FacebookTwitterLinkedInGoogle+

Cechia o Repubblica Ceca? La diatriba sulla denominazione del Paese resta un problema ancora da risolvere

Il presidente ceco Miloš Zeman nell’ottobre 2013, in visita di stato in Israele, ha dichiarato di preferire l’espressione Czechia a quella di Czech Republic. In qualche modo, è come se a noi italiani avesse detto di preferire Cechia a Repubblica Ceca. L’obiettivo di questo articolo è proprio quello di illustrare gli aspetti principali di questa antinomia fra denominazione ufficiale dello stato (Česká Republika) e nome della regione storico-politica che, grosso modo, vi corrisponde (Česko). Di andare a scoprire le ragioni che hanno portato a questa incertezza, ma anche di capire quali potranno essere gli sviluppi futuri.

Le radici di questo stato, le cui terre comprendono la Boemia, la Moravia e parte della Slesia, affondano in un passato lontano, quando la Repubblica Ceca non esisteva e la Cecoslovacchia non era ancora nata.

Nel XVII secolo questi territori venivano chiamati in modo comprensivo con l’espressione Česko, termine che compare in antichi registri in latino di quel periodo. Il nome era stato coniato da Pavel Skála di Zhoře, storico boemo (1583 – 1640), e viene ritrovato nel diciannovesimo e ventesimo secolo nella sua versione inglese, Czechia.

A ben vedere, comunque, nella lingua ceca manca un unico termine che unisca boemi (cechi), slesi e moravi. Non è un caso che il partito comunista abbia deciso di chiamarsi Komunistická strana Čech a Moravy, Ksčm (Partito Comunista di Boemia e Moravia). Sembra un modo politically correct di risolvere la questione.

Il singolo nome onnicomprensivo in inglese Czechia, ma anche in italiano Cechia, tuttavia, è caduto lentamente in disuso. Le uniche tracce che possiamo trovare ancora oggi sono quelle che riguardano le competizioni sportive, dove Repubblica Ceca (o Czech Republic, se riferito alla versione inglese) è troppo lungo e viene solitamente sostituito con Cechia (Czechia).

20 cechiaIl problema di denominazione, al momento, è riscontrabile solo in Repubblica Ceca, dove non è raro sostituire al nome politico ufficiale il nome delle singole regioni che compongono lo stato. A livello più generale, inoltre, si ha una divisione fondamentale tra nome politico (cioè la versione formale del nome dello stato) e nome storico-geografico (il termine usato nella lingua di tutti i giorni per riferirsi al paese): nessuno chiamerebbe la Spagna “Regno di Spagna”, l’Italia “Repubblica italiana” o addirittura la Slovacchia “Repubblica slovacca” in circostanze che non siano estremamente formali.

Nel 1993 il governo di Praga ha registrato alle Nazioni Unite, come denominazione ufficiale dello stato, l’espressione Česká Republika (Czech Republic) usata nei documenti ufficiali e nei trattati; il nome geografico, tuttavia, è diverso: Česko; mentre quest’ultima versione ha lentamente preso piede in Repubblica Ceca ed è entrata nella vita quotidiana delle persone, i suoi corrispettivi stranieri, tra cui l’inglese Czechia, faticano ad entrare nell’uso comune anche a causa di un ritardo nella registrazione presso le Nazioni Unite del nome geografico, avvenuta solo nel 2004.

Curiosamente, gli anglofoni tendono a usare l’espressione “Czech”, variante sbagliata trattandosi di un aggettivo. Il termine “Czech” al massimo, potrebbe risultare un’abbreviazione della non più esistente Cecoslovacchia.

Jiří Felix, portavoce dell’iniziativa Česko/Czechia, fondata a Brno nel 1997, dice: “Diciamo sempre che la parola Czechia non viene usata nel mondo ma la colpa è nostra, perché siamo noi a non usarla. All’estero non importa a nessuno come chiamiamo il nostro Paese, si abitueranno”.

“Cosa c’è in un nome?” si chiedeva Shakespeare in Romeo e Giulietta. Una storia, potremmo dunque rispondere. Un popolo. Di tanto in tanto, l’argomento riguardante il nome della Repubblica Ceca torna fuori e i giornali ricominciano a parlarne, chiedendosi se mai sarà possibile mettere tutti d’accordo e trovare una versione che possa accontentare cittadini e politici.

Czechia sarebbe un nome perfetto per gli imprenditori, che potrebbero cambiare il troppo lungo “Made in Czech Republic” con “Made in Czechia”: di nuovo, una variante accattivante e più conforme all’andamento europeo. La promozione del Made in Czechia, effettuata da enti come CzechTrade, CzechInvest e CzechTourism si è tuttavia quasi del tutto fermata a causa di una incomprensione a livello internazionale. Alcuni scettici, infatti, pensano che il termine Czechia sia troppo simile a quello della Cecenia, in inglese Chechnya. Una simile incomprensione avviene solitamente con diversi altri stati – come ad esempio Slovenia e Slovacchia, Niger e Nigeria, Austria e Australia – e, per sostenere la tesi contraria a Czechia, citano l’ultimo esempio, il più recente: l’attacco terroristico avvenuto nell’aprile 2013 durante la maratona di Boston. Nel riportare i fatti accaduti, Chechnya (il nome inglese della Cecenia) è stato erroneamente interpretato come una abbreviazione di Repubblica Ceca: ciò dimostra che, effettivamente, l’abbreviazione non fa parte del vocabolario internazionale comune. Infatti – nonostante l’annuncio da parte del corpo governativo tramite una nota speciale del Ministro degli Esteri che permetteva e consigliava caldamente l’uso di Czechia in tutte le occasioni, anche formali, che non richiedessero la firma di un trattato o la stipulazione di accordi – non è stato riscontrato nessun utilizzo del termine breve.

È curioso, quindi, che il Presidente Miloš Zeman, nei suoi discorsi all’estero abbia affermato che è sua abitudine usare il termine Czechia al posto di Czech Republic e che preferisce il primo. In una recente intervista, Karel Oliva, direttore dell’Istituto di Lingua Ceca dell’Accademia delle Scienze, ha affermato che il dibattito riguardante il nome della Repubblica Ceca non concerne i cittadini cechi bensì quelli anglofoni. Se le giovani generazioni riusciranno ad abituarsi lentamente ad usare Česko, Czechia o Cechia, il termine potrà avere la diffusione che è mancata subito dopo la nascita della Repubblica Ceca nel 1993 e ottenere così una visibilità mondiale.

di Barbara Medici