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In bilico tra stereotipo, eccesso di autocritica e veridicità, la qualifica di invidiosi cronici sono spesso gli stessi cittadini cechi ad attribuirsela

Si è soliti dire che l’erba del vicino è sempre più verde ma in Repubblica Ceca, a quanto pare, è ancora più verde. Se l’invidia infatti non è una caratteristica che si possa attribuire a una determinata nazionalità, va però rilevato che sono proprio i cechi molto spesso a considerarla un loro tratto tipico. Molti abitanti di questo Paese la considerano una delle malattie sociali più diffuse e psicologicamente invalidanti.

“A quanto pare siamo più invidiosi degli altri paesi europei” dicono alla Hypoteční Banka nel riassumere i dati di un sondaggio realizzato nel 2014 da Confess Research e Stem/Mark. Il 67% della gente pensa che gli altri non si meritino ciò che hanno, senza eccezioni nemmeno per la propria famiglia (25%).  Sempre secondo il medesimo sondaggio, l’identikit dell’invidioso tipo è il seguente: “Un uomo d’età compresa tra 18 e 29 anni con istruzione secondaria, che vive nelle cittadine di provincia”.

La cosa più invidiata? L’84% concorda nell’indicare i soldi, cosa per cui non si fanno distinzioni di sesso, provenienza, età o posizione sociale; seguono successo e lavoro, auto e casa.  A ben vedere sono le stesse cose che normalmente fanno venire attacchi di bile agli invidiosi di tutto il mondo.

“Le più invidiose siamo noi donne” confessa Bohumila, signora poco più che cinquantenne che incontriamo al parco di Letná, a Praga, con il nipotino. “Fino a poco tempo fa invidiavo le amiche perché avevano tutte dei nipotini. E poi la cosa più importante, la salute, soprattutto se chi ce l’ha non la rispetta”. Un signore che siede di fianco pensa l’invidia sia retaggio dell’epoca comunista. “Ci hanno tolto il nostro orgoglio nazionale e inculcato nell’anima un’ideologia di odio, invidia e primitivismo. È un problema della nostra società, perché gli invidiosi sono dominati da un risentimento profondo, continuo, che sottrae energie, serenità e condanna la gente a rimuginare continuamente, a sentirsi sconfitti”.

Ma c’è anche chi non è d’accordo. “Noi cechi siamo nella media” scrive Karel su un blog dove il tema ha richiamato una moltitudine di commenti. “Ditemi qual è il paese dove le persone non s’invidiano, vanno d’accordo e sono felici del successo degli altri… mi ci trasferisco subito”.

Eppure, che questo tratto sia nei cechi più marcato, è un’opinione diffusa da tempo. Già nel 1992 in un’indagine in cui si chiedeva d’indicare le caratteristiche dei cechi, l’invidia è risultata una delle più gettonate (citata dal 28% di quanti avevano evidenziato aspetti negativi).

Il dubbio che sia proprio così è diffuso anche fra gli stranieri residenti, perché negarlo. Nel 2006 Hans-Jörg Schmidt, giornalista tedesco che vive a Praga dal 1990, ha scritto un libro intero su come i tedeschi vedono i vicini. Il titolo è Česko e il ceco medio è descritto come un uomo che trascorre ogni minuto libero nella chalupa di campagna, si dedica al bricolage, va a funghi, e naturalmente è invidioso.

“Accade spesso che l’invidia appaia come carattere distintivo ceco anche nelle valutazioni europee” afferma lo psichiatra Jan Cimický. Stupisce un po’ se si pensa che questo sentimento si accentua solitamente con l’ampliarsi della forbice tra ricchi e poveri ma in Cechia questa forbice è limitata. È altrettanto vero che in epoca comunista c’era un maggior egualitarismo mentre la libertà di mercato seguita al 1989 ha aiutato qualcuno ad accumulare ricchezze prima inimmaginabili e il 77% dei cechi ha dei pregiudizi e un atteggiamento negativo verso i ricchi, considerati dal 61% come presuntuosi e arroganti. Queste le percentuali emerse dallo studio “Come i cechi percepiscono i ricchi” realizzato dalla società Ipsos per Sazka. Solo il 27% ammette possano lavorare più degli altri e meritarsi ciò che hanno guadagnato.

“Credo che questo atteggiamento verso i ricchi sia legato alle trasformazioni del periodo post-comunista” spiega Jan Sládek, sociologo all’Università Carlo. “Negli stati dell’Europa orientale si era soliti pensare che i nuovi ricchi dovessero molto a fattori esterni come conoscenze che offrivano posti migliori o lacune nelle leggi”. Non sono infatti le ricchezze in sé a suscitare gelosia, piuttosto “ci fa arrabbiare che molti imprenditori si siano arricchiti grazie a furti e imbrogli” accusa Ferdinand nei commenti apparsi sul portale che ha riportato la notizia, riassumendo il pensiero di molti. “Non siamo peggiori di altri” gli fa eco Jarin. “Semplicemente non stiamo dalla loro parte. Guardate i Baťa; ci sono volute generazioni per costruire un impero. Come può un ragazzino di 25 anni “guadagnare” di colpo decine o centinaia di milioni e in modo lecito?”.

Non stupisce quindi che l’invidia vada a braccetto con una certa malevolenza e un terzo della gente a volte desideri che chi sta meglio perda la propria proprietà o lo status sociale.

C’è chi minimizza o, memore della massima di Socrate per cui “l’invidia è l’ulcera dell’anima”, decide di non impensierirsi: “Ognuno raccoglie i frutti del suo lavoro. Quello che hanno gli altri non mi cambia il conto in banca e comunque non ci porteremo niente nella tomba”. E c’è chi pensa che l’invidia abbia i suoi vantaggi, perché “invidiare qualcuno ci costringe a impegnarci di più per dimostrare che possiamo ottenere gli stessi risultati” spiega la psicologa Marta Boučková. Si potrebbe ad esempio lavorare per rendere confortevole la propria casa, secondo elemento più invidiato in assoluto, soprattutto se di proprietà; caminetto, giardino e terrazza sono prova ulteriore del successo personale. Questione di punti di vista.

Talvolta l’invidia può essere immotivata: “Avere una villetta con giardino richiede tanto lavoro e non resta tempo per altro. Niente vacanze, solo lavoro, risparmio e risparmio. Cosa c’è da invidiare? Mi sono trasferito in appartamento e ho trovato la libertà” racconta Svatopluk.

Nel 2017 l’assicurazione Česká spořitelna ha effettuato un sondaggio per verificare se le cose sono cambiate ma dai risultati sembra che l’invidia sia sempre molto sviluppata. D’altronde tutti conoscono e citano le parole di Zia Invidia, personaggio del film La zia immortale (Nesmrtelná teta, 1993): “La Felicità passa, la Ragione si perde. Solo io, l’Invidia, sono eterna”.

di Sabrina Salomoni