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L’amministrazione Obama programma un nuovo progetto antimissilistico che comprenderebbe oltre a Repubblica ceca e Polonia anche la Romania

Praga attende, mentre Mosca e Washington si studiano nello scacchiere della diplomazia internazionale e dei progetti di difesa contro minacce comuni.

Il gioco è molto delicato e ad assumere il ruolo di pedina o di alfiere e, di volta in volta, di torre o di regina, non è solo Praga, ma anche Varsavia e, da qualche mese, la nuova entrata Bucarest.

Un gioco fatto di mosse pensate, ragionate, astute, di attesa e contromosse altrettanto capaci di spiazzare l’avversario e nello stesso tempo di rispondere colpo su colpo alle offensive e alla ritirate.

Proprio mentre si festeggia il ventennale della caduta del muro di Berlino e la rottura della Cortina di ferro, rimane di stretta attualità la questione dello scudo antimissilistico statunitense in Europa centrorientale. Seppure con le modifiche volute da Barack Obama nel quadro di un maggior dialogo con la Russia, lo scudo è e sarà terreno di dibattito, se non di scontro, tra le due superpotenze anche nell’era della distensione.

Al centro si trovano la Repubblica ceca e la Polonia, vicine alla Casa Bianca e pronte a rinnovare il sostegno al progetto ora di Obama, ma nello stesso tempo attente nei confronti delle risposte russe alle iniziative americane.

Proprio dopo aver ribadito la propria disponibilità a ospitare parti dello scudo, in occasione della recente visita del vicepresidente Usa Joe Biden, le autorità ceche e polacche hanno espresso la loro preoccupazione agli alleati di Oltreoceano. I timori riguardano la possibilità che Praga e Varsavia possano in futuro pagare, in termini di minore sicurezza, la rinnovata partnership con gli Stati Uniti.

czech republic prague, charles bridge at dawn

Il nuovo sistema più diffuso, come conferma la richiesta alla Romania di aderire al piano, potrebbe portare sul territorio ceco non più una base radar ma un centro di controllo o comando delle risorse di intercettazione. Se alla Polonia sono stati offerti i missili SM3, per la Repubblica ceca la discussione è ancora in fase iniziale.

A Praga, intanto, i partiti si iniziano a schierare sulle proprie posizioni. Per i Socialdemocratici (Cssd) si tratta di una soluzione su cui si può discutere “a patto però che sia costruito per fronteggiare una minaccia reale e che il sistema sia realizzato nell’ambito dell’Alleanza atlantica” ha dichiarato il leader del partito Jiri Paroubek, precisando che ancora “la questione è prematura e che si potrà essere d’accordo solo quando si capirà effettivamente cosa gli Stati Uniti vogliono fare”. Un sorriso storto è arrivato, invece, dall’ex premier Mirek Topolanek, che si era battuto per l’approvazione dei trattati firmati da Praga e Washington sullo scudo e aveva reagito con delusione alla cancellazione del Piano. Topolanek ha comunque accolto con favore l’intenzione statunitense di continuare a puntare su un sistema antimissilistico in Europa centrorientale che preveda anche la partecipazione della Repubblica ceca.

Nonostante queste perplessità, però, il nuovo piano, che ha incassato in tre giorni il “sì” ceco, romeno e polacco, è stato accolto con favore anche dalla Nato, che lo valuta una valida protezione per europei e americani da “una reale minaccia” quella iraniana e da quelle che rischiano di apparire in futuro.

Praga, però, ha voluto precisare che la sua partecipazione allo scudo sarà comunque in chiave di membro dell’Alleanza atlantica perché “gli Stati Uniti considerano la Repubblica ceca sufficientemente adulta a vent’anni dall’edificazione di un regime democratico perché essa possa decidere da sola sulla sua partecipazione”, ha dichiarato il primo ministro Jan Fischer. Sulla stessa linea anche Paroubek che ha annunciato l’intenzione di avviare un dibattito aperto sul tema, perché il Cssd ritiene fondamentale che l’opinione pubblica nazionale sia consapevole del tipo di progetto. Non dovrà più avvenire – ha fatto capire esplicitamente Paroubek – che il governo ceco firmi degli accordi internazionali e chieda la ratifica del Parlamento, consapevole che più della metà della popolazione è contraria come è accaduto in passato.
Che Praga accetti è comunque scontato, secondo il “vecchio saggio” Vaclav Havel. Gli Stati Uniti “sono interessati al nostro Paese e nessun altro ci ha spinto fuori dal campo di visione americano”, ha dichiarato l’artefice della Rivoluzione di Velluto aggiungendo che la cancellazione del piano è una questione meramente tecnica, perché di questo sistema di difesa si parla da 25 anni e ogni amministrazione della Casa Bianca sembra avere idee diverse sul tema.

Di Daniela Mogavero