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Organi di informazione della Repubblica Ceca, in passato gestiti soprattutto da proprietà straniere, sono ora quasi del tutto in mano a tycoon locali
Si assiste a una oligarchizzazione del mercato dei media, nel quale spiccano editori impuri con ambizioni politiche e con l’obiettivo di essere più influenti

Con l’annuncio a fine ottobre dell’acquisizione della multinazionale Cme (Central European Media Enterprises) da parte del gruppo ceco Ppf, si è concluso un passaggio storico per i media cechi. In concreto, dal 2013 tutte le grandi compagnie editoriali e televisive hanno cambiato proprietario e i miliardari cechi ne sono diventati i nuovi padroni.

Investimento economico o influenza politica

L’operazione Cme/Ppf, di valore superiore a due miliardi di dollari americani, sarà ricordata fra le più importanti di quest’anno e ha suscitato ovviamente un certo clamore tra i professionisti dei media nonostante fosse nell’aria da tempo. Il gruppo Ppf di Petr Kellner, l’uomo più ricco del Paese, mette le mani su un colosso che gestisce canali televisivi in Bulgaria, Romania, Slovacchia, Slovenia e chiaramente anche in Repubblica Ceca, dove al Cme fa capo Tv Nova, la più seguita rete televisiva nazionale.

“Abbiamo appreso la notizia con preoccupazione” ha dichiarato il Fondo a sostegno del giornalismo indipendente (Nfnz) che da tempo si occupa del problema. “Gli ultimi anni hanno mostrato che questa situazione, in cui gli imprenditori più importanti sono diventati proprietari dei media principali, ha minato la fiducia nella libertà di stampa e ha messo sotto pressione gli stessi giornalisti”.

Come spiegato dal direttore del fondo, Josef Šlerka, suscita particolare preoccupazione il fatto che il gruppo Ppf, come molti altri nuovi padroni dei media, sia attivo in settori fortemente regolamentati dallo Stato. Pertanto c’è il concreto pericolo che gli editori usino i loro mezzi di comunicazione per influenzare l’amministrazione pubblica e le autorità di regolamentazione.

Ovviamente il Ppf nega ogni secondo fine di pressione politica nell’acquisizione di Cme. “Vogliamo utilizzare le sinergie tra la creazione dei contenuti mediatici e la loro distribuzione – ha dichiarato Petr Kellner – la nostra motivazione è lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni e dei media. La società Cme funziona bene e non prevediamo interventi precipitosi nella sua gestione”.

Il gruppo quindi cercherebbe sinergie con un altro settore dove è fortemente attivo. Da una parte, Ppf controlla infatti il principale operatore telefonico ceco (O2) e la rete mobile, dall’altra, ha un forte deficit di immagine in Repubblica Ceca. Lo mostra bene il caso della recente mancata partnership tra l’Università Carlo e la società di credito al consumo Home Credit, uno dei principali asset del Ppf. Kellner è accusato di fare soldi fornendo mutui a caro prezzo alla gente meno abbiente e di essere molto attivo in Russia e in Cina, accettando i regimi autoritari dei due Paesi.

D’altra parte, TV Nova e tutto il Cme Group riescono ancora a realizzare utili molto interessanti, anche per chi non fosse interessato al lato politico della transazione.

In ogni caso, ci sono tutte le premesse, in considerazione anche della vicinanza di Kellner all’ex presidente Václav Klaus, che Tv Nova diventi una sorta di piattaforma di informazione conservatrice, una specie di Fox News ceca. Peraltro, già oggi, la principale emittente privata ha una linea editoriale più vicina alle posizioni del presidente Miloš Zeman e, in parte, al premier Andrej Babiš. Questi ultimi, d’altra parte, non perdono occasione per scagliarsi contro le emittenti pubbliche televisive e radiofoniche.

Lo scudo e il biglietto da visita

La posizione più problematica è evidentemente quella del premier Andrej Babiš. Non solo le sue aziende sono attive in settori fortemente regolamentati dallo Stato, ma il suo impegno in politica suscita il sospetto che utilizzi i media di sua proprietà contro i partiti e i leader avversari. Dubbi d’altra parte confermati nel 2017 dalla clamorosa pubblicazione su YouTube, ad opera di anonimi, di alcune intercettazioni dove si sentiva Babiš parlare di materiale compromettente riguardante avversari politici e di come pubblicarlo su uno dei suoi giornali. Suo interlocutore era Marek Přibil, editorialista di MF Dnes, uno dei quotidiani più venduti del paese e parte dell’impero imprenditoriale del premier. La vicenda è poi sfumata nel nulla ma ha ipotecato la credibilità dei giornali del gruppo Mafra.

Babiš non è certo un caso unico: sono ormai numerosi i miliardari cechi, che hanno comprato “un giornale”. Il primo a farlo è stato il finanziere Zdeněk Bakala nel 2008, quando ha acquisito la compagnia editoriale Economia, della quale fa parte anche il quotidiano economico Hospodářské noviny. Bakala, che da anni cerca di migliorare la propria immagine finanziando le attività legate al ricordo dell’ex presidente Václav Havel, non è esente da aspetti problematici: in primo luogo per la maxi speculazione legata all’acquisto dei 41 mila appartamenti dei minatori Okd di Ostrava, una vicenda controversa che da sola meriterebbe un articolo; in secondo luogo per la gestione disastrosa della società estrattiva del carbone Okd.

Con tutta probabilità hanno da rifarsi una verginità attraverso media di proprietà anche il senatore e magnate del gioco d’azzardo Ivo Valenta (proprietario del portale sovranista Parlamentní listy) e il gruppo d’investimento ceco-slovacco Penta, la cui immagine è stata fortemente offuscata dallo scandalo di corruzione politica in Slovacchia, noto come il caso Gorilla. Come chiarito in un’intervista da uno dei partner di Penta, Marek Dospiva, il gruppo editoriale Vltava-Labe-Press serve a Penta come “valigetta nucleare e scudo” contro gli attacchi di altri organi di stampa.

C’è poi il caso di Daniel Křetinský, co-proprietario in Repubblica Ceca del Czech Media Invest, di cui fa parte il giornale più venduto del Paese: Blesk. Il giovane miliardario, noto per essere anche il padrone del football club Sparta Praga, si è reso protagonista ultimamente della scalata a diversi mezzi di comunicazione francesi, tra cui il prestigioso quotidiano Le Monde. Il suo tentativo di acquisire un peso preponderante nel capitale della società editrice di Le Monde ha suscitato nella redazione parigina una rivolta dei giornalisti. A difesa della stampa libera, contro le intrusioni dell’oligarca dell’Est, si sono schierati anche centinaia di intellettuali francesi. Con l’acquisizione del quotidiano, che non versa certamente in una florida situazione economica, il miliardario ceco – proveniente dal mondo sporco del carbone fonte di energia – sta cercando di assicurarsi un biglietto d’ingresso nella buona società internazionale. Alla fine, l’accordo tra la redazione e i due soci maggiori, Xavier Niel e Mathieu Pigasse, ha bloccato ogni tentativo di scalata.

Cosa fare?

Rispetto agli anni Novanta, quando la stampa ceca era in mano a investitori e gruppi editoriali esteri, oggi tutti i mezzi di comunicazione più rilevanti della Repubblica Ceca sono in mano a editori impuri, che hanno forti interessi in altri campi economici e il cambio di “nazionalità” non ha certo migliorato le cose. Tuttavia il passaggio è stato concluso e all’orizzonte non si vede alcun importante gruppo editoriale che possa far concorrenza ai nuovi padroni dei media. In pratica, l’unico polo rimasto non impuro è quello costituito dalla radio e dalla televisione pubblica. Per i giornalisti dei media privati si apre un periodo di maggiore sforzo rispetto al solito per conquistarsi l’indipendenza, messa in dubbio da proprietà invadenti e da una maggiore fragilità dei media tradizionali. Tutto lascia pensare insomma che per la libertà di stampa si dovrà ancora lottare.

di Jakub Horňáček