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Artista, pittore, bon viveur: cronaca di un edonista

«Reindl era un artista nel senso più puro del termine. Per lui dipingere era un piacere, senza alcun pensiero alle mostre, al pubblico, tanto meno al mercato dell’arte». A parlarne, tra ammirazione e nostalgia, è Michael Cukier, imprenditore, con un debole per l’arte contemporanea. Ricorda un amico, un vicino di casa, un pittore ceco conosciuto a Montreal di cui è divenuto uno dei più importanti collezionisti. Inizialmente la passione per la pittura di Reindl mi è stata trasmessa dalla mia ex moglie, Renata Hochelber, curatrice d’arte, anche lei praghese d’origine, che lo conobbe in Canada e lo convinse a organizzare le prime mostre», racconta Cukier.

Oggi comproprietario dell’hotel Le Palais di Praga, Michael ha riportato nella capitale ceca diverse tele di Reindl per esporle nei corridoi e nei saloni di quest’albergo-museo (che ospita anche una preziosa serie di litografie di Le Corbusier).

Ma chi è Miloš Reindl, quest’artista in fondo poco conosciuto, nato a Praga nel 1923 e morto a Montreal nel 2002? Un edonista, prima di tutto, sulla tela e nella vita. Lo si legge nei suoi quadri, che sono feste di forme sinuose e di colori brillanti. Nella sua pittura vitalità, movimento, specie nelle sue forme carnali e sessuali, sono motivi ricorrenti.

“Era il classico bon viveur, con un amore sconfinato per tutti i piaceri che la vita può offrire. Amava la buona cucina, il vino, fumare…, ma la sua vera passione erano le donne, amore per il quale l’altro sesso ricambiava generosamente, visto che lui era un uomo di grande fascino” ricorda ancora Cukier. “Decise di farla finita, in un giorno di marzo di sedici anni fa. Ormai anziano, malato, non accettava di dover rinunciare a tutti i piaceri che la vita sino ad allora era stata così generosa nel concedergli”.

La storia di Reindl si divide essenzialmente in un prima, cecoslovacco, e in un dopo, canadese. Dopo un’infanzia passata a Poděbrady, nell’est della Boemia, si trasferisce con la famiglia a Praga nel 1930. Qui frequenta la scuola primaria e secondaria, e sviluppa un interesse particolare per l’estetica e l’arte. Deciso a intraprendere una vita d’artista Miloš Reindl riesce ad entrare nel 1945 all’accademia delle belle arti di Praga, ma basterà un anno al giovane studente per decidere di abbandonare l’istituto: il conservatorismo artistico che vi è insegnato non gli corrisponde e non lo interessa. Così nel 1947 entra alla scuola di design industriale e arti applicate della capitale cecoslovacca; qui resterà sei anni. La sua vera formazione artistica si fa in questo momento, sotto la guida di maestri come Emil Filla e Antonín Kybal, importanti figure dell’avanguardia cecoslovacca, il cui stile sta a cavallo tra l’impressionismo e il cubismo.

Una volta ottenuto il diploma Reindl è costretto a partire per il servizio militare: due anni passati lontano dalla moglie Helena Pokorná, sposata nel 1951, e dalla figlia Helena nata lo stesso anno. Una volta rientrato trova un primo lavoro in un’industria tessile dove è impiegato al disegno e alla fabbricazione di tappeti. Le sue grafiche hanno successo, ma i guadagni sono modesti. Due anni più tardi nasce il suo secondo figlio, Miloš, così Reindl, deciso a trovare un posto che possa assicurargli entrate sufficienti ai bisogni di una famiglia che si allarga, trova lavoro in un ufficio pubblicitario specializzato nella promozione dell’industria ceca durante le fiere e le esposizioni internazionali. Allo stesso tempo si dedica alla creazione di manifesti per il cinema, producendo esemplari per film nazionali e internazionali. Il suo stile evocativo, simbolico, ed un magistrale uso dei colori fanno dei suoi affiche delle vere e proprie opere d’arte, ancora celebre rimane quello per il film Accattone di Pier Paolo Pasolini.

Ma la grande svolta nella vita di Reindl arriva nel 1968 ed è dettata da un momento cruciale della storia contemporanea cecoslovacca: l’invasione sovietica del Paese seguita alla primavera di Praga. Poco dopo l’arrivo dei carri armati russi, con il pretesto di una gita di famiglia a Vienna, porta la moglie e i due bambini nella capitale austriaca per riparare, da qui, a Montreal in Canada. Uno sradicamento difficile, che ancora oggi la figlia Helena ricorda con commozione: «Mio padre non si rammaricò mai di aver preso quella decisione, nonostante le difficoltà che ne scaturirono. Per noi figli, appena adolescenti, inizialmente fu difficile. Nei primi tempi avevo una nostalgia enorme per Micha, il nostro gatto che lasciammo a Praga a dei parenti». Ma sarà proprio in Canada che il talento artistico di Reindl arriverà a maturazione. Per ventitré anni professore al dipartimento di comunicazione grafica dell’università di Laval, riesce a ritagliarsi sufficiente tempo libero per dedicarsi alle sue tele. Ne dipingerà centinaia, tutte animate da uno stile proprio, sfrenato nell’uso dei colori acrilici, una autentica «celebrazione della vita», come l’ha definita lo storico dell’arte Francois-Marc Gagnon, che ne ha curato un’esposizione canadese.

Tutta l’opera di Reindl è tanto originale quanto impregnata di influenze eccellenti: Picasso, Miro, Matisse, Chagall, Soutine, sono questi i suoi maestri ideali, i pittori che l’artista ceco ha amato e che non hanno mai smesso di influenzarlo nella sua opera multiforme. Sono loro, con le loro stravaganze e i lori colpi di genio, gli invitati ideali a questa danza multicolore che è stata la sua pittura, la sua vita dopotutto.

di Edoardo Malvenuti