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L’incertezza sulla classe politica ceca e sulla possibilità di continuare il sogno della Rivoluzione di velluto mentre l’economia si arrampica sulla strada della ripresa

Scandali, appostamenti spionistici, fotografie rubate, uova e pietre al centro del dibattito fra i partiti. I programmi politici in stand by per effetto della crisi.

Il 2009 per molti cechi doveva essere un anno per amplificare e migliorare l’immagine del proprio Paese, per ricordare al mondo quel momento storico di impensabile e emozionante unione di idee e sentimenti che portò alla Rivoluzione di velluto, di cui quest’anno si festeggia il ventesimo anniversario. Un’occasione, che unita alla presidenza di turno dell’Unione europea, con Praga al centro dello scenario politico internazionale, faceva sperare in una tenuta della politica ceca con l’obiettivo di apparire al mondo, ai partner dell’Ue e agli investitori come l’evoluzione naturale di quella democrazia fortemente voluta e agognata nel 1989. Alcune delle premesse sono state rispettate, ma di fondo è rimasta un’incertezza legata alla politica, ai futuri scenari di governo e all’altezza dell’agone istituzionale che gli esperti non esitano a definire in crisi.
In un contesto come questo, a dispetto di un’economia che nel panorama internazionale regge più di altre e sta dando segni di ripresa, a fare notizia negli ultimi mesi sono stati gli scandali dell’ex premier Mirek Topolanek, ospite in costume adamitico di Silvio Berlusconi in Sardegna, le uova tirate al leader dei Socialdemocratici Jiri Paroubek nel corso dei comizi per le europee, la caduta del governo, le vacanze toscane del leader conservatore con lobbysti e uomini d’affari di dubbia integrità. Accuse che hanno monopolizzato l’attenzione dei cechi e che hanno reso ancora più evidente la crisi della classe politica ceca, incapace, secondo molti analisti, di dare l’esempio e di distaccarsi dalla logica degli scandali, dei film ridicolizzanti e delle pubblicità anonime per affermarsi sugli avversari.
Incertezze che si riflettono sui futuri scenari di governo. Le elezioni politiche anticipate, che si sarebbero dovute svolgere a ottobre, sono state appena bloccate, a campagna elettorale già in corso, dalla Corte costituzionale, che ha severamente bocciato l’atteggiamento troppo disinvolto con il quale i partiti credevano di poter gestire le regole costituzionali.
Il risultato è che, con ogni probabilità, a guidare il paese sino alle prossime elezioni, sarà l’attuale governo tecnico guidato dallo statistico Jan Fischer. Quest’ultimo, senza una vera maggioranza politica, si trova ora con il compito di far quadrare i conti durante un 2010 che si preannuncia difficile per la finanza pubblica ceca.
I politologi cechi pensano già con preoccupazione a quali potranno essere nel 2010, una volta che le prossime elezioni si saranno svolte, gli equilibri politici adatti ad assicurare al paese una stabilità. Il rischio, sin da ora prospettato, è che anche la prossima primavera, alla scadenza naturale della legislatura, succeda come nel giugno 2006. Allora, l’Ods di Topolanek ottenne la maggioranza ma si dovette alleare con Cristianodemocratici, Verdi e due deputati transfughi per avere i 101 voti appena necessari per formare il governo.

La Repubblica ceca in ogni caso è ormai destinata a perdere almeno altri sei mesi per formare un governo basato su una vera maggioranza politica . Un governo che sappia fare anche scelte difficili, per fronteggiare per esempio la crisi economica. Un esecutivo capace di impegnarsi in una politica estera che rafforzi i rapporti con l’amministrazione Obama e tenga a bada le tensioni con la Russia.
Non manca inoltre, fra gli osservatori politici cechi, chi negli ultimi tempi indica la necessità di ispirarsi a un modello di maggiore stabilità. Più precisamente, ripetono gli esperti, le alternative sarebbero due: la tendenza a formare grandi coalizioni all’austriaca o la tradizione tedesca della solidità dello stato di diritto. I critici, però, hanno preso la palla al balzo delle vacanze all’argentario di Topolanek per sviluppare un parallelo scomodo tra la politica ceca e quella italiana, o meglio a quella che in Repubblica ceca definiscono semplicemente “alla Berlusconi”. Gli appuntamenti su costosissimi yacht e ville misteriose con imprenditori e personaggi di dubbia morale, hanno portato giornalisti ed editorialisti a sottolineare la somiglianza del sistema ceco, più con quello italico che con quello della vicina Austria. Una situazione che chiaramente preoccupa e che mostra con chiarezza la deviazione dagli ideali del 1989 e di quello che la Repubblica ceca avrebbe potuto diventare.

Di Daniela Mogavero