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Praga è splendida, ma vorrei più Italia in tutta la Repubblica Ceca. “Stiamo vivendo una forte crescita delle relazioni bilaterali e dobbiamo lavorare insieme ai cechi per un’Europa più coesa”. Intervista all’Ambasciatore d’Italia, Aldo Amati

“Aziende italiane snobbate nelle grandi gare pubbliche? Non direi, ma certamente chiediamo più aria fresca nel sistema degli appalti”

In un’altra vita l’ambasciatore Amati vorrebbe fare il regista cinematografico o magari il direttore di orchestra. A rivelarcelo è egli stesso, ricevendoci al Palazzo Thun-Hohenstein, la prestigiosa sede della Missione diplomatica italiana a Praga. “Sì, perché ho una ammirazione sconfinata per chi ha talento artistico. Ma penso – per come sono fatto – che se non avessi intrapreso la carriera diplomatica oggi sarei un giornalista o forse un avvocato”.

Trascorso più di un anno dal suo arrivo a Praga, siamo andati a trovarlo per conoscerlo meglio, per chiedergli un bilancio di questo primo periodo in Repubblica Ceca e delle prossime sfide che lo attendono.

Ma questa vita da Ambasciatore, sogno di tanti giovani, è davvero così tutta onori e prestigio?

Cambiare Paese e casa ogni quattro anni può sembrare affascinante, ma comporta una serie di disagi anche psicologici per la famiglia che si pagano. La percentuale di divorziati tra diplomatici è più alta del normale e io non faccio eccezione… è sempre più difficile che una moglie segua serenamente un marito nelle sue peregrinazioni per il mondo.

Sappiamo che ha praticato sport a livelli agonistici e continua a esserne un grande appassionato.

È una parte importante della mia vita, anche in termini di disciplina e responsabilità. Lo sport a certi livelli significa allenamento e sacrificio. Si impara che certi risultati sono il prodotto di programmazione, lavoro in team e concentrazione. Tutti ingredienti che servono anche nella vita professionale.

Un film o un libro che le sono rimasti impressi di recente?

Amo il cinema e ultimamente mi è piaciuto il film Joy con Jennifer Lawrence, perché mette l’accento sull’importanza di sapersi rialzare dopo una grande delusione. Poi ho letto Praga Magica di Ripellino, molto affascinante insieme ad un libro su Putin.

Il jazz, altra sua passione.

Sì è vero. Ho un amore particolare per Miles Davis, un uomo che ha saputo far evolvere la sua musica con il cambiare dei tempi. E comunque una serata jazz è una ventata di vita, una carica di energia.

Le sensazioni pensando all’Italia e alla sua Bergamo?

Sento l’orgoglio di rappresentare un Paese che ha saputo rialzarsi con dignità dopo il 1945 e divenire la sesta potenza mondiale e che offre un’incomparabile varietà di opere artistiche. Bergamo è dove sono le mie radici, la mia giovane età spensierata in una città di provincia, la mia concretezza e caparbietà.

E se parliamo di città estere dove ha lavorato in passato?

Per ognuna ho emozioni e immagini fantastiche nella mia mente, ma la prima sede – come un amore – non si scorda mai. Per me è stata Mosca nei primi anni ‘90 del secolo scorso, ho “demolito il Comunismo e me ne sono andato…”. A parte gli scherzi, un’esperienza di vita e di lavoro davvero unica.

È qui in Repubblica Ceca da quasi un anno e mezzo. Gli aspetti che l’hanno più sorpresa e quelli per i quali si sente un po’ deluso?

È indubbio che la qualità di vita a Praga è straordinaria, la città è magica e affascinante. Sono stato anche molto sorpreso dalla qualità dei servizi di trasporto e sanitari di questa città. Ho scoperto la convivenza curiosa dell’elemento tedesco e slavo nei cechi che li rende interessanti soprattutto quando bevono più di un paio di birre… Sono deluso dal fatto di non sentire molto risuonare i dialetti italiani fuori Praga e di non vedere più nostri ristoranti nella provincia ceca.

Il motivo di maggiore soddisfazione e quello più difficile durante questa prima parte del suo incarico di Ambasciatore a Praga?

Mi fa molto piacere aver instaurato un ottimo rapporto con la comunità italiana dalla quale ho avuto riscontri che a volte mi hanno commosso. Il momento più difficile quando ancora non riesco a parlare in ceco con i miei interlocutori come vorrei.

Parliamo di relazioni bilaterali? Generalmente si dice che i rapporti ceco/italiani siano ottimali. Eppure, qualche aspetto di non totale sintonia sembra esserci.

Penso che nei rapporti bilaterali siamo di fronte ad un cambio di passo anche facilitato da una forte crescita degli scambi economici. Politicamente dobbiamo parlare più spesso ad ogni livello per coordinarci di fronte alle crisi maggiori che l’Europa sta affrontando. Mi riferisco ovviamente alla crisi migratoria ma non solo, senza un salto di qualità a Bruxelles rischiamo di “rintanarci” nuovamente in nazionalismi sterili e divenire un mercato dove cinesi, americani ed altri vengono a fare shopping dei “gioielli di famiglia”.

Il presidente Miloš Zeman e le sue esternazioni. È presumibile che ad un ambasciatore occorra una dose supplementare di diplomazia.

Ricordo che alla presentazione delle mie credenziali il Presidente Zeman bonariamente, ma non troppo, mi ha fatto notare che l’interscambio commerciale tra i due Paesi era troppo basso. Ebbene spero di averlo soddisfatto con la crescita del 10% in un anno, anche se certamente tale miglioramento non può essere ascritto soltanto a me. Ognuno di noi ha le sue priorità e, ovviamente, la sua rielezione gioca un ruolo importante nelle dichiarazioni del Presidente.

La Repubblica Ceca continua a manifestarsi come roccaforte di euroscetticismo. Sono davvero così anti Ue?

Il governo ceco non è per nulla euroscettico, il premier Sobotka, ma anche il presidente del Parlamento Hamáček, il ministro degli Esteri Zaorálek, il responsabile per gli affari Europei Prouza, lo stesso presidente Zeman e il vicepremier Babiš, vedono tutti la Repubblica Ceca assolutamente incardinata nell’Unione Europea che deve procedere verso una progressiva integrazione.

Allora cos’è che non va?

Penso che l’esecutivo ceco dovrebbe impegnarsi di più a comunicare i vantaggi che si hanno nello stare in Europa: fondi strutturali, di coesione e per l’agricoltura, libertà di movimento per persone, servizi e merci, peso nei negoziati commerciali nei Paesi Terzi ecc. È evidente che l’euroscetticismo in questo Paese si nutre di paura ingiustificata nei confronti di coloro che scappano dalle guerre medio-orientali, di immagini dei media che mostrano gli orrori di carnefici quali sono i seguaci dell’IS, di ignoranza rispetto al lavoro che si fa a Bruxelles.

A proposito di emergenza migranti, Praga non perde occasione per criticare la gestione italiana degli hotspot. Che sviluppi prevede?

Chi segue quotidianamente la questione degli immigrati nel governo ceco ci conosce bene e stima molto quanto abbiamo fatto anche in termini di hotspot e soprattutto riconosce che sono anni che ci troviamo ad affrontare un’emergenza, spesso inascoltati. Esiste peraltro un problema che condiziona l’attuale incoerenza a livello europeo. Tutti i leader dei Paesi parte dell’Ue sostengono la necessità che l’emergenza migrazione venga gestita a livello europeo. Poi però quando ci si siede al tavolo per parlarne ci sono alcuni Paesi che sono decisamente contrari a cambiare le regole di Dublino II che impongono allo Stato che accoglie per primo gli immigrati di registrarli e sostanzialmente tenerli sul proprio territorio. Proprio per questo dobbiamo fare ogni sforzo per la tenuta del sistema di Schengen che già evidenzia crepe sempre più profonde.

Il premier Matteo Renzi vorrebbe una riduzione dei fondi Ue ai paesi del V4 che non vogliono accogliere migranti. Che reazioni ha colto?

È evidente che da parte ceca sono dispiaciuti soprattutto perché esistono situazioni diverse all’interno del gruppo V4. La prossima visita del Ministro degli esteri Gentiloni a Praga il 16-17 marzo servirà proprio a noi per spiegare la portata del fenomeno e le sfide che esso presenta ai nostri confini ogni giorno e ai cechi per sottolineare la loro esigenza di rimanere nel “mainstream” europeo e di non confinarsi esclusivamente in gruppi regionali ristretti.

L’Italia quinto partner commerciale della Repubblica Ceca. L’interscambio cresce, eppure lo stesso presidente Zeman parla di insufficiente sviluppo delle relazioni economiche.

Come ho detto l’interscambio commerciale nell’ultimo anno è cresciuto del 10% e si tratta di un dato davvero importante. I gruppi italiani più importanti nel settore infrastrutturale si affacciano in Repubblica Ceca per cogliere le opportunità che si presentano di fronte all’ambizioso programma di sviluppo lanciato dal governo ceco. Le industrie della Difesa dei due Paesi si aprono a nuove importanti cooperazioni a tutto campo, lo scambio di tecnologie abbraccia il settore manifatturiero e della meccanica di precisione, il turismo ceco verso l’Italia cresce e prende strade nuove anche perché altri mercati come quello nord africano o turco tendono a chiudersi. Insomma viviamo un periodo molto vibrante di interesse economico reciproco che accompagna l’evidente crescita di questo Paese.

Da anni nelle grandi commesse pubbliche ci snobbano. Nel 2006 Autostrade bocciata per il pedaggio sui mezzi pesanti. Nel 2009 stop ad Alenia e ai suoi aerei. L’anno scorso Serenissima Costruzioni esclusa dalla gara per i lavori autostradali. Ora i malumori di Grandi Stazioni a Praga.

Ambasciata e Camera di Commercio italo-ceca stanno sensibilizzando con forza gli ambienti politici ed economici che contano in questo Paese per ottenere quegli spazi che l’Italia merita. Non c’è incontro con esponenti economici del governo ceco in cui non sottolineo l’importanza di far entrare un po’ di “aria fresca” nel sistema degli appalti e consentire alle nostre imprese di operare senza essere discriminate. Ci sono forti lobbies che vanno contrastate, ma non dimentichiamo che i nostri imprenditori che sbarcano per la prima volta in questo Paese devono capire quanto sia importante avere un partner ceco che almeno all’inizio possa spianare la strada rispetto agli ostacoli presenti. Mi piace ricordare che a fronte di casi negativi come quelli ricordati, ci sono molte commesse che vengono vinte da nostre imprese e di cui non si parla molto.

Quello del Sistema Italia all’estero è un tema ricorrente. Che idea se ne è fatto qui in Repubblica Ceca?

Come ho detto esiste una grande sintonia tra Ambasciata e Camic e tale coincidenza di interessi ha già portato a risultati importanti con gli interlocutori cechi. Certamente i mezzi a disposizione in termini di personale e capacità di promuovere il nostro sistema imprenditoriale su tutto il territorio ceco, non sono rilevanti e in qualche misura ne paghiamo le conseguenze rispetto a concorrenti a noi paragonabili che possono contare su numeri molto più alti in termini di personale e mezzi finanziari. Il Sistema Italia è molto più rilevante rispetto ad un passato recente e soprattutto manda un segnale importante di presenza a tutti gli imprenditori italiani che operano in questo Paese.

Un obiettivo raggiunto e il principale ancora da raggiungere durante il suo mandato a Praga?

Sono contento di essere riuscito in qualche modo a riportare maggiore attenzione da parte delle istituzioni italiane verso questo Paese e le opportunità che esso presenta. Da qui a fine anno avremo diverse visite governative e parlamentari nei due sensi e tutto ciò non può che favorire il fiorire di nuove attività tra i due Paesi. Sono anche molto lieto delle numerose attività culturali che l’Ambasciata e l’Istituto di Cultura – guidato da una persona straordinaria come il dr. Giovanni Sciola – mettono sul piatto ogni anno. L’obiettivo da raggiungere è di consolidare un trend positivo che caratterizza gli scambi economici, dare maggiore visibilità all’Italia su tutto il territorio ceco e l’auspicio che gli imprenditori italiani si sentano sempre meno soli.

di Giovanni Piazzini Albani e Giovanni Usai