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“Le cosiddette droghe leggere distruggono il cervello, i giovani devono capirlo” afferma Jiri Komorous, vice ministro dell’Interno, un super poliziotto, paladino della lotta al narcotraffico

Viceministro Komorous, di lei si dice: “un uomo nato per fare il poliziotto”.
Credo sia un po’ un fattore genetico. Mio nonno prima della Seconda guerra mondiale era un “cetnik”, qualcosa come i carabinieri in Italia. Anche mio padre era poliziotto. Iniziò il servizio come agente motociclista e andò in pensione da prefetto. Indossare la divisa era il mio sogno sin da bambino e, dopo essermi laureato in giurisprudenza, mi sembrò chiaramente la cosa migliore da fare.

Lei è considerato il padre della Centrale nazionale antidroga della polizia ceca. Quali crede siano stati i risultati più significativi raggiunti da questa unità?
Sono stato uno dei fondatori di questa unità nel 1991. All’inizio eravamo una decina di inquirenti e avevamo due macchine di servizio. Ora questa unità ha 200 uomini ed è fra le migliori e le più all’avanguardia d’Europa. Abbiamo realizzato con successo centinaia di operazioni contro il narcotraffico, in collaborazione con colleghi di tutta Europa e d’Oltreoceano. Uno dei risultati più significativi lo abbiamo colto proprio coi colleghi italiani, con l’Operazione Iridium negli anni Novanta. Il risultato di sette anni di indagini che ci consenti di sgominare un imponente traffico di eroina condotto dalla mafia siciliana in collaborazione con la mafia albanese kosovara. Una sessantina di narcotrafficanti in carcere, fra cui molti boss mafiosi di primissimo piano.
10 Komorous bis
E la sconfitta più cocente?
Il fatto di non essere riusciti a far capire alla nostra classe politica, ai giovani, agli stessi giornalisti, quanto sia pericoloso il fenomeno della droga. La Repubblica ceca è ai vertici in Europa per il consumo delle cosiddette “droghe leggere”. Attualmente, la marjiuana che circola nel nostro paese ha una percentuale enormemente elevata di Thc, il principio attivo più dannoso per il cervello. Come facciamo a chiamare “droghe leggere” sostanze che agiscono direttamene sul cervello, che lo distruggono? In realtà, il problema è sottovalutato. Ci sono politici che in modo populistico, pur di ottenere i voti delle giovani generazioni, chiedono la liberalizzazione della marjiauna. Allo stesso modo si comporta la maggior parte dei giornalisti. Per me è inconcepibile.

Il fenomeno droga in Italia e in Rep. ceca: che differenze ci sono?
Direi ben poche, essendo un fenomeno che opera in una dimensione sempre più globale, superando i confini dei singoli stati. Mi sorprende per esempio come il flagello della droga riesca a diffondersi anche in un paese come l’Italia, dove appaiono così radicati i valori religiosi. Per quanto riguarda il traffico, in Italia operano alcune organizzazioni criminali, come la mafia e la camorra, che hanno “tradizioni consolidate”. Anche da noi però il crimine organizzato ha fatto passi da gigante negli ultimi anni. In Rep. ceca sono attive soprattutto le gang albanesi kosovare, ma ormai anche i cechi partecipano a questo tipo di criminalità.
Una carriera trascorsa pericolosamente a combattere le più pericolose organizzazioni criminali. Che rapporto ha con la paura, come la affronta?
A ogni uomo capita di aver paura e io non sono certo una eccezione. Ricordo che tempo fa avevamo saputo di killer entrati nel nostro paese con il compito di eliminarmi. In momenti come questi mi ha aiutato la consapevolezza di avere attorno a me uomini preparati ad affrontare questo tipo di situazioni. Io poi sono un credente e so che il Signore mi protegge.

A un genitore che vede la droga come un pericolo per i suoi figli, che suggerimento si sentirebbe di dare?
Dico, perché sono un padre anche io, che i figli vanno seguiti costantemente. I genitori dovrebbero avere come primo obiettivo quello di preparare i figli a dire NO alla droga. Renderli consapevoli del perché è meglio dire no a chiunque ti offra una sostanza stupefacente.

Perché, all’inizio di quest’anno, ha deciso di lasciare la Centrale anti droga, la sua creatura?
Dopo essere riuscito nell’intento di far diventare maggiorenne “questo mio bambino”, ho capito che era ora di lasciarlo camminare da solo. Anche perché dopo tanti anni in prima linea, ci si rende conto di aver esaurito il proprio compito, di avere meno idee, di avvertire maggiormente la stanchezza. In questi casi è meglio passare il testimone.

Ora il suo sì a questa nuova sfida, l’incarico di primo viceministro dell’Interno?
La chiamata mi è giunta del tutto inaspettata, così come era d’altronde inaspettata la nascita di questo governo tecnico. Il ministro Martin Pecina aveva bisogno di un uomo che, in questo periodo pre elettorale, sapesse tutelare la polizia rispetto a qualsiasi condizionamento di carattere politico. Perché la polizia non diventi oggetto di scontro politico prima delle elezioni. Ha pensato di affidare questo compito a me, perché è noto che io sono un dirigente di polizia che non si è lasciato mai comprare da nessuno, né dai soldi, né dal potere e da nient’altro.

Quali altri compiti avrà?
C’è da portare avanti e concludere la riforma della polizia e individuare i problemi ancora da risolvere. Mi occuperò inoltre di lotta contro l’estremismo, un fenomeno che anche qui da noi è in constante ascesa.

Se dopo le elezioni anticipate di ottobre le chiedessero di rimanere al ministero?
Personalmente vorrei che il mio incarico terminasse in autunno, ma, come sappiamo, spesso “l’uomo propone e Dio dispone”. Vedremo.

Di Giovanni Usai