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I rapporti economici fra la Repubblica ceca e la Russia sono sempre più stretti, tanto che nel 2010 l’interscambio tra i due Paesi è stato di 7,8 miliardi di euro, con un incremento del 29,5% rispetto all’anno precedente. Tutto lascia pensare che, già nel corso di quest’anno, i rapporti commerciali tra i due paesi torneranno ai livelli pre crisi.
Persino Mirek Topolanek, l’ex premier ceco i cui rapporti con Mosca non furono fra i più tranquilli, – basti pensare alle critiche contro il Cremlino, nel 2008, in occasione della crisi del Caucaso, così come agli appoggi al progetto, poi tramontato, di scudo antimissilistico Usa in Europa centrale – nel periodo in cui era in carica, ebbe a dire: “Con la Russia possiamo anche avere determinati problemi di carattere politico e di sicurezza. Ma non abbiamo assolutamente intenzione di indebolire i reciproci rapporti economici, che sono sempre più fiorenti”.
Lo stesso concetto lo ha di recente ribadito il ministro dell’Industria e del Commercio, Martin Kocourek, durante una missione a Mosca.
Il perché di questo attaccamento è sin troppo chiaro: una serie di imprese ceche guardano alla Russia come un mercato con potenzialità straordinarie, tanto più in un periodo come questo, nel quale il mercato dell’Eurozona mostra allarmanti segnali di rallentamento.
D’altra parte, nonostante le aspirazioni ceche di indipendenza energetica, è del tutto evidente quanto siano importanti per la Repubblica ceca le forniture russe di petrolio e di gas. Questi due beni, nel 2010, hanno costituito, da soli, l’81% dell’import ceco dalla Russia. Tra l’altro, di provenienza russa è anche il combustibile nucleare utilizzato nella centrale elettrica di Temelin, in Boemia meridionale.
I cechi, viceversa, riescono a piazzare sullo sterminato mercato russo soprattutto autoveicoli (17,4% dell’export), computer e prodotti dell’informatica (12,2%) e macchinari industriali (9,7%).
Nel 2010 le esportazioni ceche veso la Russia sono aumentate del 35,8%, per un valore complessivo di 2,66 miliardi di euro, mentre le importazioni dalla Russia hanno rappresentato un valore complessivo di 5,13 miliardi di euro (+26,5%).

Ppf di casa in Russia
Un esempio di gruppo imprenditoriale ceco, con interessi significativi in Russia, è il Ppf di Petr Kellner, che opera in quel paese, in primo luogo, attraverso la Home Credit (principale società in Russia nel settore del credito al consumo, con una quota di mercato vicina al 30%). Altra operazione di rilievo è quella con la quale, appena quest’estate, il Ppf è riuscito ad acquisire il pieno controllo di Eldorado, una grande catena di elettrodomestici ed elettronica di consumo, con 770 punti vendita in 450 città russe.
Ppf è attivo anche nel settore immobiliare russo, dove agisce con il Ppf Real Estate, compagnia che, dopo aver investito 165 milioni di euro, mostra la chiara intenzione di continuare l’espansione anche nei prossimi anni.
A testimonianza, comunque, dell’interesse delle imprese ceche per la Russia, basti l’esempio di una recente missione commerciale del ministero dell’Industria di Praga: per accontentare tutte le richieste di partecipazione, è stato fatto partire per la Russia il più grande aereo di stato a disposizione del governo.
In occasione dell’ultima edizione della Fiera della meccanica di Brno, nel settembre del 2010, sono state 350 le compagnie ceche che hanno partecipato all’evento “Business den Ruské federace”, il 30% in più dell’anno precedente.
Una grossa azienda ceca del settore edilizio, la Psj, di recente ha fatto sapere che i suoi appalti in Russia sono già di valore tale, da compensare la flessione avvertita in patria con la crisi. La Psj in quel paese ricava attualmente più di un terzo del proprio fatturato.

Investitori russi in Repubblica ceca
Edilizia, immobiliare, meccanica pesante ed energia, ma anche mercato finanziario e creditizio. Sono questi i settori economici della Repubblica ceca verso i quali si sono indirizzati, negli ultimi anni, i più consistenti capitali russi di investimento.
Gli esempi sono numerosi. C’è quello, molto significativo, della Evropsko-ruská banka – primo istituto di credito di proprietà russa ad aver ottenuto la licenza di operare in Repubblica ceca – che ha iniziato la propria attività nel 2009, con l’intento dichiarato di puntare ad una clientela imprenditoriale russa con interessi in questo paese, e viceversa.
Di proprietà russa è anche la Škoda JS, produttore di impianti per la realizzazione di centrali nucleari, che fa capo al colosso della meccanica e della metallurgia Omz.
Esemplare anche il caso della Červa Export Import – storica azienda ceca leader nella produzione e nella commercializzazione di prodotti antinfortunistica, abbigliamento e calzature da lavoro e di sicurezza – che è di proprietà della Vostok-Servis (numero uno in Russia nel settore abbigliamento da lavoro, che fornisce compagnie come Gazprom e le Ferrovie russe).
Da segnalare poi l’esempio del colosso petrolifero Lukoil, che in Repubblica ceca opera dal 2007, attraverso una catena di 44 stazioni di carburante. Lo scorso anno ha registrato un fatturato di 5,4 miliardi di corone, che gli ha consentito di raggiungere una quota di mercato circa del 4%.

Praga interessata al business, ma anche alla sicurezza nazionale
Va detto che il flusso di investimenti russi verso la Repubblica ceca ha anche subito degli stop non da poco. E’ accaduto in particolare quando, in settori di particolare delicatezza, il governo di Praga si è messo di traverso, per esigenze di sicurezza nazionale. Indicativo quanto avvenuto nel 2009, quando l’Aeroflot fu tra le prime a farsi avanti nella gara di privatizzazione della ceca Csa, per poi essere esclusa per decisione del consiglio dei ministri. Pochi giorni prima, la Commissione sicurezza della Camera dei deputati ceca aveva preso in esame un documento dei servizi segreti, nel quale si esprimevano riserve sulla possibilità che la compagnia di bandiera potesse finire in mani russe.
In quella occasione l’Aeroflot si limitò a questo commento di poche righe: “Accettiamo con tranquillità questa decisione. Il governo ceco ha diritto di scegliersi i partner che vuole. Tuttavia, ci preoccupano le dichiarazioni dei politici cechi sulla presunta minaccia che noi potremmo rappresentare”.
La gara tra l’altro si risolse con un nulla di fatto, in quanto, una volta esclusa la favoritissima Aeroflot, nessun’altra compagnia dimostrò di essere in grado di compiere il costoso shopping aereo in Repubblica ceca.
Aspirazioni russe si registrano anche tutte le volte in cui si parla di una possibile futura privatizzazione dell’Aeroporto di Praga Ruzyne. La cosa non è mai andata avanti, ma, la sola eventualità che il principale scalo aereo finisca in mani russe, suscita a Praga non pochi interrogativi.
Sempre il tema della sicurezza nazionale – ed in particolar modo quello, delicatissimo, della autonomia energetica nazionale – è destinato a ripresentarsi anche nel prossimo futuro, durante la gara d’appalto per l’ampliamento della centrale nucleare di Temelin. Una serie di osservatori hanno già cominciato a storcere il naso rispetto alla favorita, la russa Atomstroyexport.