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Il recente film di Sean Ellis torna a celebrare l’eroica missione con la quale i paracadutisti cecoslovacchi uccisero Reinhard Heydrich

La mattina del 27 maggio 1943 Reinhard Heydrich, il dittatore de facto del Protettorato di Boemia e Moravia, salì sulla solita cabriolet Mercedes-Benz W142, di fianco all’autista, per il tragitto quotidiano dal villaggio di Panenské Břežany al Castello di Praga. Questa volta, tuttavia, una sorpresa avrebbe stravolto la routine giornaliera. Nella zona di Libeň, vicino all’ospedale di Bulovka, la strada disegnava una curva molto stretta, in salita, tale che le auto erano obbligate a rallentare. Fu proprio qui dove, al segnale studiato, il caporalmaggiore Jozef Gabčík entrò all’improvviso in strada per sparare, mitra in mano, alla Mercedes in avvicinamento; ma il mitragliatore si inceppò. Un secondo uomo, il caporalmaggiore Jan Kubiš, che era rimasto ritto sul marciapiede, gettò una bomba a mano sotto l’auto del generale, facendola saltare in aria. I due si diedero alla fuga, convinti però che l’attentato fosse fallito.

Eppure la missione dei partigiani – un’azione concordata tra il governo ceco a Londra, la resistenza nazionale ed il governo inglese – riuscì lo stesso a portare alla morte del “boia di Praga”, che morì in ospedale otto giorni dopo, il 4 giugno 1942, per setticemia. Un episodio che rese Hitler furibondo, sia per la fiducia che aveva in Heydrich, sia per il fatto che l’ultimo si arrischiasse a tal modo a viaggiare per la città senza una scorta o una macchina blindata. L’incredibile storia dei paracadutisti cecoslovacchi, addestrati nel Regno Unito dalla Royal Air Force britannica per assassinare il generale delle SS, è già stata il soggetto di vari film che hanno raccontato la missione e la barbarica rappresaglia che ne seguì.

Il primo, Anche i boia muoiono (1943, Stati Uniti) del maestro dell’espressionismo Fritz Lang, austriaco, emigrato negli Usa, rimane uno dei più importanti, nonostante c’entri poco con la realtà. Il regista austriaco scrisse la sceneggiatura solo dieci giorni dopo l’attentato con il drammaturgo e poeta tedesco Bertolt Brecht, il quale come Lang fuggì dalla Germania a causa dell’ascesa del nazismo. Se le vicende rappresentate nel film corrispondono poco con quelle vere, l’opera antinazista spicca per i tocchi espressionisti nella bella fotografia di James Wong Howe, e l’abilità di Lang e Brecht di porre complesse questioni morali.

Nella ex Cecoslovacchia, la rielaborazione più acclamata dell’attentato è sicuramente Atentát (1964), diretto da Jiří Sequens. Il film è considerato il miglior lavoro del cineasta di Brno, il quale viene ricordato come un regista di talento ma che si compromise per fare opere propagandistiche del regime comunista. Sequens creò sicuramente il film più completo sull’attentato, mostrando anche l’addestramento dei paracadutisti nel Regno Unito ed evidenziando le loro preoccupazioni su quale sarebbe stata la reazione tedesca. La pellicola vinse il Premio d’oro al Festival cinematografico internazionale di Mosca del 1965 e purtroppo è stata vista molto poco fuori i confini dell’ex blocco sovietico. L’Operazione Anthropoid fu anche il tema del film americano E l’alba si macchiò di rosso (1975) diretto da un regista di vari film di 007, Lewis Gilbert. Si tratta di un film che interessa per le scene d’azione e lo spazio dedicato al personaggio di Heydrich, ma complessivamente non porta niente di nuovo all’argomento. Anche Lidice (2011), di Alice Nellis, parla dei postumi dell’attentato e della brutale rappresaglia tedesca, ma sebbene promettesse molto, alla fine il risultato è stato un’opera deludente, con una buona interpretazione di Karel Roden e diversi momenti commoventi, ma poco più.

Anthropoid arriva al cinema cinque anni dopo la delusione di Lidice, un progetto di cui si è parlato molto nel Paese, già durante le riprese a Praga, l’anno passato.

Il film statunitense co-prodotto da Regno Unito, Francia e Repubblica Ceca, può vantare un cast di importanti attori internazionali come gli irlandesi Cillian Murphy e Jamie Dornan nei ruoli di Gabčík e Kubiš, ma compaiono anche volti conosciuti del cinema ceco come Anna Geislerová e Alena Mihulová. I produttori (fra i quali anche il regista ceco David Ondříček) hanno sottolineato gli sforzi per ricostruire il periodo, mentre il regista inglese Sean Ellis si è a lungo documentato per dare al film la maggiore aderenza storica possibile. L’accoglienza del film al festival di Karlovy Vary a luglio è stata positiva – ma si tratta veramente della trasposizione cinematografica più riuscita sull’Operazione Anthropoid?

La pellicola ripercorre gli episodi a partire dall’arrivo dei paracadutisti Gabčík e Kubiš nel Protettorato, il loro viaggio a Praga per mettersi in contatto con quello che rimane della resistenza cecoslovacca e preparare l’attentato. Se la prima metà della pellicola scorre lentamente, l’azione scatta nella scena dell’agguato, una scena ad alta tensione diretta magistralmente in cui si percepiscono timori e dubbi dei protagonisti. Ellis riesce a mantenere la tensione fino alla lunga ultima sequenza, in cui le truppe naziste assaltano la cattedrale dei Santi Cirillo e Metodio, rifugio dei partigiani che avevano preso parte all’operazione. Finale con un forte senso di claustrofobia che rievoca scene simili in altri classici film di guerra, come I dannati di Varsavia (1957) di Andrzej Wajda, o Das Boot (1981). Detto ciò, è un’opera che si concentra principalmente sulle scene d’azione, e come la maggior parte dei film sull’argomento, manca di un’approfondita analisi degli eventi. Ellis cerca di portare alla luce le incertezze della resistenza e del gruppo Anthropoid, tuttavia sarebbe stato interessante vedere anche la presenza del governo ceco, il quale coordinava le attività del gruppo dal suo esilio a Londra. Sebbene abbia dei momenti di grande forza emotiva, rimane un’opera di toni variabili con una stagnante prima parte, con toni simili a quanto ci si potrebbe aspettare da una serie Tv britannica.

Tutto sommato, Anthropoid merita una visione, ma non riesce ad offrire idee o interpretazioni che non siano già presenti nei film precedenti sull’agguato. Fa piacere vedere il racconto della missione sul grande schermo, in una produzione di grande portata, ma si distingue troppo poco da film come Atentát. Altre opere sono riuscite inoltre in qualcosa che manca a quest’ultima, ovvero a catturare e ricreare l’atmosfera di terrore che pervase Praga in seguito alla uccisione del Reichsprotektor. Di quest’ultimo aspetto è stato un ottimo esempio Principio Superiore (Vyšší princip), diretto da Jiří Krejčík e uscito nel 1959, il quale racconta la storia di tre studenti in un liceo classico di Praga, che vengono arrestati e condannati a morte per aver scherzato sulla morte di Heydrich.

Tuttavia, chi non si sentisse soddisfatto da Anthropoid dovrà aspettare solo qualche mese per il prossimo film sull’attentato. Il titolo sarà HHhH, una produzione francese, girata a Praga e basata sull’omonimo libro di Laurent Binet. La pellicola uscirà già nel 2017 e promette di concentrarsi sulla figura di Heydrich. Vedremo se sarà questo il film definitivo sull’Operazione Anthropoid.

di Lawrence Formisano