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Dietro le quinte del mondo del gaming, una industria che in Repubblica Ceca fiorisce

“Non si smette di giocare perché si invecchia, si invecchia perché si smette di giocare”. Così scriveva G.B. Shaw nei primi anni del ‘900, sottolineando l’importanza di riuscire a mantenere una parte ludica nella vita di tutti i giorni. La Repubblica Ceca ha preso a cuore il concetto espresso da Shaw, lo ha modernizzato e ha integrato la propria vocazione industriale. Infatti, oltre a essere una potenza industriale a livelli mondiali nel settore dei giocattoli tradizionali, è divenuta un’area molto importante nell’ambito dei videogames, con case produttrici e sviluppatori di fama internazionale.

Negli ultimi anni il comparto dei videogiochi è cresciuto a dismisura e nel 2018 ha raggiunto un fatturato complessivo di tre miliardi di corone, oltre 110 milioni di euro, con un incremento del 34% rispetto all’anno precedente, come confermato dalla Gdaz, l’Associazione degli sviluppatori cechi.
Una crescita da sostenere con la formazione di specialisti

Per garantire continuità e soddisfare i bisogni di questa particolare industria è necessario un adeguato processo di formazione, in grado di preparare specialisti qualificati pronti a mettersi in gioco, nel verso senso della parola, dando il proprio supporto alle aziende operanti.

Negli ultimi tempi alcune università ceche hanno persino istituito corsi mirati allo sviluppo, alla progettazione e al design del videogioco. La Karlova di Praga li ha inaugurati tre anni fa, poi è stata la volta della Famu, la prestigiosa Accademia delle arti dello spettacolo della Capitale ceca. A puntare su questo ramo formativo sono anche la Scuola superiore di studi tecnici e l’Università Masarykova di Brno. Il processo però non è veloce quanto la crescita della richiesta di specialisti che giunge dal mercato. Fino ad ora, infatti, il numero di persone che hanno terminato questi corsi è molto basso. L’Università Karlova conta soltanto cinque laureati in questo campo.

Ma la carenza di personale qualificato non è l’unica problematica che interessa le aziende ceche: attrarre investitori ed attivare incentivi statali sono due ulteriori aspetti di vitale importanza, soprattutto per un mercato non ancora completamente formato.

La storia dei “giochi 2.0” infatti parte da lontano, come ci si rende conto visitando l’Arcade museum di Červený Újezd, un villaggio adiacente alla periferia ovest di Praga. Nelle sue sale si torna indietro nel tempo, fino al momento in cui il mondo dei videogames vide la luce, anzi attaccò la spina per la prima volta, negli Stati Uniti degli anni ’70. E chiaramente si rivive anche l’approccio che la Cecoslovacchia ha avuto verso il mondo dei videogiochi, sin dagli albori, respirando lo spirito creativo che ancora oggi contraddistingue l’industria ceca.

I primi esemplari furono appunto gli arcade games, nati oltreoceano, che precedettero le console “casalinghe”. Con esse, nel 1980, viene coniato il termine “gamer”, parola chiave che ancora oggi determina l’identità dei giocatori più attivi e aggiornati sulle novità, sia in termine di titoli che di attrezzatura. L’incremento delle tecnologie porta quindi ad uno sviluppo sempre più ampio, così negli anni ‘90 entrano in scena grandi compagnie disposte a rivoluzionare il mercato e conquistarsi il centro della scena: Sony e Microsoft rilasciano le console che rivoluzioneranno il panorama dei videogiochi e che ancora oggi, con le loro versioni più recenti, dominano il mercato.

Dopo il 1989, anche i Paesi dell’Europa orientale possono godere di opportunità fino ad allora sconosciute, scoprendo nuovi ambiti lavorativi ed intraprendendo un cambio di rotta sostanziale. Nella neonata Repubblica Ceca cominciarono a riunirsi i primi manipoli di creativi, grafici e programmatori che sancirono l’inizio di un settore lavorativo considerato, sino a quel momento, soltanto un hobby. Ci sono voluti circa 20 anni per costruire delle solide fondamenta, in cui non sono mancate realtà d’eccezione, capaci di affermarsi in breve tempo. Questa solidità viene confermata dai numeri: attualmente in Repubblica Ceca operano 76 aziende in questo settore, dando lavoro a 1.500 persone circa. Solo il 7% di queste filiali è di proprietà estera, un dato che secondo alcuni esperti dimostra l’impronta locale di tale industria. D’altro canto però emerge l’evidente necessità di attirare investitori esteri. Concetto sottolineato dall’Asociace českých herních vývojářů, l’associazione degli sviluppatori cechi che ribadiscono anche il bisogno di una maggiore attenzione da parte dello Stato.

Una prima mossa da parte del governo ceco è stata quella di includere il settore fra gli ambiti innovativi prioritari, allo scopo di sfruttarne appieno il potenziale e sembrano dunque prevedibili nuovi sviluppi.

PlayCzech e tanta voglia di mettersi in mostra

A supporto dell’industria ceca dei videogiochi si è mossa anche la CzechInvest, contattando potenziali gruppi di investitori stranieri e partecipando alle fiere come la Gamescom di Colonia, evento di caratura mondiale, o la G-star, mega festival sudcoreano. La missione è quella di dirigere l’attenzione e i fondi degli investitori verso Praga e di promuovere il programma di incentivo statale agli investimenti in questo settore.

All’interno dei confini cechi, è significativo, per esempio, il modo con il quale lo scorso anno la CzechInvest ha sostenuto lo svolgimento del Game Access di Brno, una conferenza internazionale durante la quale sono state presentate le ultime novità dell’industria dei videogiochi, con l’arrivo nel capoluogo moravo di più di mille specialisti provenienti da tutto il mondo, persino dagli Stati Uniti. Il Game Access è una delle principali conferenze dedicate a questo settore che si svolgono nell’Europa centrale.

A proposito di eventi dedicati agli addetti ai lavori, ricordiamo anche il “Game Brew” di Plzeň, esclusivamente dedicato all’industria del videogioco, che facilita l’incontro tra le piccole realtà e le più grandi, incentivando l’avviamento di nuovi progetti.

Tra le compagnie ceche di eccellenza mondiale ricordiamo in primo luogo la Bohemia Interactive che ha oltre 300 dipendenti e la Warhorse Studios, società che fanno parlare di sé da anni, ricevendo la consacrazione dei mercati internazionali. Non è un caso se investitori stranieri come l’editore T.h.q. Nordic oppure la holding americana Take Two si siano affacciati al mercato ceco. Il colosso austriaco ha rilevato Warhorse nel 2018 per 33 milioni di euro, mentre gli statunitensi hanno inglobato i produttori di Illusion Softwrorks, casa che rilasciò nel lontano 2002 il gioco “Mafia”. Titolo che ha raggiunto 15 milioni di copie vendute e divenuto famoso in tutto il mondo con i suoi tre capitoli.
Sviluppatori sin troppo scrupolosi

Uno dei motivi per cui i videogiochi cechi sono molto apprezzati è l’accuratezza nella realizzazione dei dettagli. Significativo l’episodio risalente a qualche anno fa, che la dice lunga sull’attenzione maniacale per i particolari degli specialisti cechi. Due sviluppatori della Bohemia Interactive, azienda famosa per le sue simulazioni belliche, furono sorpresi a scattare foto a più non posso ai sistemi radar militari top secret posizionati sull’isola di Lemnos, piccolo lembo di terra che affiora dalle acque del Mar Egeo a poche miglia dal confine turco. Arrestati dall’esercito greco, vennero classificati come spie e rischiarono una lunga pena detentiva. Si giustificarono motivando la loro presenza sull’isola con un reportage utile a rendere quanto più realistico il loro videogioco “Arma”. Le autorità diplomatiche ceche dovettero sudare non poco per tirarli fuori da quel pasticcio.

Un intoppo che non ha comunque tolto all’industria ceca del videogioco la voglia di crescere e di svilupparsi, con sempre maggiore spinta. Tutto questo in un Paese di gamer accaniti e di sviluppatori sopraffini, che hanno reso il gioco una questione molto seria.

di Mattia D’Arienzo