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Il presidente della Repubblica Ceca Vaklav Klaus nuovamente al centro di un acceso dibattito. Questa volta l’occasione è fornita dal suo ultimo libro “Pianeta blu, non verde”, ora uscito anche i italiano e recentemente presentato dallo stesso Klaus a Milano presso la sede dell’Istituto di Studi Politici Internazionali.
Il saggio, che ha come sottotitolo “Cosa è in pericolo, il clima o la libertà?” , è incentrato su una critica delle teorie e delle posizioni ambientaliste più diffuse.
L’autore parte dalla tesi, certamente contro corrente, che i movimenti ambientalisti degli ultimi anni e le politiche economiche che ne derivano si basano su dati e affermazioni privi di fondamento scientifico dimostrabile.
28 Libro di Klaus
Secondo Klaus infatti non solo è impossibile dimostrare che il clima del pianeta sta cambiando nella direzione del surriscaldamento o in altre (si pensi a glaciazioni, micro e post glaciazioni che hanno caratterizzato la storia recente della terra), ma neppure ha base scientifica l’ assunto che tali variazioni siano causate dall’uomo.
In sostanza i danni provocati al clima dalle emissioni derivanti dall’attività umana non sono né certi, nè verificabili con le attuali conoscenze. Da qui la definizione di “ideologia metafisica” che lo statista Ceco da delle teorie dell’effetto serra, smontando uno ad uno i pilastri dell’odierno pensiero ecologista, compresi quelli che fino ad oggi erano dati per assodati, come la previsione di un prossimo esaurimento del petrolio. O le teorie, definite “ridicole”, sulle energie alternative pulite.
L’effetto, anche nelle intenzioni dell’autore è dirompente e, in qualche maniera, introduce tesi rivoluzionarie e largamente impopolari. Non nuove né isolate, però. Già altri prima di Klaus e citati nel libro, hanno percorso la stessa strada partendo da un’uguale critica dell’ambientalismo moderno. Fra questi gli intellettuali (ben quattromila) e premi Nobel (ventidue) firmatari dell’appello di Heidelberg, lo scienziato danese Biørn Lomborg autore di “Cool it, guida degli ambientalisti scettici al riscaldamento globale” e l’ex Cancelliere dello Scacchiere britannico Nigel Lawson. Segnaliamo anche, non citato dall’autore, “L’era del petrolio” (Feltrinelli) , interessante libro sulla più importante risorsa del nostro tempo, di Leonardo Maugeri, Direttore Strategie e Sviluppo dell’Eni.
Gli argomenti fin qui espressi sono condivisibili, anche da chi scrive. Ma Klaus prima che economista è politico. Di quelli che non perdono l’occasione di accendere i toni della polemica, sia per innato spirito di provocazione, sia per attirare su di sé l’attenzione di un mondo sempre più indifferente alle posizioni minoritarie (si pensi alle sue uscite sull’Europa da presidente di turno dell’UE). Così il saggio diventa occasione per paventare il complotto delle “forze oscure”, dei poteri forti, che creando “il panico artificialmente diffuso”, vorrebbero impedire lo sviluppo economico mondiale.
L’ambientalismo di oggi come il socialismo di ieri, è il teorema di Klaus, che si scaglia contro il “monopolio scientifico” , rifacendosi a Karl Popper, strumento politico di chi vuole impedire lo sviluppo e il progresso, soprattutto dei paesi in via di sviluppo. Il rischio, ancora una volta, è quello di spostare l’attenzione dagli argomenti della scienza e dell’ economia a quelli della politica. Bocciando le tesi di una parte per avallare quelle della parte contrapposta. Con la faziosità in agguato.

Ma se l’intenzione del presidente ceco è quella di provocare un dibattito, ci è riuscito. Basta vedere il risalto dato al libro dalla stampa internazionale. Per citarne solo alcuni, l’acuta recensione di D. Fertilio sul Corriere della Sera e quella, in chiave ironica, del Financial Times.

Di Luca Pandolfi