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Zeman guida il fronte dei favorevoli, Babiš e il governatore della Čnb i contrari. E mentre si discute delle possibili date per l’adozione, continua la politica di svalutazione della corona

Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Bulgaria e Romania hanno in comune di essere membri dell’Ue ma non ancora dell’Eurozona. E se c’è chi, come Bucarest, ha da tempo detto di voler fare il possibile per rispettare i criteri di Maastricht per poter accedere alla moneta unica e ha fissato il 2019 come data utile, gli altri Paesi non vedono nella zona euro il porto sicuro che poteva rappresentare qualche anno fa. E così in molti tentennano nei palazzi del potere della Nuova Europa. A Praga, però, l’aria sembra cambiata: al Castello in aprile il presidente Miloš Zeman e il premier Bohuslav Sobotka si sono detti d’accordo sulla necessità di intensificare il dibattito sulla adozione dell’euro per poter accelerare l’ingresso nell’Eurozona.

“Non è prospettabile comunque una data anteriore al 2020” ha detto Sobotka, il quale ha però subito specificato che in seno al suo governo non esistono la volontà e l’unità per realizzare da subito questo obiettivo e ha lasciato di fatto la palla al prossimo esecutivo che dovrebbe entrare in carica nel 2017.

Oggi il principale ostacolo appare il vicepremier e ministro delle Finanze Andrej Babiš, il più ostico degli oppositori interni della squadra di Sobotka. Il numero uno di Ano insieme alla Banca centrale ceca ha frenato rispetto alla possibilità di fissare una data per l’adozione: “Io penso che questo non sia un tema attuale, tanto più in una situazione in cui la stessa Eurozona non sa ancora se abbandonare la Grecia o se farsi carico dei suoi debiti”.

Intanto la Repubblica Ceca, a proposito di criteri di ingresso, è già in grado di rispettarne pienamente tre su quattro: la stabilità dei prezzi, il rapporto deficit-Pil, i tassi di cambio di lungo periodo. Resta il punto eminentemente politico, relativo al tasso di cambio della corona con l’euro. In questo momento condiziona la politica di svalutazione della moneta ceca messa in atto dal 2013 dalla Česká národní banka, con l’intenzione di mantenerla in piedi per almeno un altro anno.

L’euroscetticismo ancora forte

Tornando al tema dei favorevoli e contrari, in un Paese in cui spesso regna l’euroscetticismo, il primo dei sostenitori resta Zeman, che ha preso lo scranno di presidente, ribaltando la posizione di Václav Klaus, da sempre avverso all’adozione dell’euro. Per il capo di stato si potrebbe anche ridurre il tempo di attesa ed entrare nell’euro persino nel 2018. Una mossa che verrebbe ben vista soprattutto dai grandi investitori stranieri della Vecchia Europa con cui la Repubblica Ceca fa i suoi affari: Škoda (leggasi Volkswagen) in primis. Il dibattito comunque continuerà serrato nei prossimi mesi.

Recentemente Zeman, a cui spetta la decisione di nominare il numero uno della Banca centrale, ha fatto sapere che sceglierà un filo-euro per la successione. Singer, attuale detentore del controllo della Banca, si è più volte schierato contro l’adozione della moneta unica e a favore della svalutazione della corona. “Il previsto futuro ingresso della Repubblica Ceca nell’Eurozona non è detto che porti all’economia nazionale i vantaggi sperati”, ha detto Singer citando alcuni Paesi che ancora non hanno adottato l’euro e che sono cresciuti più dei Paesi dentro l’area della moneta unica. E secondo il numero uno di Čnb senza l’intervento di svalutazione adottato nel 2013, il Pil ceco del 2014 non sarebbe andato al di là di una crescita di +0,4% (contro l’effettivo +2%) e si sarebbe raggiunta una deflazione di -2% (registrata +0,5%).

La posizione di Zeman è invece ben diversa: “La Čnb ha deciso la svalutazione per ritardare l’ingresso nell’Eurozona. Alla Čnb non vogliono l’euro, perché poi diventerebbero una semplice filiale della Banca centrale europea”.

Dal Castello per eliminare l’ostacolo Singer è già pronto il probabile successore, impalmato da Zeman: si tratterebbe di Jiří Rusnok, già consigliere di Čnb, fedelissimo del capo dello stato. Rusnok ha dichiarato che per la Repubblica Ceca l’euro “sarebbe una scelta strategica di lungo periodo sicuramente conveniente. Visto il forte legame economico che il nostro Paese ha con l’Eurozona, non vedo alcun motivo per rimanerne fuori. La nostra economia già oggi rispetta i parametri di Maastricht, ma la decisione è prettamente politica”. Politica, strategica, di popolarità: la pubblica opinione è infatti sicuramente contraria. Un recente sondaggio Čvvm, ha dato questi risultati: 4% assolutamente a favore; 15% piuttosto a favore; 47% decisamente contrari; 29% piuttosto contrari.

I dubbi sulla svalutazione

Intanto la Banca centrale fa incetta di moneta straniera diversa dall’euro: nel 2014 ha riallocato parte delle sue riserve in dollari canadesi e corone svedesi. Gli asset in euro restano la parte preponderante, ma sono scesi alla metà del totale rispetto a oltre il 60% del 2013 quando venne acquistata moneta unica in gran quantità per avviare la svalutazione della corona. Una mossa che la Čnb commenterà solo in seguito ma che potrebbe essere collegata alla politica di indebolimento e alla possibilità di testare la forza della corona rispetto all’euro. Infatti da quando la Banca centrale svizzera ha deciso di togliere il limite al tasso di cambio del franco svizzero nei confronti della moneta unica europea, il focus del mercato si è spostato sulla corona ceca e danese. Questa mossa, insieme alla quantitative easing della Bce, ha acceso l’interesse verso gli asset dei mercati europei emergenti. Tali dati, messi insieme, potrebbero far pensare alla decisione della Čnb di testare la reale tenuta della corona entro la fine dell’anno o verso la fine della politica di svalutazione che verrà tenuta in piedi fino a quando l’inflazione non inizierà a risalire verso il 2%.

Singer ha dichiarato che, se le condizioni lo richiederanno, aumenterà in maniera automatica la svalutazione della corona fino a quando sarà necessario. Ma Zeman freme: import e vacanze, soprattutto in prossimità dell’estate, sono diventate costose per i cechi e il Presidente non accenna a placare la sua critica nei confronti della Čnb. I sondaggi sono favorevoli alla decisione di concludere questa strategia di indebolimento della corona, ma i mercati potrebbero pensarla diversamente, guardando sul lungo periodo a un’economia ceca più forte.

Intanto, con l’obiettivo di mantenere una posizione di forza e stabilità nel settore finanziario, la Repubblica Ceca – su richiesta del ministro Babiš – dovrebbe rimanere fuori anche dall’Unione bancaria della Ue: “meglio aspettare, verificare i prossimi sviluppi ed esaminare in seguito l’effettiva convenienza del meccanismo di vigilanza del sistema creditizio adottato dalla Ue”.

di Daniela Mogavero