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Intervista esclusiva a Petr Nečas, nuovo Primo ministro della Repubblica ceca

“Non sono un santo, ma posso dire a voce alta che non sono uno che ruba o che si fa comprare”.

Moravo di Uherske Hradište, quarantasei anni, laureato in fisica, alle spalle quasi venti anni di carriera politica, nel partito Democratico civico (Ods). Dalla sua ha un curriculum trasparente, senza affaire di nessun genere, come gli riconoscono pressoché tutti.
Uno stile di vita, anche nel privato, all’insegna della massima sobrietà. Una moglie casalinga, quattro bambini e zero vita mondana.
A coloro che amano i gossip e i pettegolezzi dei tabloid, Necas farà certamente rimpiangere l’ex premier ed ex capo dell’Ods, Mirek Topolanek, quello che si fece immortalare in costume adamitico mentre era ospite di Silvio Berlusconi in Sardegna a Villa Certosa.
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Emblematico quanto è accaduto al Castello di Praga, subito dopo che il presidente Vaclav Klaus gli ha affidato l’incarico di formare il nuovo governo. Ad un funzionario di polizia, pronto ad aprirgli la portiera della berlina di Stato, Necas ha detto: “Della scorta e dell’auto blu non ho bisogno. Massima fiducia nei confronti della polizia, ma sento di non essere minacciato da alcun pericolo”. E, prima di riavviarsi a piedi verso il suo ufficio, Necas ha aggiunto che non utilizzerà neanche la Villa Kramar, la splendida residenza di Stato, normalmente dimora dei capi di governo della Repubblica ceca.
A metà giugno, durante il congresso Ods che lo ha eletto presidente del partito, Necas si è rivolto ai delegati con queste parole: “Non sono un santo, ma posso dire a voce alta che non sono uno che ruba o che si fa comprare. D’ora in poi questo criterio deve valere anche fra di noi”. Un messaggio sin troppo chiaro, rivolto in primo luogo ai carrieristi, ai “padrini”, ai troppi specialisti nell’Ods del business e della politica.
Durante il negoziato per la formazione del nuovo governo, nonostante il poco tempo a disposizione, Petr Necas ha accettato di concederci l’intervista esclusiva che vi proponiamo.

Di Kateřina Veselá e di Giovanni Usai