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L’enorme afflusso di turisti ha cambiato la vita della capitale, ed è tempo di mettere sulla bilancia vantaggi e svantaggi. Per anni sotto l’ombrello del profitto economico, il turismo ha cambiato i connotati delle più belle città ceche. Oggi qualcuno dice basta

Il turismo ricettivo è stato indicato per decenni come un rimedio all’uscita delle grandi fabbriche dalle città europee e come volano per uno sviluppo economico più attento all’ambiente e al tessuto urbano. Qualcosa però dev’essere andato storto nella delicata transizione dalla città industriale a quella dei servizi. Negli ultimi anni sono diversi i casi di centri a forte impatto turistico, da Venezia a Barcellona, che stanno rivalutando criticamente l’arrivo in massa di visitatori. E i primi echi di critica stanno arrivando anche in Repubblica Ceca e non solo a Praga.

© 123RF.COM – T.W. VAN URK

Agenzia viaggi Unesco

“Case, in cui non vive nessuno, negozi, che non servono a nulla. Strade, dove la gente non si incontra ma cerca di evitarsi. Potrebbe essere la descrizione di una località ad alto tasso di esclusione sociale, ma anche delle più belle città del mondo iscritte nella lista del patrimonio culturale dell’Unesco” così presenta il suo progetto, scelto quest’anno per rappresentare la Repubblica Ceca alla Biennale dell’Arte di Venezia, l’artista Kateřina Šedá. All’interno del padiglione ceco la Šedá ha aperto la UNES-CO, vale a dire una agenzia di collocamento fittizia, che offre ai visitatori una retribuzione per condurre una vita normale nel centro di una tipica località turistica ceca, Český Krumlov, compreso l’alloggio gratuito. In altre parole. Il faticoso lavoro di vivere una vita normale in mezzo a una cittadina piena di visitatori. Le immagini reali, di questa occupazione del tutto particolare, vengono poi trasmesse in diretta a Venezia creando così un ponte simbolico tra le due città afflitte da un problema molto simile. Non è un caso che entrambe abbiano pensato a un rimedio uguale: tra il 2016 e il 2017 l’amministrazione comunale di Český Krumlov ha pensato a un sistema di varchi e accessi contingentati, lo stesso che negli ultimi mesi sta sperimentando la città lagunare. Con grande disappunto non solo dei turisti ma anche dei residenti.

Český Krumlov non è la sola città boema, che corre rischi legati al turismo di massa. Anche la stazione termale di Karlovy Vary vive da anni una forte presenza di clientela proveniente dai Paesi dell’ex Urss, che ne hanno cambiato la faccia e le abitudini. In pericolo anche il centro di Praga, dove i residenti sono poco più di 30 mila (rispetto ai 180 mila del 1990), di cui una parte sono residenti fittizi per ottenere l’accesso ai parcheggi per residenti e alle scuole elementari e medie di Praga 1. Dall’altra parte il numero dei turisti è esploso passando, nell’ultimo quinquennio, da 5,7 a 7,6 milioni di persone all’anno.

Praga low-cost

All’alba la Città Vecchia non presenta la migliore delle sue facce. Gli spazzini devono far fronte a cocci di bottiglie, quel che resta dei conati di vomito, angoli delle vie innaffiati dalla sera prima, sporcizia di ogni tipo e persino escrementi. La movida praghese ha il suo epicentro nella via Dlouhá, dove ogni sera si incrociano nutriti gruppi di turisti stranieri, per lo piú maschi di giovane età. Ad attirarli birra e drink a basso costo, un’atmosfera disinvolta e un approccio della polizia molto soft.

“Riceviamo centinaia di segnalazioni dai residenti, il problema più grosso sono i giovani, che hanno bevuto troppo” confermava un paio di mesi fa l’ex sindaco di Praga 1 Oldřich Lomecký. Il municipio di Praga 1 ha fronteggiato il fenomeno con scarso successo. Le ordinanze contro il consumo delle bevande alcoliche nelle strade sono state usate più per le persone senza fissa dimora che contro le frequenti comitive chiassose e ridanciane in maniera eccessiva. Le ronde per sedare i conflitti messe su l’estate scorsa da un’agenzia di sicurezza su incarico del comune hanno suscitato ilarità e sarcasmo sui giornali e sono state sospese.

Quella del turismo dello sballo non è però una novità assoluta per la capitale boema. Con i primi collegamenti lowcost con le città del Regno Unito Praga è diventata una meta per i giovani britannici e i fine settimana di birra e sesso a basso costo. Grazie a nuove piattaforme come Airbnb anche gli alloggi sono diventati a basso costo. “La maggioranza delle persone, che soggiornano in questo modo, sono interessate solo alla birra, alle donne di costumi facili e approfittano della inefficienza della polizia, che permette loro di fare quello che vogliono” è l’opinione dell’assessore al comune di Praga 1, Ivan Solil, il quale quindi sostiene la tesi del circolo vizioso.

Il boom degli affitti a breve termine (solo Airbnb ha registrato lo scorso anno un milione di arrivi) mette spesso a dura prova i rapporti di buon vicinato. Le lamentele dei residenti per feste improvvisate e il non rispetto della quiete notturna o per violazioni del codice condominiale (come il fumo nei palazzi) sono numerose. Tuttavia i vicini hanno poche leve per fronteggiare la situazione essendo gli appartamenti messi in affitto spesso di proprietà di cittadini stranieri, rappresentati in loco solo da un’agenzia. Perciò il comune di Praga 1 ha messo a disposizione dei suoi residenti una pagina web di segnalazione/delazione di comportamenti riconducibili agli affitti a breve termine, che possano condurre a controlli da parte del Dipartimento per le Attività Economiche del comune.

L’esplosione del fenomeno Airbnb è avvenuta in un momento delicato per il mercato immobiliare praghese. I forti rialzi dei prezzi degli appartamenti e degli affitti sono in parte imputabili, come mostrano le esperienze all’estero, proprio alla trasformazione di una parte delle abitazioni in alloggi per turisti. In questo modo si sottraggono appartamenti al mercato, che soffre di insufficienza di nuovi immobili. La politica, sia quella locale che quella nazionale, si sta muovendo in grande ritardo sul problema. Solo nella primavera di quest’anno il Municipio della capitale ceca è riuscito a far introdurre, in un disegno di legge in preparazione sulla sharing economy, degli strumenti di regolazione. Qualora la legge passasse i municipi potrebbero, ad esempio, fissare un numero massimo di giorni di affitto a breve termine degli appartamenti.

La mammella del turismo

Le critiche a un sistema del turismo, che sembra aver smarrito ogni senso della misura, vengono spesso silenziate da un solo argomento: il turismo dà da mangiare a un sacco di persone. Questo vale anche per Praga e la Repubblica Ceca, dove questo settore rappresenta il 2,8 per cento del Pil e più del 4 per cento della occupazione lavorativa. Oltre la metà del giro d’affari è riferibile all’incoming dall’estero. Parliamo quindi di un settore, che con ogni probabilità continuerà ad aver fame di un numero elevato di dipendenti, lavoratori che spesso non hanno neanche bisogno di titoli di studio elevati per essere assunti. Dall’altra parte si tratta di posti spesso precari, con stipendi fortemente al di sotto della media nazionale. A Praga poi la mammella del turismo nutre un sottobosco imprenditoriale fatto di venditori di matrioske, colbacchi e altri improbabili souvenir, di noleggiatori di segway e altri mezzi di trasporto impropri, cambiavalute sconvenienti o di tassisti truffaldini.

Il gettito fiscale da queste attività non è trascurabile. Si stima che entrino nelle casse pubbliche qualcosa come venti miliardi di corone. A parte gli stipendi per gli spazzini, che ogni mattina ripuliscono le strade della Città vecchia dopo i party selvaggi della notte prima, quasi nulla di questi soldi viene speso per rimediare ai disequilibri causati. Forse sarebbe ora di pensare alla creazione di un fondo speciale per misure di risanamento nelle zone ad alta intensità turistica, un po’ come si fa con altre attività a forte impatto ambientale.

di Jakub Horňáček