire niente su di lui, Kellner è stato un ragazzo intelligente, bello, che piaceva alle ragazze e un po’ timido. Si sa che si è sposato per la seconda volta, ha quattro figli e oltre al business assicurativo ha lavorato come produttore nello Studio cinematografico di Barrandov. Niente di veramente piccante, quindi, per Kellner, che difficilmente va in giro in completo ma che si è concesso un aereo personale da un miliardo di corone. Il magnate è impegnato con la moglie in progetti di beneficenza attraverso la fondazione Educa che sostiene i bambini provenienti da famiglie socialmente svantaggiate e gli consente di studiare presso il Liceo Open Gate-Boarding School (creato dai Kellner), una scuola molto prestigiosa a cui accedono studenti delle famiglie più abbienti (con una retta annuale astronomica, fino a 19 mila euro).
Una vita con pochi fronzoli e concreta. Che lo Yeti non riservi qualche asso nella manica? Ai posteri il giudizio.

Di Daniela Mogavero