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Disoccupazione

Il numero degli occupati è in crescita, anche in ottobre. Il tasso di disoccupazione ufficiale, calcolato cioè sulla popolazione attiva, è sceso al 5.8% su base annua. Il dato più generale, sull’intera popolazione, è sceso leggermente, al 7.1%. Dati preliminari indicano per novembre un tasso di disoccupazione invariato. L’altra faccia della medaglia è che purtroppo la creazione di nuovi posti di lavoro è concentrata nel segmento meno qualificato e dunque meno remunerato. Si tratta di lavori con stipendi sotto la media, in manifatture di scarso valore aggiunto, destinate alla esportazione di beni economici o ad alto input di manodopera. Nondimeno, sembra trattarsi di occupazioni non stagionali ma con buone speranze di essere permanenti. Considerando lo stato dell’occupazione in Europa, meglio un lavoro pagato poco, che nessun lavoro. Purtroppo però per molti, soprattutto nelle zone più disagiate anche dal punto di vista logistico, rimane conveniente la disoccupazione assistita rispetto ad un lavoro pagato poco e lontano da casa. Fino a che la mobilità territoriale non sarà stimolata positivamente, questa paradossale situazione rimarrà irrisolta.

Produzione industriale

Crescita inferiore alle aspettative in ottobre, secondo alcuni osservatori. In realtà il valore di +3.2% su base annua è molto buono. Soprattutto se confrontato con lo striminzito +0.6% della UE. Al solito, è preponderante il traino del settore automobilistico cresciuto del 9.9%. Le aspettative sono per una ottima fine dell’anno, con ordinativi in crescita del 8.3%, e un generale sentiment positivo da parte di pressoché tutti gli attori principali. La piccola ripresa nella occupazione e nei salari, potrebbe portare anche a un leggero miglioramento della domanda interna, come al solito il tallone d’Achille dell’economia ceca e del settore industriale. Infatti la produzione industriale dedicata al mercato interno è ancora una volta stagnante in ottobre, a crescita zero su base annua. Ciò chiaramente costituisce un enorme problema, purtroppo totalmente inaffrontato da parte delle autorità che invece tendono a concentrarsi esclusivamente sulla promozione delle esportazioni con riduzioni artificiose del cambio e degli stipendi reali, a danno delle famiglie e dei consumatori cechi.

Inflazione

Bruttissime notizie sul versante dell’inflazione. La deflazione in termini reali continua ad intensificarsi, a danno delle famiglie ceche e a solo vantaggio di pochi grandi esportatori. La domanda interna è ancora flebile, e dunque non esiste alcuno spazio per una salutare crescita dei prezzi. Purtroppo le politiche miopi e ideologiche della UE continuano a deperire l’economia reale, disincentivando gli investimenti in un mercato dalla domanda interna asfittica, e dalla notevole disoccupazione. In novembre i prezzi al consumo sono scesi su base mensile dello 0.2% in un pericolosissimo trend deflattivo, e su base annua dello 0.6%, in calo quindi. Se consideriamo la massiccia svalutazione della corona negli ultimi 12 mesi, la situazione è molto preoccupante. Le famiglie si impoveriscono in termini reali, i prezzi scendono e con essi l’attrattività economica del mercato interno ceco, in una spirale negativa per cui il paese sembra essere destinato a divenire un mero serbatoio di manodopera per prodotti destinati all’esportazione verso i paesi ricchi del nord Europa.

Commercio estero

La bilancia commerciale continua ad essere fortemente in attivo. In ottobre è cresciuta in termini nominali di 1,7 miliardi di CZK rispetto al 2013, registrando un attivo di 10,2 miliardi. Si tratta di dati che risentono della svalutazione della corona, naturalmente, quindi la performace reale è meno positiva, ma pur sempre significativa. In particolare verso l’area UE, l’attivo di ottobre è di ben 52 miliardi di Corone. Il deficit con l’Asia invece è aumentato, anche a seguito della crescita del dollaro rispetto alla moneta ceca, che ha più che compensato il crollo del prezzo del petrolio. Si conferma ancora una volta come le esportazioni siano vitali per l’economia ceca. Dunque, sia per scelta autonoma o imposta a livello comunitario, sia per necessità oggettiva data la dimensione limitata del paese e della economia locale, ogni misura della banca centrale e del governo ceco è indirizzata all’aiutare le esportazioni. Con la evidente conseguenza dell’impoverimento sia del mercato interno che delle famiglie ceche, che in buona sostanza sostengono le esportazioni riducendo il loro potere di acquisto a volte in modo anche pesantissimo, come è stato nel 2014.

di Gianluca Zago