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Dopo la condanna dell’ex premier ucraino, il marito ha ottenuto in poco tempo l’asilo in Repubblica ceca

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Il caso Tymoshenko rischia di rimanere per lungo tempo al centro delle cronache e delle questioni diplomatiche europee e non.
Non soltanto per le polemiche sulla condanna dell’ex premier ucraino Yulia Tymoshenko, ma anche per le vicende riguardanti la sua famiglia, prima fra tutte la richiesta d’asilo, accettata in men che non si dica, da parte di Praga per il marito Oleksandr. In molti, infatti, in Repubblica ceca hanno storto il naso quando a gennaio il ministro degli interni Jan Kubice ha annunciato che la tutela internazionale per motivi non necessariamente politici era stata concessa.
Tra i più sconcertati il collega responsabile della diplomazia ceca, Karel Schwarzenberg che (non sarebbe stato neanche consultato) si è detto preoccupato delle possibili conseguenze nelle relazioni tra Praga e Kiev. Non è la prima volta che le autorità ceche accolgono cittadini ucraini in vista per le loro posizioni contro il governo di Viktor Yanukovich e anche i rapporti commerciali, oltre che la diplomazia tra i due Paesi scricchiolano. L’atteggiamento di Praga, però, si inserisce senza strappi nel filone europeo di sostegno alla “pasionaria” Yulia, di cui Ue e Stati Uniti chiedono la liberazione. Sullo sfondo resta, comunque, la figura di Oleksandr, un uomo d’affari con un passato non del tutto cristallino e con velleità politiche non troppo nascoste.
A Praga si rincorrono le voci sul perché e su come il signor Tymoshenko abbia chiesto e ottenuto così velocemente l’asilo per motivi politici. Il ministro dell’Interno, cercando di sgombrare il campo a dubbi e supposizioni, ha dichiarato che la richiesta “è stata presentata mesi fa, è stata seguita una procedura standard e oggi (6 gennaio, ndr) è stato concesso l’asilo”. Lo stesso Oleksandr ha dichiarato che la decisione di chiedere l’asilo è stata presa da tutta la famiglia: “Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso insieme – ha dichiarato, spiegando di aver presentato la domanda a novembre del 2011 – Dopo le analisi del ministero degli Interni mi è stato comunicato che avrei avuto protezione internazionale”. Protezione da chi, ci si chiede a Praga. Secondo la stampa vicina ai Tymoshenko dopo la condanna a sette anni per abuso di potere inflitta all’ex premier, il governo di Kiev sta cercando nuovi modi per fare pressione sulla famiglia della “pasionaria” perseguendo la figlia e il marito, anche se non c’è traccia ufficiale di un possibile caso contro Oleksandr. Il legale dell’ex premier ha ventilato la possibilità che Kiev riapra un caso chiuso nel 2005 per cui il signor Tymoshenko era stato incriminato ma mai condannato.
Tra i rumors delle ultime settimane c’è anche un’altra teoria che spiegherebbe il perché Oleksandr Tymoshenko abbia scelto la Repubblica ceca come suo “esilio dorato”: per le sue amicizie nelle alte sfere. “Ho amici e partner di lavoro in Repubblica ceca e sono il cofondantore di una compagnia ceca”, ha dichiarato lo stesso businessman ucraino. I media cechi hanno tirato fuori alcuni scheletri nell’armadio dell’uomo d’affari e hanno reso noto che Tymoshenko può contare su alcuni appoggi importanti in Repubblica ceca: è in buoni rapporti con l’ex ministro dei Trasporti Ales Rebicek e con l’attuale ambasciatore ceco a Washington Petr Gandalovic, fino all’ex premier Mirek Topolanek. Sugli affari di Tymoshenko si concentrano le nubi più dense del caso: 12 anni fa, infatti, l’uomo d’affari ha acquistato un appartamento a Usti nad Labem, presso cui ha registrato una compagnia, la International Industrial Project. Ma gli uffici attualmente sono chiusi. Tymoshenko, quindi, in quanto uomo d’affari avrebbe potuto chiedere un visto di lungo periodo in Repubblica ceca, invece di ricorrere all’asilo e questa decisione lascia alcuni politologi ancora più perplessi soprattutto perché su più di diecimila richieste di asilo da cittadini ucraini, negli ultimi anni solo un centinaio ha ottenuto il permesso. Tra i punti oscuri, inoltre, vengono citati i suoi passati rapporti con Pavlo Lazarenko, l’ex premier ucraino ancora in carcere negli Stati Uniti con l’accusa di riciclaggio di denaro sporco relativo alle attività della Unified Energy Systems of Ukraine (UESU, società di cui il signor Tymoshenko era dirigente).
Tra le armi “vincenti” di Tymoshenko in Repubblica ceca, invece, la creazione nel 2006 della Camera di commercio ceco-centro Asia. Quest’organismo pagò, per ragioni ancora da chiarire, il viaggio dall’ex premier ceco Jiri Paroubek in Siria nel 2008. Allo stesso organismo venne assegnato il mandato per negoziare la questione del debito dell’Ucraina con la Repubblica ceca: al centro della trattativa la fornitura di gas. Ma l’allora ministro delle Finanze Vlastimil Tlusty rifiutò l’offerta.
Tymoshenko, intanto, ha reso noto di voler intraprendere la carriera politica su scala internazionale: “Insieme ad altri colleghi abbiamo creato un’associazione internazionale ‘Patria’. Il principale obiettivo è analizzare l’operato del governo e le sua attività criminali, ponendo alla luce le azioni di Yanukovich sulla stampa straniera. Voglio che il mondo capisca che il regime di Yanikovich non ha bisogno di Yulia Tymoshenko viva”.
Il caso dell’asilo a Tymoshenko è il secondo del suo genere in tempi recenti. La Repubblica ceca, infatti, ha accolto con le stesse modalità Bohdan Danylyshyn, ex ministro dell’Economia proprio sotto il governo di Yulia Tymoshenko tra il 2007 e il 2010. La decisione aveva scatenato anche all’epoca polemiche tra Praga e Kiev e l’espulsione di rappresentanti del corpo diplomatico da entrambi i lati, come reazione. Per questo Schwarzenberg, intervistato a caldo dopo l’annuncio dell’asilo a Tymoshenko, ha auspicato che la decisione di accogliere il businessman ucraino non provochi nuovi motivi di animosità. “Alcuni regimi reagiscono così. Sappiamo cosa accadde in un caso simile e come reagì l’Ucraina”, ha aggiunto il ministro degli Esteri. Dal canto suo il ministero ucraino che non ha commentato direttamente l’accaduto ha reso noto che l’Ucraina “rispetta interamente i principi di legge, i diritti umani basilari e le libertà. Per questo non vediamo ragioni affinché i cittadini ucraini chiedano asilo all’estero”.

Di Daniela Mogavero