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Discutibile, secondo molti osservatori, la disinvoltura con la quale il premier e i suoi ministri si attribuiscono i meriti del boom

È luglio e il premier Bohuslav Sobotka fa il suo tour elettorale per le sagre e feste di paese della Moravia meridionale, dove è leader regionale dei socialdemocratici nelle elezioni alla Camera. «Considero il più grande successo del mio mandato il tasso di disoccupazione al tre per cento» dice Sobotka, il quale non si ferma alla disoccupazione e rivendica una serie di altre misure: il rialzo del salario minimo, il tasso di crescita del Pil, l’aumento delle retribuzioni e così via. Insomma, a sentire il primo ministro, se oggi il benessere in Repubblica Ceca cresce, è merito del suo governo.

«Nell’incremento dell’economia si riflettono la capacità, il coraggio e l’arte del fare impresa. Se qualcuno deve attribuirsi il successo della nostra economia, allora questi sono gli imprenditori e gli artigiani» nota invece Jaroslav Hanák, presidente dello Svaz průmyslu a dopravy ČR, l’Unione del Trasporto e dell’Industria, la principale associazione ceca di imprese industriali.

Sempre più leggi e sempre più dipendenti pubblici

Molto tranchant anche il giudizio della vicepresidente della Hospodářská komora Čr, la Camera di Commercio della Repubblica Ceca, Irena Bartoňová Pálková, secondo la quale nei tre anni e mezzo di questo esecutivo il clima imprenditoriale è peggiorato in maniera significativa. «Il governo di Bohuslav Sobotka è di gran lunga il peggiore che il Paese abbia avuto dalla Rivoluzione di Velluto, per quanto riguarda le imprese e le libertà dei cittadini in generale» dice la Bartoňová Pálková, che è iscritta a uno dei partiti d’opposizione del centrodestra, l’Ods.

Le lamentele sulle troppe leggi e regolamentazioni fanno parte ormai dei temi tipici delle campagne elettorali. Le regolamentazioni aumentano e lo stato invece di perseguire i disonesti colpisce con nuove regolamentazioni gli onesti, ripetono gli imprenditori e le loro associazioni. Tra le misure di questo tipo rientrano, secondo i critici, le dichiarazioni di controllo mensili per i contribuenti Iva e il Registro Elettronico degli Incassi (Elektronická evidence tržeb, Eet). «Il prezzo che paghiamo per fare un grande passo e rafforzare la concorrenza leale, non è trascurabile» ha ammesso l’ex ministro delle finanze Andrej Babiš riferendosi proprio alla sua misura faro, l’Eet.

Tuttavia anche tra gli imprenditori i pareri non sembrano unanimi. L’Associazione del Commercio ha sostenuto il Registro e molti imprenditori sembrano condividere il tema della concorrenza leale. E il Registro si è piazzato primo nel concorso Legge dell’Anno riservato a un pubblico business. Tuttavia che un problema ci possa essere, è segnalato dal fatto che gli stessi partiti della coalizione prevedono nei loro programmi una revisione del sistema.

A infastidire molti è stato il modo in cui il governo ha usato le maggiori risorse a disposizione grazie alla crescita economica. «Ogni governo dal 1990 promette di ridurre il numero dei dipendenti pubblici ma solo il nostro ci riuscì» rivendica Miroslav Kalousek, leader dei conservatori del Top 09 e ministro delle Finanze nel governo Nečas, l’esecutivo di centrodestra che ha guidato il paese dal 2010 al 2013.

In effetti, con Sobotka premier e Babiš ministro delle Finanze, la spesa per i dipendenti pubblici è aumentata in tre anni di circa un quinto a 162 miliardi di corone e rappresenta l’uscita non vincolata più alta di tutto il bilancio dello stato. Il tasso di crescita dei salari nel settore pubblico ha superato quello del settore privato e oggi i dipendenti statali hanno in media uno stipendio più alto dei dipendenti delle imprese private. Alcuni aumenti erano però difficilmente evitabili. Nella sanità pubblica il governo ha dovuto crescere gli stipendi per contrastare l’esodo (minacciato e reale) dei medici e degli altri lavoratori del settore sanitario verso Germania, Austria e altri paesi dove si guadagna meglio.

I dipendenti degli enti centrali hanno visto un forte rialzo del loro reddito dopo l’approvazione della Legge sulle Carriere Pubbliche, normativa resasi necessaria per poter usufruire dei fondi europei. Più difficili da valutare i miglioramenti retributivi a favore degli insegnanti, ai quali non si chiede in cambio un aumento dell’impegno, soprattutto sul versante dell’aggiornamento professionale.

La coalizione si difende dalle accuse di scialacquare le risorse pubbliche ricordando la riduzione del deficit. In effetti rispetto agli anni 2011 – 2013 il deficit si è ridotto e nel 2016 è stato raggiunto pure un attivo di bilancio di 60 miliardi di corone. L’andamento dei conti è però fortemente legato ai fondi europei. Negli anni 2011-2013 lo stato ha cofinanziato molti progetti europei facendo fatica però a farsi rimborsare il dovuto da Bruxelles a causa della corruzione e dei dubbi sui meccanismi di controllo. In questo modo i rimborsi dall’Unione si sono accumulati e negli anni 2015-2016 sono raddoppiati rispetto ai periodi precedenti pesando più del gettito dell’Imposta sul reddito, per esempio.

Gli investimenti sono invece scesi, mentre la spesa per la ricerca è rimasta uguale. Da una coalizione che aveva promesso di aumentare gli investimenti rispetto agli anni dell’austerity ci si aspettava di più. Uno dei risultati più visibili di questa politica è quanto accade nel comparto delle costruzioni, uno dei settori privati tradizionalmente più dipendenti dal pubblico. Nonostante l’economia vada a gonfie vele, la produzione dell’edilizia è ancora lontana dai livelli precrisi.

Trasformazione mancata

«Questo governo è stato solo fortunato a essere in carica in un periodo di ripresa dell’economia europea e mondiale» insiste Pavel Kysilka, ex numero uno della Česká spořitelna e fra gli analisti economici più noti della Repubblica Ceca. In un’economia fortemente collegata all’Unione Europea, e alla Germania in primis, molti fattori, che determinano la crescita o la depressione dell’economia sono fuori dalla portata del governo. Certamente l’economia è stata stimolata dalla svalutazione parziale della corona e da un clima fiscale e sociale molto aperto agli investitori esteri. La ripresa della Germania e delle economie vicine ha ridato fiducia ai consumatori cechi, che grazie a una crescita dei salari hanno ripreso a spendere.

Ed è proprio in relazione al mercato del lavoro e del sostegno agli investimenti esteri, che il Governo Sobotka viene maggiormente contestato dagli imprenditori. La classica goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sovvenzione statale da mezzo miliardo di corone, approvata lo scorso anno in novembre, a favore della Bosch per l’ampliamento del suo stabilimento di České Budějovice. Netto il parere contrario espresso da Vladimír Dlouhý, il presidente della Camera di Commercio Ceca: «Io sono da tempo contrario alle misure di incentivo degli investimenti esteri, in quanto discriminano le imprese locali, che spesso sono più forti e producono un maggior valore aggiunto rispetto alle imprese estere».

Secondo gli imprenditori, con il supporto ai grandi progetti di catene da montaggio il governo ha contribuito all’attuale mancanza di manodopera senza esser riuscito a portare nel Paese delle produzioni a più alto valore aggiunto. Effettivamente il Ministero dell’Industria e del Commercio ha cominciato a impostare una nuova politica di incentivi agli investimenti solo nella primavera del 2017, nonostante ormai da molti anni si parli della necessità di questi cambiamenti.

«Ognuno sa che il tetto si ripara quando splende il sole. Sull’economia splende il sole da tre o quattro anni, ma il governo è rimasto fermo» rincara Kysilka. Con i suoi provvedimenti l’esecutivo ha cercato delle riserve interne, da cui ricavare delle risorse aggiuntive, di un sistema economico e industriale, il cui potenziale è in fase di declino. Ha fatto un lavoro di manutenzione su una macchina, che però ha alle spalle vent’anni di strada, senza grosse riparazioni, senza fare piani per il futuro.

Alla fine gli interlocutori di Sobotka alle sagre della Moravia meridionale annuiscono, assecondando la tendenza, per lo più irrazionale in un’economia largamente dipendente dall’estero, a imputare a un governo i successi e i fallimenti dell’economia. Machiavelli sosteneva nel Principe che la buona sorte di un politico dipende per almeno la metà dall’imprevedibile fortuna. Il governo Sobotka è la prova vivente, che aveva ragione.

di Jakub Horňáček