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Un grande e coloratissimo cuore di cera è stato esposto in onore di Václav Havel, all’inizio di febbraio, a Praga, nella piazzetta di fronte al Teatro nazionale. Vi rimarrà sino al 10 aprile. A realizzarlo sono stati due artisti, Lukáš Gavlovský e Roman Švejda, i quali hanno utilizzato le migliaia di candeline che la gente della Repubblica Ceca ha acceso in memoria del Presidente nei giorni dopo la scomparsa. “Con quest’opera vogliamo celebrare le idee e la grandezza di Václav Havel” hanno spiegato i due artisti.

Un ricordo non casuale. Havel – il rivoluzionario di velluto, che guidò una rivoluzione senza rompere neanche il vetro di una finestra – scommise fino in fondo sul cuore dell’uomo. “È ciò che consente all’uomo di tendere alla verità, al bene e al giusto” come diceva.

Con un cuore era anche solito chiudere la sua firma, disegnandone uno. E quando nel 2003 lasciò la presidenza, fece accendere un grande cuore al neon sulla cima del Castello di Praga.

A un mese dalla sua morte, sono molteplici i modi con i quali non solo la Repubblica Ceca, ma il mondo intero ricordano quest’uomo, che è già passato alla storia come un maestro del nostro tempo.

Il governo ceco sta portando avanti l’iniziativa di dedicare al suo nome l’Aeroporto di Praga Ruzyně. A proporlo è stato, pochi giorni dopo la sua morte, il regista Fero Fenič e immediatamente l’idea è stata appoggiata da decine di migliaia di cittadini, con una petizione su Internet. Il ministro dei Trasporti, Pavel Dobeš, ha già ufficializzato una proposta al governo e, salvo imprevisti, entro qualche mese la cosa dovrebbe essere formalizzata. Già entro la fine di quest’anno dovrebbe essere scoperta la nuova insegna del “Václav Havel Prague International Airport”.

Per dovere di cronaca va detto che non tutti, neanche fra i fedelissimi di Havel, sono d’accordo con questa forma di commemorazione. È il caso di Vladimír Hanzel, già stretto collaboratore dell’ex Presidente, il quale da un lato ha sottolineato che Havel odiava viaggiare in aereo, dall’altro che un aeroporto è un qualcosa di troppo commerciale per celebrare una personalità di questo tipo. “Ad Havel andrebbe intitolata piuttosto una istituzione culturale o educativa”. Un dissenso che sembra destinato a rimanere inascoltato dal governo. La signora Dagmar Havlová, tra l’altro, ha già detto di essere d’accordo con l’aeroporto Havel.

Già approvata dalla Camera dei deputati, procede ora l’iter al Senato una legge che intende sottolineare il ruolo fondamentale che ha avuto l’ex dissidente ed eroe della Rivoluzione di Velluto, per far riconquistare la libertà e la democrazia al suo popolo. Solo in altri tre casi sono state approvate leggi di questo tipo, ma erano ancora i tempi della Cecoslovacchia. Furono le leggi in onore di Tomáš G. Masaryk, Edvard Beneš e dello slovacco Milan Rastislav Štefánik, per il contributo che questi tre statisti diedero alla nascita e alla storia della Cecoslovacchia.

Molto tempestive nel ricordare la figura di Havel sono già state anche alcune grandi città del mondo. È il caso di Parigi, dove il sindaco socialista Bertrand Delanoë ha annunciato che al suo nome sarà intitolata una biblioteca che sorgerà in zona Pajol, 18° arrondissement. Così anche Bruxelles, dove sarà dedicato ad Havel uno degli edifici che compongono l’Europarlamento.

Da segnalare, ancora nel periodo del lutto, la disputa scoppiata fra la Fondazione Charta 77 e la Biblioteca presidenziale di Havel, su quale di queste due istituzioni dovrà avere il privilegio di organizzare il futuro Premio internazionale Václav Havel. I rappresentanti della Fondazione e della Biblioteca, dopo qualche scambio all’insegna della polemica, hanno fatto sapere di voler chiarire la questione entro breve, probabilmente già durante il mese di marzo. Ma, dai toni e dagli argomenti sinora utilizzati, non ci sarebbe da sorprendersi se la contesa sul Premio Havel finisse persino in tribunale.

di Giovanni Usai